Grandi movimenti in Binance per dimostrare la solvibilità
Grandi movimenti in Binance per dimostrare la solvibilità
Criptovalute

Grandi movimenti in Binance per dimostrare la solvibilità

By Marco Cavicchioli - 1 Dic 2022

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Qualche giorno fa Binance ha effettuato una transazione di oltre 127.000 BTC (oltre 2 miliardi di dollari). 

In un primo momento una tale transazione aveva creato qualche preoccupazione all’interno del settore crypto, ma in seguito si è scoperto che era solo un trasferimento tecnico interno. 

Il fatto è che il wallet di destinazione era sconosciuto al pubblico, e quindi non si è capito fin da subito che fosse semplicemente un altro wallet dell’exchange. 

L’importanza di Binance all’interno dell’ecosistema

Binance è l’exchange crypto più grande al mondo. 

In questo momento in cui alcuni exchange sono falliti, come FTX, ed altri sembrano essere in difficoltà, circola molta preoccupazione anche sulle sorti di Binance, perchè un suo eventuale tracollo potrebbe gettare nel panico l’intero settore. 

Tuttavia fino ad ora non sembra esserci alcuna prova o indizio concreto che Binance possa essere insolvibile. 

Ad esempio qualche giorno prima del fallimento di FTX avevano iniziato a circolare informazioni riguardo i bilanci delle società del suo gruppo, ed in particolare di Alameda Research, che gettavano ombre su come fossero gestite. 

Per quanto riguarda Binance ad oggi non c’è nulla di tutto ciò, pertanto è possibile che le paure che circolano riguardo il suo futuro siano ingiustificate. 

Oltretutto è anche uno dei pochi grandi exchange che pare stia facendo di tutto per cercare di dimostrare di avere sufficienti riserve per coprire tutti i depositi dei clienti. 

Fino ad ora ha reso pubblici i dati riguardanti le attività crypto in bilancio, ma su questa iniziativa sono stati sollevati dubbi riguardanti il fatto che non hanno reso note anche le passività. 

La Proof-of-Reserves di Binance

La transazione da 127.000 BTC di qualche giorno fa è servita per dimostrare il reale possesso di quei fondi a coloro che stanno facendo l’audit delle riserve dell’exchange. 

Come detto poco fa, infatti, non è sufficiente rivelare pubblicamente quanti fondi si detengono in criptovalute, perchè se non si rivelano anche le passività non si sa se quei fondi coprono per davvero i depositi dei clienti, o altri debiti. 

Il fatto è che, in caso di problemi di liquidità, i fondi disponibili vengono utilizzati in un primo momento per cercare di tenere a galla l’operatività della società, e solo in un secondo momento per consentire ai clienti di effettuare i prelievi. 

Lo si è notato ormai diverse volte, quando exchange o piattaforme crypto centralizzate hanno dovuto sospendere i prelievi per mancanza di liquidità. In questi casi ad esempio gli stipendi ai dipendenti sono stati pagati, rivelando quindi che i prelievi dei clienti non sono la priorità in caso di carenza di liquidità. 

Pertanto una vera e propria Proof-of-Reserve non può limitarsi a rendere noto quante criptovalute si hanno in cassa, ed a quanto ammontano i depositi dei clienti, perché è necessario dimostrare anche che quei fondi servono realmente a coprire solo ed esclusivamente i depositi, e non altre spese o altri debiti societari. 

È possibile che Binance stia cercando di fare proprio questo, ovvero dopo aver dimostrato di avere in cassa fondi di valore pari o superiore a quelli dei depositi dei clienti, potrebbe essere in corso un audit per certificare che effettivamente tutti i depositi sono coperti da adeguate riserve. 

Tether

La vicenda dei dubbi apparentemente ingiustificati riguardo la solvibilità di Binance ricorda per certi versi quella legata ai dubbi riguardo Tether. 

Per anni Tether è stata accusata da più parti di non avere sufficienti coperture per tutti i suoi USDT, ma tale ipotesi non è mai stata davvero dimostrata. Anzi, ultimamente grazie a diversi audit la società ha dimostrato di avere sufficienti riserve, e nonostante ciò alcuni dubbi permangono. 

