Il sistema organizzativo della Federal Reserve
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Il sistema organizzativo della Federal Reserve

By George Michael Belardinelli - 19 Gen 2023

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La Banca centrale degli Stati Uniti d’America (Federal Reserve) nel tempo ha modificato il proprio sistema organizzativo per una maggiore capacità di prendere le decisioni in maniera veloce ed efficace 

La Federal Reserve (Fed) è ad oggi composta dal Board of Governors che si trova a Washington e da altri 12 istituti di carattere regionale quasi del tutto autonomi, insieme cooperano per salvaguardare la salute dell’economia americana e il suo sviluppo. 

Secondo Esther George, della Fed di Kansas City prossimo al pensionamento, la Fed è finalmente un’istituzione pubblica duratura e credibile. 

George nelle osservazioni preparate allo Scacchiere Club di Washington, DC, ha affermato:

“Sale riunioni … dove un leader sindacale e un produttore; un banchiere e un dirigente senza scopo di lucro; un leader tribale e un amministratore delegato dell’energia, siedono fianco a fianco lato. Per un responsabile delle politiche della Fed, queste discussioni sono ovviamente preziose. 

Non solo i nostri direttori forniscono una supervisione fiduciaria e importanti approfondimenti sulle condizioni economiche e finanziarie, ma creano un livello di impegno e comprensione che altrimenti non esisterebbe”.

Nei anni ’70 ed ’80 la banca centrale americana non aveva questa fluidità a livello decisionale tantomeno riusciva ad essere così efficace. 

“è difficile immaginare uno scenario in cui una banca centrale più politicamente controllata sarebbe stata disposta a prendere le misure molto difficili e dolorose che alla fine si sono rivelate necessarie per ripristinare la stabilità economica e dei prezzi per la nazione”.

Oggi l’inflazione alle stelle sta mettendo Jerome Powell e la Fed di fronte le proprie responsabilità e grazie una politica monetaria aggressiva l’inflazione sta progressivamente scendendo. 

Il successo delle politiche della Federal Reserve è stato confermato anche dai recenti dati sul CPI di settimana scorsa. 

“Oggi, gli Stati Uniti stanno nuovamente vivendo un’inflazione elevata e la Federal Reserve sta inasprendo aggressivamente la politica monetaria. E, ancora una volta, i vantaggi dell’indipendenza della banca centrale sono evidenti”.

Non solo l’inflazione costituisce un pericolo mortale per l’economia americana ma un’altro grande spauracchio cresce silenzioso da decenni, il debito pubblico. 

Le famiglie americane a differenza ad esempio di quelle italiane o giapponesi hanno il debito privato più elevato e lo stato non è da meno. 

Tra i piani sul tavolo per ovviare al deficit dello stato c’è quello dell’emissione di una moneta da un trilione di dollari ma non per opera della Federal Reserve bensì del Tesoro degli Stati Uniti d’America. 

Secondo il premio Nobel Paul Krugman se la moneta sarà coniata sarebbe “la più importante riforma fiscale dei nostri tempi”.

In buona sostanza per aumentare il tetto del deficit così da rendere tollerabile un debito pubblico più elevato il congresso dovrebbe dare l’autorizzazione al Tesoro di creare la moneta in platino da 1 trilione di dollari. 

Un altra strada sarebbe quella di modificare le leggi affinché non sia più possibile creare una tale mole di deficit ma ciò limiterebbe troppo le politiche monetarie del Paese.

Anche se è la Fed ad avere la possibilità di stampare moneta, per una particolare legge questa capacità viene data anche al Tesoro americano a discrezione del Segretario di stato (Janet Yellen)

A seguito del conio di tale moneta basterebbe depositarla presso la Federal Reserve e il tetto del debito pubblico sarebbe di nuovo capiente. 

La Federal Reserve tramite il suo Board è anche attenta agli scenari futuri e a tal fine ha istituito una commissione di analisi dello scenario climatico coinvolgendo le sei più grandi banche del paese. 

Tra le banche coinvolte nel team di ricerca troviamo Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley e Wells Fargo. 

La commissione dovrà valutare ed indicare i rischi economico-finanziari legati ai cambiamenti climatici.

La verifica passerà da un’analisi sulle politiche attuali e da una sulle conseguenze economiche in un mondo a impatto zero. 

Gli scenari saranno basati su quelli forniti dal Network of Central Banks and Supervisors for Greening the Financial System (NGFS). 

I rischi a cui l’economia americana va incontro sono quello fisico e di transizione. 

Nel primo caso si verificherà l’impatto sui portafogli immobiliari delle banche di eventuali scossoni finanziari dovuti da danni ai cittadini e agli immobili per eventi climatici esterni come uragani, incendi e inondazioni, l’aumento delle temperature e del livello del mare.

Per quanto riguarda il rischio di transizione invece verrà testato come saranno influenzati il credito alle imprese e la reazione dei portafogli immobiliari commerciali nel passaggio a un’economia green, valutando anche il cambiamento nelle scelte politiche nell’orientamento dei consumi e delle imprese.

La Federal Reserve non è la sola banca centrale al mondo ad effettuare queste ricerche istituendo una commissione ad hoc. 

La Banca centrale del Regno Unito e dell’Unione Europea, grazie allo strumento dello stress test verificano la resistenza e la flessibilità del proprio sistema bancario così da fronteggiare al meglio i rischi legati al clima. 

Durante un recente speech in Svezia, Jerome Powell, presidente della Fed ha però preso le distanze dalla teoria che vede la banca centrale americana come la “policymaker del clima”. 

Michael Barr, Vicepresidente della Fed per la vigilanza ha dichiarato quanto segue:

“La Fed ha responsabilità limitate, ma importanti, per quanto riguarda i rischi finanziari legati al clima: garantire che le banche comprendano e gestiscano i loro rischi materiali, compresi i rischi finanziari legati al cambiamento climatico. L’esercizio che lanciamo oggi farà progredire la capacità delle autorità di vigilanza e delle banche di analizzare e gestire i rischi finanziari emergenti legati al clima”.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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