FTX: SBF insiste, ma il nuovo CEO lo gela
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FTX: SBF insiste, ma il nuovo CEO lo gela

By Marco Cavicchioli - 1 Dic 2022

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Ieri l’ex CEO di FTX, Sam Bankman-Fried (SBF) ha rilasciato una lunga intervista in cui ha dato la sua versione dei fatti del crollo dell’exchange che aveva co-fondato nel 2019. 

SBF ha dichiarato che non ha mai provato a frodare nessuno, e che la versione statunitense dell’exchange, FTX.US, sarebbe ancora solvibile tanto che “i prelievi potrebbero essere aperti oggi” perché tale piattaforma non è afflitta da alcun problema. 

Il nuovo CEO di FTX

Il nuovo CEO di FTX, John Ray, che sta gestendo il processo di ristrutturazione/liquidazione, non è però d’accordo. 

Qualche giorno fa ha informato i dipendenti di FTX e FTX.US su come si sta svolgendo il processo di gestione della bancarotta della società. 

Ray ha affermato che SBF ed altri membri della sua cerchia ristretta, tra cui l’ex CEO di Alameda Research Caroline Ellison, non sono più coinvolti nelle operazioni dell’azienda, nonostante le recenti esternazioni di SBF in merito ad un presunto piano per restituire fondi ai clienti. 

Inoltre, non ha fatto accenno alcuno all’ipotesi di riaprire i prelievi su FTX.US, probabilmente perché per prima cosa sta cercando di raccogliere quanti più fondi possibili da quante più fonti possibili per cercare se non altro di pagare gli stipendi ed i fornitori. 

In una tale situazione, infatti, i clienti non hanno la priorità assoluta sui pagamenti, quindi anche qualora FTX.US avesse dei fondi è possibile che finiscano per essere utilizzati per pagare i debiti del gruppo, piuttosto che per rifondare i clienti. 

Pertanto l’ipotesi lanciata ieri da SBF attualmente non sembra affatto percorribile, e dato che Ray si è affrettato a rivelare che lo stesso SBF non ha più nulla a che fare con FTX, è possibile che le dichiarazioni dell’ex CEO servano solo a cercare di raffreddare gli animi dei suoi hater, piuttosto che a trovare reali soluzioni al problema. 

Alameda Research

SBF si è poi soffermato sul caso di Alameda Research, la società del suo gruppo che si occupava di trading e che probabilmente è alla base del crollo. 

Ha di fatto cercato di affibbiare la colpa dell’accaduto genericamente al crollo dei mercati del 2022, come se Alameda fosse solamente una vittima delle circostanze, e non un’azienda che si è presa troppi rischi, alcuni dei quali sono poi sfociati in un vero e proprio collasso. 

Dalle sue parole sembra emergere l’intenzione di dare la colpa dell’intero accaduto ai mercati crypto, che avrebbero affossato prima Alameda e poi di conseguenza anche FTX. 

Le ammissioni dell’ex CEO di FTX

Ha invece ammesso delle colpe per quanto riguarda la supervisione della gestione del rischio, prendendosi la responsabilità di ciò. 

Anzi, ha addirittura ammesso di essere stato sorpreso da quanto fossero importanti le posizioni prese da Alameda, a causa di una mancanza di supervisione da parte sua. 

Tuttavia ha negato di aver consapevolmente mischiato i fondi dei clienti con quelli della società, mentre invece è già emerso piuttosto chiaramente che ciò sia avvenuto. 

Se, come afferma lui, è avvenuto a sua insaputa, non si tratta solo di una carenza nella supervisione della gestione del rischio, ma di un’incapacità di comprendere i meccanismi profondi sui quali si basava il suo business. Questa però a dirla tutta non sembra un’ipotesi particolarmente credibile, tanto che non sono pochi coloro che non credono alla veridicità di questa ricostruzione dell’accaduto da parte di SBF. 

Da notare che l’intervista, come spesso accade in questi casi, è avvenuta praticamente senza contraddittorio, sebbene le domande del giornalista del New York Times, Andrew Ross Sorkin, abbiano cercato di riportare il discorso alla realtà. Quindi quella che è stata fornita da SBF è ovviamente solo la sua versione dei fatti, per nulla imparziale, e quindi per nulla attendibile. 

Ad esempio scarica su altri la colpa di ciò che è accaduto ad Alameda, e che sarebbe la causa primaria del crollo dell’intero gruppo da lui fondato e diretto, prendendosi solo le colpe della mancata supervisione. Tuttavia, visto che l’intervista è stata rilasciata in solitaria, non c’è stata alcuna replica da parte di coloro che potrebbero essere stati secondo SBF i veri responsabili di questa situazione. 

La confusione

Le dichiarazioni rilasciate da SBF sono sembrate a tratti confuse, e questo fa pensare che o realmente non sapesse di preciso cosa stava accadendo, o che stia semplicemente cercando di scaricare su altri la responsabilità dell’accaduto.

Da come descrive la situazione non è difficile intuire che non fosse in grado di gestire un gruppo così grande, costituito da diverse società che gestivano miliardi con forte sottovalutazione dei rischi. 

Non è, però, certo che la confusione che mostra ora in pubblico corrisponda anche ad una precedente confusione nel gestire il gruppo FTX, sebbene dalle informazioni che sono emerse sulla sua gestione sembra proprio che fosse tutt’altro che rigorosa. 

Ha negato di essere il gestore di Alameda, ed ha negato anche di sapere cosa stesse facendo la società che aveva fondato lui stesso nel 2017, e che aveva strettissimi rapporti finanziari con quella che invece gestiva proprio lui, ovvero FTX. 

Sta di fatto che una gestione così poco rigorosa, e soprattutto accorta, difficilmente avrebbe potuto portare a risultati differenti durante un bear market come quello in corso. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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