Il CTO di Bitfinex, Paolo Ardoino, ha commentato la vicenda di Binance dicendo: 

“Anche se accogliamo con favore qualsiasi iniziativa a supporto dell’ecosistema dei token digitali, vorremmo esortare tutti i partecipanti del settore a rimanere fedeli ai principi della decentralizzazione. Fin dall’inizio, Bitcoin ha fornito un sistema finanziario alternativo che evita specificamente la centralizzazione, ed è sicuro ed affidabile. 

È quindi imperativo che anche i partecipanti del settore non tornino a forme generali di potere e controllo centralizzati. In Bitfinex crediamo che il settore sia al suo massimo quando una varietà di piattaforme può prosperare. Piattaforme peer-to-peer e registri decentralizzati hanno un grande potenziale per promuovere la libertà finanziaria e la libertà più in generale”.

Gli exchange centralizzati, come Binance o Bitfinex, non hanno modo di mostrare pubblicamente ed in modo trustless tutte le loro riserve e le loro passività, ma onchain ciò si può ottenere, come dimostrano gli exchange decentralizzati. 

Sarà necessario ancora molto lavoro prima di arrivare al punto che anche gli exchange crypto centralizzati siano davvero trasparenti. 

Il commento di CZ

Il co-fondatore e CEO di Binance, Changpeng CZ Zhao, invece è stato molto meno diplomatico. 

Dopo aver svelato che quella fatidica transazione multimiliardaria era solamente una richiesta del revisore dei conti, che aveva chiesto all’exchange di inviare i fondi ad un altro wallet di sua proprietà per dimostrare il reale controllo di quei fondi, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. 

Infatti ha poi anche aggiunto: 

“Se credi sempre al FUD, probabilmente sarai anche povero. La vita non è facile”.

Da un lato questo sfogo non sembra molto rassicurante, ma dall’altro rivela probabilmente una frustrazione profonda ed accumulata nel tempo, dato che Binance continua ad essere attaccata nonostante invece nel corso del tempo non abbia mai dimostrato vere debolezze. 

D’altronde dopo il crollo di FTX lo stesso CZ però aveva scritto che se un exchange deve spostare grandi quantità di criptovalute prima o dopo aver mostrato gli indirizzi del proprio wallet, è un chiaro segno di problemi.

Questo precedente tweet in realtà probabilmente era solo un messaggio pubblico di propaganda negativa contro altri exchange che qualche settimana fa sembrava potessero fare la stessa fine di FTX. CZ non è nuovo a simili messaggi di propaganda negativa rivolti alla concorrenza. 

La guerra degli exchange

A novembre 2018, quando il prezzo di Bitcoin crollò da circa 6.000$ a 3.000$, la causa fu la cosiddetta hashwar, ovvero la guerra a colpi di hash tra Bitcoin Cash e Bitcoin SV. 

Invece il calo di questo novembre 2022 da circa 20.000$ a 15.500$ è stato causato dal crollo dell’exchange FTX, in qualche modo innescato da Binance. 

Sembra che durante l’attuale bear market, ed in particolare a novembre dell’anno successivo all’ultima grande bolla speculativa, si stia verificando un’altra guerra, stavolta tra exchange crypto. 

A dire il vero con il crollo di FTX, e di altri piccoli exchange, e la resistenza di Binance e Crypto.com, questa guerra potrebbe persino essersi già conclusa. 

Diversi exchange, tra cui anche Kraken, si stanno attaccando tra di loro, probabilmente perché nel settore i nervi sono tesi a causa dell’implosione degli incassi rispetto al boom dell’anno scorso. 

In questo momento però non sembrano esserci altri exchange di primo piano sull’orlo del collasso, quindi di fatto la guerra che si stanno facendo potrebbe aver fatto un’unica grande vittima, FTX. 

D’altronde è più che logico che vi sia competizione tra aziende concorrenti, anche se qualora questa competizione sfociasse invece in guerra aperta di “tutti contro tutti” l’intero mercato crypto ne risentirebbe. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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