USDT: la stablecoin di Tether non ha perso il peg
USDT: la stablecoin di Tether non ha perso il peg
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USDT: la stablecoin di Tether non ha perso il peg

By Marco Cavicchioli - 4 Gen 2023

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In questi giorni stanno circolando alcune notizie riguardanti il depeg della stablecoin di Tether dal dollaro. Si tratta di notizie fondamentalmente false, probabilmente messe in giro per cercare di creare panico, o per attirare l’attenzione dei lettori. 

L’arbitraggio sulla stablecoin Tether 

USDT è una stablecoin emessa da Tether completamente collateralizzata in dollari USA (USD). 

In teoria il suo valore di mercato dovrebbe sempre rimanere attorno a 1$, perchè Tether è disposta a restituire 1$ a chiunque dedica di redimere 1 USDT. 

La realtà invece è leggermente diversa, semplicemente perchè i vari mercati su cui USDT è scambiato non sono collegati tra di loro, e Tether è presente in prima persona solo sull’exchange crypto Bitfinex, che appartiene allo stesso gruppo aziendale (iFinex). 

Quindi può capitare che su alcuni mercati isolati in un certo preciso momento ci sia un forte aumento della pressione di vendita, senza un altrettanto forte aumento della pressione di acquisto. Ma quando ci sono investitori pronti a vendere USDT ad un prezzo inferiore ad 1$, in genere ve ne sono altri che ne approfittano per fare arbitraggio. 

L’arbitraggio consiste nell’acquistare un asset su una piattaforma, per andare poi a rivenderlo su un’altra piattaforma non collegata alla prima, e su cui i prezzi siano più alti. 

Quando chi fa arbitraggio non è sufficientemente veloce, o non ha a disposizione sufficienti capitali, su alcune piattaforme la pressione di vendita può aumentare più di quella di acquisto, facendo scendere il prezzo di UDT anche sotto 1$. 

Visto che il mantenimento del prezzo di 1$ viene chiamato “peg” con il dollaro, quando il prezzo si discosta in modo significativo da 1$ si parla di depeg. 

Il depeg della stablecoin Tether (USDT)

Osservando ad esempio i dati di ieri di USDT su CoinMarketCap e di su CoinGecko, si nota una discrepanza. 

Su CoinMarketCap, infatti, il prezzo di Tether dollar è risultato essere inferiore ad 1$, seppur di poco, ma su CoinGecko no. Come è possibile? 

In realtà i due aggregatori visualizzano un prezzo medio calcolato prendendo in esame dati provenienti da diversi exchange. Tuttavia la fonte originale per quanto riguarda i dati sul prezzo di USDT è Bitfinex, ovvero l’exchange su cui è Tether stessa a restituire 1$ a chi dà indietro i USDT. Quindi è questa la piattaforma da tenere d’occhio per capire se Tether sta riuscendo a tenere veramente il valore di USDT ad 1$ oppure no. 

Confrontando i dati di Bitfinex con quelli di CoinMarletCap e di CoinGecko non solo si nota che ieri il prezzo originale di USDT è sempre stato superiore a 1$, ma si nota anche che la curva differisce da entrambe le curve dei due aggregatori. 

Quindi i dati riportati dagli aggregatori in questo caso non corrispondono a quelli di Tether, ma a quelli medi dei mercati presi come riferimento. 

In altre parole ieri non c’è assolutamente stato alcun depeg di USDT con il dollaro. Anzi, sulla fonte originale il prezzo di USDT è salito fino a 1,0019, discostandosi dal prezzo di riferimento di meno dello 0,2%. 

Chi sostiene che ieri USDT abbia perso il peg con il dollaro mente addirittura per due ragioni. 

La prima è che Tether ieri non ha avuto alcun problema a pagare 1$ a chiunque volesse restituire USDT. La seconda è che il discostamento del prezzo originario è stato minimo, ovvero irrilevante. 

Il FUD

Perchè qualcuno si è preso la briga di spargere questo FUD inutile e pretestuoso, oltretutto facilmente smascherabile? 

