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La SEC US torna a parlare della regolamentazione crypto: in merito a Ethereum e Bitcoin

La SEC US è tornata a parlare a proposito della regolamentazione del mondo crypto. Nello specifico, si torna a parlare di Ethereum, anche se indirettamente. Ricordiamo che la Securities and Exchange Commission (SEC) è l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori.

Cosa ha detto la SEC US in merito alla regolamentazione crypto: i dettagli 

A tornare sul tema della vera natura di $ETH, ovvero se sia un titolo finanziario o una commodity, è tornato l’uomo più temuto del mondo crypto: Gary Gensler. Il capo della SEC, durante un’intervista con NYMAG, ha ribadito un punto di vista che in molti di noi conoscevano, ma che comunque desta scalpore ogni volta che viene ripetuto.

Ethereum non sarebbe infatti una commodity come Bitcoin, ma sarebbe indirettamente un titolo finanziario e dunque sotto la piena giurisdizione di SEC. Pronto, dunque, a subire quelle che per molti appassionati del settore sono angherie in piena regola. 

Questa l’opinione di Gary Gensler, che può essere facilmente ricostruita dalla sua ultima intervista. Ethereum, tuttavia, sembra però non interessarsi neanche di questa importante non-evoluzione.

Gary Gensler, nello specifico, ha detto che tutto al di fuori di Bitcoin è un titolo finanziario. Questo è in realtà un passo indietro rispetto a quanto aveva ammesso qualche mese fa, precisamente lo scorso settembre. 

In realtà la situazione è relativamente complessa e necessita di una spiegazione dettagliata per capire cosa ha detto Gensler e perché potrebbe essere o meno importante per Ethereum e il mondo delle criptovalute che gravitano intorno a quell’ambiente. 

Partiamo da cosa ha detto Gensler al New York Magazine nel corso della lunga intervista:

“Tutto al di fuori di Bitcoin è un titolo finanziario. Puoi trovare un sito web, puoi trovare un gruppo di imprenditori che potrebbero anche aver messo in piedi società in paradisi fiscali offshore, potrebbero avere una fondazione, potrebbero fare arbitraggio legale e […] Sotto sotto questi token sono securities perché c’è un gruppo nel mezzo e il pubblico si aspetta profitti basati su quel gruppo.” 

Se questa dovesse essere la stance di Gary Gensler, effettivamente rimarrebbe fuori poco al di fuori del raggio di azione di SEC. Un raggio di azione che può estendersi su tutto quello che non è commodity. E dunque, almeno secondo le fantasie di Gary Gensler, su tutto tranne Bitcoin.

Il punto di vista di Gensler: ha ragione? 

Per quanto fino all’intervento del Congresso potrà cercare di imporre la propria volontà, non sarà Gary Gensler a decidere cosa sia effettivamente commodity e cosa non lo sia. Infatti, una parte del Congresso è sul piede di guerra e questo potrebbe limitare il raggio di azione di Gensler, anche perché c’è un altro aspetto che dovrebbe interessare il pubblico americano.

Ci sono in ballo tante aziende USA, alcune delle quali quotate. Una scelta di questo tipo, se dovesse poi essere sostenuta a livello politico, si trasformerebbe in un attacco a diverse e importanti società americane. 

Partiamo da Coinbase, che è una società quotata al NASDAQ e che è ben inserita anche a livello politico. Passiamo poi alle tante altre società del settore che, pur se non quotate, hanno la loro rilevanza nel settore economico americano. 

Difficilmente queste non daranno filo da torcere a Gensler e difficilmente tanti gestori di fondi con più di un piede a Wall Street accetteranno di chinare la testa senza combattere. Tuttavia, viene spontaneo chiedersi se Gary Gensler abbia ragione o meno. 

Sarebbe, in ogni caso, molto difficile applicare l’Howey Test a tanto di quanto esiste nel mondo crypto. Ad ogni modo, su Twitter e su altri social si possono vedere molte personalità festeggiare, in particolare tra i Bitcoiner di un certo stampo.

È quanto lamentava qualche tempo fa anche il leader di Cardano, secondo il quale in tanti, anzi in troppi, tra i bitcoiner con amicizie importanti stavano facendo lobby proprio in tal senso. 

Tuttavia, che sia o meno la strada migliore da seguire è una considerazione personale, che va fatta tenendo conto anche della guerra interna al settore (settore che per molti non esiste) su altri fronti, a partire da quello delle stablecoin.

La precedente resa della SEC US in merito alla regolamentazione crypto

Messo nell’angolo, Gary Gensler ha dovuto accettare la resa a settembre. Una resa quasi incondizionata ai poteri che il Senato USA, nella proposta di legge che circolava da un po’, vorrebbe affidare a CFTC almeno per quanto riguarda Bitcoin ed Ethereum.

Chi non dovesse comprendere, ed è più che normale, le implicazioni di una scelta del genere, troverà qui un’analisi fatta per capire proprio come cambia lo scenario delle regolamentazioni crypto negli USA, che rimangono e rimarranno il fulcro globale della finanza e anche degli investimenti in crypto e Bitcoin.

Ad ogni modo, Gary Gensler sembrava si fosse arreso: Bitcoin e Ethereum non sono asset finanziari. Questa è una prima possibile chiave di lettura della resa di Gary Gensler a reti unificate, una resa che favorisce l’agenzia che ormai da tempo, in una guerra intestina e sotterranea, si scontra proprio con SEC. 

Tuttavia, per capire la portata di tale resa nei confronti di Bitcoin e di Ethereum sarà bene ripercorrere quanto avvenuto negli ultimi mesi. 

Una proposta di legge dalla quale SEC è uscita come grande sconfitta, perché, fatta eccezione per i casi in cui sia chiara la collocazione di una criptovaluta nel territorio dei titoli finanziari, SEC avrebbe dovuto passare la mano e favorire il controllo di CFTC. 

Questo è l’ente che si occupa dei titoli derivati sulle commodities e anche, conseguentemente, delle commodities, ovvero delle materie prime. Un territorio legale nel quale le restrizioni sono minori, le possibilità di intervento ridotte e dove soprattutto le leggi permettono un grado di libertà molto maggiore.

Gary Gensler aveva provato, non appena è stata diffusa la proposta di legge, ad opporsi. E lo aveva fatto sfoderando l’importante arsenale di media compiacenti, facendo intendere che avrebbe venduto cara la pelle. 

Per Bitcoin ed Ethereum questo voleva dire che sarebbero stati fuori dal controllo di SEC, così come vuol dire che non dovranno sottostare a norme nate negli anni ’30 e che sarebbero incapaci di governare, se non a colpi di multe e di divieti, ecosistemi così dinamici.

La palla, come è ragionevole che sia, passa dunque con la resa di SEC a CFTC, che dovrebbe trattare entrambi questi asset come commodities praticamente pure.

Alessia Pannone
Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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