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S&P accende i riflettori sui rischi delle riserve USDT di Tether

Nelle ultime settimane il dibattito sui rischi delle riserve USDT di Tether si è intensificato, dopo un giudizio severo arrivato da S&P Global Ratings.

Perché S&P ha declassato USDT al rating di stabilità più basso?

Il 26 novembre S&P Global Ratings ha pubblicato un aggiornamento che potrebbe diventare uno dei giudizi più influenti sugli stablecoin dell’ultimo decennio. L’agenzia ha assegnato a USDT il punteggio di stabilità 5, “Weak”, il livello più basso nella sua scala interna.

Nessun altro stablecoin di dimensioni comparabili era mai stato valutato in modo così negativo. Secondo l’analista e autore Shanaka Anslem Perera, i numeri contenuti nel report meritano l’attenzione dell’intero mercato digitale.

Qual è il nodo centrale: l’esposizione a Bitcoin supera il cuscinetto di sicurezza

Perera riassume il cuore del problema con un confronto diretto tra esposizione al rischio e margine di sicurezza. Nelle riserve di Tether la quota in Bitcoin è pari al 5,6%, mentre il cosiddetto “safety buffer” viene stimato intorno al 3,9%.

In altre parole, l’asset più volatile in bilancio supera il margine pensato per assorbirne eventuali perdite. Tuttavia, S&P sottolinea che il rischio non è teorico: in caso di calo marcato del prezzo di BTC, USDT potrebbe risultare sottocollateralizzato rispetto al valore totale dei token in circolazione.

Detto ciò, la dimensione del fenomeno amplifica l’allarme. Parliamo infatti di uno stablecoin da circa 184 miliardi di dollari, utilizzato estensivamente su exchange centralizzati, protocolli DeFi e nei mercati emergenti per accedere all’ecosistema in dollari.

Dieci anni di dubbi su Tether: dalle indagini alle sanzioni

Le critiche sulla solidità della principale stablecoin non nascono con questo downgrade. Da anni analisti e osservatori contestano che il livello di disclosure di Tether non sia proporzionato al suo peso nel sistema cripto. Inoltre, diversi interventi regolatori hanno anticipato i rilievi di S&P.

Perera ricorda come l’ufficio del New York Attorney General abbia rilevato che USDT risultava pienamente coperto da riserve solo nel 27,6% dei giorni analizzati. Successivamente, la CFTC ha inflitto a Tether una sanzione di 41 milioni di dollari per aver dichiarato un backing in dollari mentre in realtà deteneva anche prestiti e altri asset non in contanti.

Nel complesso, questi episodi non hanno ridotto il ruolo di USDT. Al contrario, l’ammontare in circolazione è cresciuto in modo esplosivo, fino a rendere il token l’infrastruttura di riferimento per la liquidità in dollari nel trading globale di criptovalute.

Come è cambiata la composizione delle riserve e perché preoccupa

La revisione al ribasso di S&P non riguarda soltanto l’esposizione a BTC. Nel suo aggiornamento, l’agenzia evidenzia che negli ultimi dodici mesi la parte più rischiosa delle riserve di Tether è aumentata in modo significativo.

Secondo le stime, la quota di asset considerati più volatili o meno liquidi – tra cui oro, prestiti, obbligazioni societarie e Bitcoin – sarebbe salita dal 17% al 24% del totale. Inoltre, questo cambiamento va nella direzione opposta a quella auspicata da regolatori e investitori istituzionali, che chiedono riserve sempre più liquide e trasparenti per gli strumenti ancorati al dollaro.

Detto ciò, le criticità non finiscono qui. S&P richiama l’attenzione anche sulle lacune nella trasparenza delle riserve USDT di Tether: a oggi non esiste ancora un audit completo indipendente, manca chiarezza sui principali custodi e controparti, e non è definita una segregazione formale degli asset in caso di insolvenza dell’emittente.

Impatto potenziale sui mercati emergenti e sulla fiducia globale

Perera sottolinea un aspetto spesso sottovalutato: milioni di utenti nell’area di Lagos, Manila o Caracas utilizzano USDT come sostituto operativo del dollaro. Per molti risparmiatori e imprese locali è la principale porta di accesso all’ecosistema cripto e ai mercati internazionali.

Tuttavia, è improbabile che questi utilizzatori seguano da vicino i documenti di S&P o i dettagli tecnici sulle riserve. Il rischio è che continui a crescere una dipendenza da uno strumento la cui stabilità, almeno secondo il nuovo giudizio, appare più fragile del previsto.

La risposta di Tether e il ruolo del mercato

Alla nota di S&P ha risposto direttamente il CEO di Tether, Paolo Ardoino, che ha liquidato il downgrade definendo l’azienda orgogliosa di “indossare il disprezzo” dell’agenzia. In sostanza, la società contesta la lettura dei rischi e rivendica la solidità del proprio modello.

Inoltre, Perera ricorda che il giudizio di S&P è solo il primo verdetto ufficiale su quello che è, di fatto, lo stablecoin più utilizzato al mondo. Il secondo verdetto arriverà dal mercato, attraverso il comportamento degli utenti e degli operatori professionali.

Con volumi di scambio quotidiani che superano abitualmente i 100 miliardi di dollari, ogni cambiamento di percezione sulla tenuta di USDT potrebbe avere riflessi significativi sull’intero ecosistema delle criptovalute.

Quali scenari si aprono per la stabilità delle stablecoin?

Nel complesso, il caso Tether riporta al centro il tema della gestione del rischio nelle riserve che sostengono gli asset ancorati a valute fiat. Da un lato vi è la ricerca di rendimento attraverso asset più rischiosi; dall’altro la necessità di preservare la parità con il dollaro anche in fasi di forte volatilità.

Le osservazioni di S&P e di Perera non decretano un esito immediato, ma segnalano un punto di svolta nella valutazione della principale stablecoin di mercato. I prossimi mesi mostreranno se operatori, regolatori e utenti finali riterranno sostenibile questo equilibrio tra rischio e stabilità oppure imporranno, direttamente o indirettamente, un riequilibrio delle riserve verso asset più sicuri.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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