Anche in questo caso le ragioni sono principalmente due. 

La prima, più banale, è che affermare che USDT abbia perso il peg con il dollaro di questi tempo attrae molta attenzione. Inoltre, per la stragrande maggioranza degli utenti inesperti del settore crypto non è affatto facile andare a verificare di persona come stanno veramente le cose, anche perchè molti ignorano che è su Bitfinex che Tether redime gli USDT. 

Va aggiunto che il periodo attuale non è particolarmente pieno di notizie interessanti che riguardano le criptovalute, e quindi c’è chi cerca di attirare l’attenzione anche a costo di inventarsi notizie false, come quella del depeg di Tether. 

La seconda è che ormai da molti anni ci sono persone che si ostinano a voler parlare male di Tether. Sono in genere persone convinte che la società abbia messo più token di quanti fondi ha in cassa, tanto che arrivano a negare la validità degli audit. 

Tether ha effettivamente avuto un problema nel 2018, poi risolto, dovuto probabilmente al blocco di alcuni fondi da parte di una banca. Ma non risulta affatto che non abbia sufficienti fondi per coprire l’intero valore di tutti gli USDT esistenti sul mercato. 

Anzi, tutti gli ultimi audit effettuati e pubblicati affermano che il valore complessivo degli asset a disposizione di Tether è superiore al valore di mercato di tutti gli USDT emessi. Infatti non risulta che Tether abbia mai avuto reali problemi a restituire 1$ a chiunque desse indietro 1 USDT, se non per breve tempo nel 2018 e senza causare conseguenze negative sul prezzo di mercato. 

In altre parole, l’ipotesi secondo cui Tether non sia in grado di restituire dollari per USDT con rapporto di 1:1 attualmente è basata solo su supposizioni, ed è completamente smentita dai fatti. Ciò non toglie tuttavia che questa sia solo la situazione attuale, mentre per il futuro non vi sono certezze assolute. 

Le stablecoin

I timori però non riguardano solo USDT, che se la passa piuttosto bene, ma soprattutto altre stablecoin. 

Il problema è esploso a maggio dell’anno scorso, quando è implosa la stablecoin algoritmica UST. 

Tuttavia va detto che le stablecoin algoritmiche sono molto diverse rispetto a quelle completamente collateralizzate. 

Una stablecoin completamente collateralizzata, come ad esempio quella di Tether, prevede che il gestore abbia in cassa fondi almeno alla pari con il numero di token in circolazione, e che tali fondi consistano o nello stesso asset a cui la stablecoin è peggata, o in asset paragonabili per caratteristiche e valore a quello a cui la stablecoin è peggata. 

Inoltre, dovrebbero essere redimibili alla pari, facendo sì in questo modo che il valore di mercato della stablecoin corrisponda a quello dell’asset sottostante.

 Invece le stablecoin algoritmiche hanno un valore che dipende da algoritmi spesso basati su prestiti ed interessi, e facilmente può ridursi nel caso in cui gli asset messi a garanzia di quei prestiti perdano di valore. 

Infatti a maggio un forte calo di valore di LUNA, ovvero il maggior asset usato come garanzia per UST, ha indotto un inevitabile forte calo del valore di UST, che prima ha perso il peg con il dollaro e poi è letteralmente imploso. 

Da allora si sono diffusi molti dubbi sulle stablecoin, in particolare quelle legate al dollaro, senza però una chiara e netta distinzione tra stablecoin algoritmiche e collateralizzate. Nel corso dei mesi seguenti altre stablecoin algoritmiche hanno perso il peg, seppure non tutte, mentre nessuna delle principali stablecoin collateralizzate in dollari ha perso significativamente e per un periodo prolungato il valore di circa 1$. 

Chi semplifica eccessivamente questo quadro arrivando ad affermare che l’implosione di UST potrebbe essere un segnale d’allarme anche per USDT, non fa altro che commettere un grave ed imperdonabile errore, dovuto molto probabilmente o a ignoranza, o a dolo. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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