L’AI sta aprendo una nuova fase di automazione delle operazioni delle assicurazioni, con startup come Pace al centro di questo cambiamento.
Summary
Dalle capitali delle assicurazioni a una startup di agentic AI
Per Jamie Cuffe, Londra, New York e Bermuda hanno un tratto comune: sono tutti grandi hub assicurativi. È in queste città che è cresciuto, seguendo il lavoro del padre presso Lloyd’s of London, il più antico e rinomato mercato assicurativo del mondo.
Dopo anni trascorsi nel mondo delle startup, Cuffe è tornato al settore di origine. Oggi è CEO e cofondatore di Pace, realtà di agentic AI focalizzata sulle operazioni assicurative, con particolare attenzione ai processi di business process outsourcing, noti come BPO.
Secondo Cuffe, Internet ha rappresentato il primo grande spartiacque per l’outsourcing. Negli anni 1990 e 2000, per la prima volta era possibile svolgere molte attività ovunque nel mondo e rimandare il lavoro elaborato in remoto.
Dall’outsourcing tradizionale all’automazione con AI
Oggi, osserva Cuffe, si sta verificando una trasformazione analoga. Tutte le attività che in passato venivano delocalizzate offshore possono ora essere “esternalizzate” a sistemi di intelligenza artificiale, con un impatto diretto sui BPO assicurativi.
Pace, fondata nel 2024, ha già tra i propri clienti gruppi come Prudential, The Mutual Group e Newfront. La società ha appena chiuso un round di Series A da 10 milioni di dollari, guidato da Sequoia Capital, come rivelato in esclusiva a Fortune.
Nel comparto assicurativo, il mercato del BPO vale circa 70 miliardi di dollari di spesa annua. Inoltre, se si considerano le più ampie operazioni di servizi finanziari collegate al settore, il totale sale a circa 400 miliardi di dollari, spiega Cuffe.
AI per BPO e il ruolo di Pace nel mercato delle operazioni
“È proprio questo lo spazio di mercato a cui si rivolge Pace”, sottolinea Bryan Schreier, partner di Sequoia che ha guidato l’operazione. Schreier aveva già lavorato con Cuffe nella precedente startup Cheer, ceduta a Retool nel 2020.
Secondo l’investitore, la tesi è chiara: la prossima ondata di innovazione nelle operazioni assicurative, un segmento che descrive come un mercato da 100 miliardi di dollari, sarà trainata dall’AI. A suo avviso, la tecnologia è un “fit” naturale.
Sia Schreier sia Cuffe mettono in evidenza che i modelli sono lettori straordinariamente efficaci di grandi volumi di contenuti. Tuttavia, la loro forza emerge soprattutto dove esistono montagne di documenti e un linguaggio tecnico complesso.
L'”AI moment” dopo il legale arriva nelle polizze
È anche per questo che l'”AI moment” ha colpito con forza il settore legale, grazie alla crescita di mega-unicorni come Harvey e Legora. In quel comparto, gli strumenti di supporto hanno trovato subito un bacino di professionisti numeroso.
Cuffe sostiene che un “momento AI” analogo sia ormai imminente per le assicurazioni. In questo contesto, il ruolo di agenti autonomi è centrale per l’automazione di molti passaggi operativi.
Nel settore legale, l’adozione è partita perché i copiloti risultavano immediatamente utili a chi svolgeva analisi e revisione di testi. Tuttavia, nelle assicurazioni le attività hanno una scala molto più ampia.
Scala operativa e potenziale trasformativo dell’AI
Cuffe ricorda che, per alcuni assicuratori, si parla di centinaia di migliaia o milioni di submission, oltre a decine di migliaia di sinistri da gestire. Inoltre, questa mole di lavoro deve essere processata con rapidità e coerenza.
È proprio qui che l’AI per assicurazioni mostra il suo potenziale. L’uso di agenti autonomi consente di affrontare volumi che sarebbero ingestibili per team umani, mantenendo al tempo stesso precisione nell’analisi documentale.
Per Cuffe, questo “agent moment” rappresenta la chiave che sta sbloccando il settore assicurativo. Nel complesso, la combinazione tra storici hub come Londra e nuove realtà tecnologiche come Pace disegna il prossimo capitolo dell’evoluzione delle operazioni nel mondo delle polizze.

