FTX: il piano di recupero per Voyager Digital rimborsa il 72%
FTX: il piano di recupero per Voyager Digital rimborsa il 72%
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FTX: il piano di recupero per Voyager Digital rimborsa il 72%

By Stefania Stimolo - 21 Ott 2022

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FTX, vincitore di un accordo provvisorio d’acquisto per la società fallita di Voyager Digital, avrebbe in mano un piano di recupero che rimborserebbe il 72% dei fondi degli utenti. 

FTX e il rimborso per il 72% dei fondi degli utenti di Voyager Digital

Secondo quanto riportato, FTX.US e Voyager Digital hanno stretto un accordo provvisorio che prevede un piano di recupero con cui l’exchange rimborserebbe il 72% dei fondi degli utenti della società fallita. 

E infatti, lo scorso luglio, il broker di criptovalute Voyager Digital Holdings aveva dichiarato bancarotta, presentando la richiesta ufficiale per il cosiddetto Chapter 11, e cioè la norma della legge fallimentare statunitense che consente alle imprese una ristrutturazione del debito per grave dissesto finanziario

Successivamente, FTX si è proposto per l’acquisizione della società fallita, come Binance, Wave Financial e altre società, ottenendo l’accordo provvisorio.

A tal proposito, un portavoce di FTX ha dichiarato:

“Siamo entusiasti di ricevere l’approvazione del tribunale fallimentare, in modo da poter iniziare a lavorare a stretto contatto con il team di Voyager per garantire che i fondi siano messi a disposizione dei clienti il prima possibile”.

FTX e Voyager Digital: l’accordo è ancora provvisorio

Se a FTX.US venisse confermato l’accordo, pagherebbe 51 milioni di dollari in contanti e trasferirebbe i clienti di Voyager sulla sua piattaforma

In questo modo, gli investitori potrebbero essere pagati in criptovalute se in possesso di quel tipo di asset digitali supportati da FTX.

Al momento, però, l’accordo è ancora provvisorio. Questo succede perché il giudice fallimentare statunitense Michael E. Wiles deve approvare il piano di rimborso della bancarotta di Voyager, un qualcosa che probabilmente avverrà per dicembre 2022. 

Wiles ha anche insistito sul fatto che la società fallita debba richiedere il “fiduciary out”, la clausola fallimentare standard che consente a un’azienda sotto protezione giudiziaria di prendere in considerazione offerte più alte prima che la vendita sia dichiarata definitiva.

Il fallimento di Voyager Digital

Il broker di criptovalute, Voyager Digital, è andato in bancarotta anche per il fallimento della società Three Arrows Capital o 3AC. 

In pratica, a fine giugno, Voyager Digital aveva messo in stato di mora il fondo di 3AC facendolo dichiarare “bancarotta” da un tribunale delle Isole Vergini. Per questo, Voyager esigeva il mancato pagamento di 25 milioni di dollari su un prestito da 350 milioni, dichiarando l’inadempienza dell’operazione. 

Nella sua dichiarazione di fallimento, Voyager ha riferito di avere più di 100.000 creditori, con un patrimonio valutato di circa 5 miliardi di dollari. Di questo, però, le disponibilità liquide risultano essere solo 110 milioni di dollari. 

L’interesse di FTX dipende anche dalla società Alameda 

Un altro fattore da considerare per l’interesse di FTX nell’acquisizione di Voyager, è che Alameda Research, di proprietà di Bankman-Fried (come FTX), è coinvolta nel fallimento. 

Infatti, Alameda avrebbe preso in prestito da Voyager una somma da 377 milioni di dollari in criptovalute. 

Non solo, Voyager avrebbe dichiarato che Alameda aveva una partecipazione nella società del 9,5%. 

Proprio per questo, Alameda ha accettato di rimborsare circa 200 milioni di dollari di criptovalute che aveva preso in prestito in cambio di 160 milioni di dollari di garanzie a collaterale detenute da Voyager. 

La collaborazione col gigante dei pagamenti Visa

Di recente, FTX ha fatto parlare di sé anche per la nuova collaborazione col gigante dei pagamenti globale Visa, con lo scopo di offrire nuove carte crypto in 40 Paesi. 

Tali carte di debito crypto Visa sono già disponibili negli USA e sono collegate direttamente al conto d’investimento in criptovalute di FTX dell’utente. 

In pratica, gli utenti statunitensi possono già effettuare i loro acquisti spendendo le valute digitali, senza spostarle dall’exchange, proprio come farebbero con qualsiasi conto bancario. 

Stefania Stimolo

Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.

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