Analisi della quotazione dell’Oro
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Analisi della quotazione dell’Oro

By George Michael Belardinelli - 2 Nov 2022

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In tempo di crisi nulla desta l’attenzione delle Banche Centrali come la quotazione dell’Oro che dopo un periodo “anomalo” sembra essersi ripreso la scena.

Panorama macroeconomico e quotazione dell’Oro

Il terzo trimestre del 2022 ha segnato quello che molti analisti ritengono una conseguenza delle politiche monetarie della Federal Reserve e omologhi, ma anche un segnale precursore di un bear market ormai sul viale del tramonto. 

Le banche centrali nel Q3 hanno fatto shopping del metallo pregiato acquistando una cifra mai toccata prima. 

399 sono state le tonnellate d’oro messe nei caveau delle Banche Centrali di tutto il mondo, una quantità mai vista prima e che si aggira sul valore di 20 miliardi di dollari restando alla quotazione media di 1.600 dollari. 

Gli acquisti massicci di investitori istituzionali e delle banche centrali ha contribuito in questo periodo a far salire la domanda stando a quanto dichiarato dal World Gold Council.

Alla vigilia della riunione della Federal Reserve che avrebbe sancito il rialzo dei tassi il prezzo dell’oro ha subito un ulteriore rialzo portandosi stabilmente sopra quota 1600 dollari.

Non solo BCE e Fed, ma anche i gioiellieri e gli acquirenti di lingotti e monete d’oro si sono fatti sentire nel terzo trimestre dell’anno. 

L’unica nota dolente del mondo aurifero è stata messa a segno dai fondi negoziati in Borsa (ETF) che hanno visto una contrazione importante, che tuttavia era ampiamente prevista.

L’oro che nell’immaginario collettivo e nei fatti è un bene rifugio è andato a ruba ma alcuni investitori finanziari hanno venduto quote di ETF garantiti dal metallo prezioso per via dell’aumento dei tassi di interesse che ha spinto al rialzo i rendimenti di altri asset. 

Il prezzo dell’oro ha subito una contrazione di circa l’8% in questo trimestre dell’anno ma nonostante il calo del valore la domanda di gioielli e Oro in generale è aumentata notevolmente incarnano un segnale distensivo per gli amanti del bene rifugio.

Nel mondo la domanda dell’Oro è cresciuta del 28% toccando le 1.181 tonnellate tra luglio e settembre 2022 mentre nello stesso lasso di tempo lo scorso anno le tonnellate richieste erano soltanto (si fa per dire) 922. 

La domanda con le cifre monster di quest’anno torna ai livelli pre pandemia e addirittura sovraperforma le stime. 

Gli acquisti del metallo pregiato fino al mese scorso erano stati di 673 tonnellate che già da sé è un dato impressionante in quanto rappresenta più del totale di tutte le tonnellate di oro richieste in qualsiasi anno fino al 1967 secondo il World Gold Council.

Oro: un bene che non muore mai

I paesi che più di tutti si sono distinti nella domanda del bene rifugio sono stati (tramite le rispettive banche centrali) Turchia, Uzbekistan, Qatar e India, ma il World Gold Council ha dichiarato che una quantità importante di oro ha eluso le stime ed è stata comprata da banche centrali che non hanno dichiarato gli acquisti fatti lasciando un buco nel report. 

I sospettati principali sono facilmente rintracciabili in quelli con le scorte di oro più grandi al mondo ovvero Cina e Russia. 

Lo scettro del paese più preso dalla febbre dell’oro però va alla Turchia di Erdogan dove gli acquisti di lingotti e monete d’oro sono saliti del 300% anno su anno e conto addirittura 46,8 tonnellate solo nel periodo che va da giugno a settembre 2022.

Louise Street, analista di World Gold Council, ha detto:

“In prospettiva, prevediamo che gli acquisti delle banche centrali e gli investimenti retail rimarranno forti. Prevediamo, inoltre, che la domanda di gioielli continuerà a registrare una forte performance in alcune regioni come l’India e il Sud-Est asiatico”.

L’oro ad oggi vanta un +0,90% a 1.657 dollari l’oncia. 

L’opinione di Craig Erlam, analista di Oanda, è che sia tornato il momento di investire in Oro:

“L’oro è stato martoriato dal rapido aumento dei tassi di interesse e gli operatori si aspettano sempre più che la Fed si unisca alla Reserve Bank of Australia per rallentare il ritmo della stretta monetaria. Qualsiasi indicazione in tal senso possa arrivare a dicembre (nella riunione di domani 2 novembre è scontato un aumento dei tassi di 75 punti base, ndr) potrebbe essere di supporto all’oro, anche se permane una notevole incertezza”.

Rupert Rowling, analista presso Kinesis Money, aggiunge all’argomento che:

“È probabile che questa settimana sia la Federal Reserve sia la Bank of England aumenteranno i loro tassi di interesse di riferimento di 75 punti base, aumentando la pressione sull’attività che non paga dividendi dell’oro. Tuttavia, con questi aumenti ampiamente scontati, ci vorrà una mossa inaspettatamente più modesta o più consistente per avere un impatto sui mercati quando le banche centrali annunceranno le loro decisioni, rispettivamente, mercoledì e giovedì. Con l’inflazione ancora ostinatamente alta e il mercato del lavoro statunitense che ha tenuto relativamente bene finora, la Banca centrale statunitense potrebbe avere respiro sufficiente per continuare la sua posizione da falco ancora per un po’.

È difficile per l’oro ottenere guadagni significativi. Tuttavia, con il prezzo dell’oro vicino ai livelli più bassi degli ultimi due anni, qualsiasi calo dei prezzi attira un’impennata della domanda fisica, in particolare da parte degli acquirenti asiatici, il che fornisce un solido sostegno ai prezzi del metallo giallo. Quindi, se è difficile vedere l’oro salire a 1.700 dollari l’oncia, è altrettanto improbabile che il suo prezzo scenda al di sotto di 1.600 dollari l’oncia”.

Secondo Wayne Gordon, strategist di Ubs anche il comportamento dell’oro sulle influenze esterne è cambiato, le prospettive risentono del comportamento del dollaro e del mercato azionario americano nonché delle politiche monetarie della Fed su tutte. 

“Vediamo, quindi, rischi di ribasso per l’oro fino alla fine dell’anno, una certa stabilizzazione nel primo semestre 2023 e una moderata ripresa entro la fine del prossimo anno”.

Questa mattina, l’Oro con consegna a dicembre passa di mano a 1.655,50 dollari con un aumento dello 0,35%.

I future dell’oro nella divisione Comex del New York Mercantile Exchange, vengono scambiati a 1 dollaro americano per oncia troy.

Se si allarga lo sguardo alle alternative, Comex, ci evidenzia che l’argento, è salito di 0,05% a 19,68 dollari per oncia troy, mentre il rame dello 0,97% per le consegne di dicembre toccando i 3,50 dollari la libbra. 

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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