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Come si mina Bitcoin? 

Il mining di Bitcoin affascina molte persone, tra cui anche gli inesperti in materia che vogliono entrare nel mondo crypto senza dover investire molto. 

Il problema però è che minare Bitcoin senza investire un po’ è praticamente impossibile. 

Anzi, a dire il vero provare a minare Bitcoin con strumentazione economica si può, ma è praticamente impossibile ottenere dei risultati. Il rischio concreto è quello di spendere denaro per pagare i costi energetici senza incassare niente, o quasi. 

Il discorso cambia solo se si è disposti ad investire un po’. 

Il mining di Bitcoin

Il mining di Bitcoin è il processo attraverso il quale vengono convalidate ed aggiunte alla blockchain le nuove transazioni di BTC. A sua volta la blockchain è il registro che contiene tutte le transazioni valide. 

Minare Bitcoin significa pertanto partecipare a questo processo, e lo si può fare fondamentalmente in tre modi. 

Il primo, più complesso, è quello di dotarsi di un impianto di mining molto potente per cercare da soli di convalidare i blocchi ed incassare il premio. 

Il secondo, abbastanza complesso ma più semplice del primo, è quello di dotarsi di un impianto di potenza medio-bassa, e mettere a disposizione la sua potenza di calcolo ad un gruppo di mining (chiamato pool). 

Il terzo, sconsigliato, è quello di investire denaro nel cosiddetto cloud mining. 

Lo scopo è sempre il solito: trovare blocco per blocco il singolo hash che lo convalida, così da poter inserire il blocco nella blockchain ed incassare il premio. 

Questo hash cambia da blocco a blocco, e per trovarlo occorre creare miliardi di miliardi di hash ogni secondo e verificare per ognuno di essi che sia proprio quello giusto. 

Ogni circa 10 minuti c’è un nuovo blocco da minare, ed il processo riparte daccapo. 

Il primo modo

Va subito detto che per riuscire a minare Bitcoin da soli in genere servono impianti di grosse dimensioni. 

In realtà è possibile cercare l’hash con qualsiasi impianto di qualsiasi dimensione, persino facendo i calcoli a mano, in teoria. Il problema è che il mining di Bitcoin è una competizione in cui il premio viene assegnato solo al singolo miner che trova l’hash, e più potenza di calcolo di ha più è probabile trovarlo. 

Quindi chi ha poca potenza di calcolo è quasi impossibile che possa trovare da solo anche soltanto un singolo hash che confermi un singolo blocco. Ciò implica che chi dispone di poca potenza di calcolo di fatto debba optare per il secondo modo, a meno di non avere un’estrema fortuna. 

Il problema è che il mining è un’attività molto energivora, e dato che più hash si estraggono e più probabilità si ha di trovare quello giusto ed incassare il premio, alla fine si tratta di una competizione che premia chi consuma più energia elettrica. 

Pertanto se si fa mining di Bitcoin con bassissime probabilità di riuscire a trovare gli hash che convalidano i blocchi, si finisce per dover sopportare forti costi dovuti agli elevati consumi di energia elettrica, ma senza incassare in cambio nulla. 

Creare un impianto per il mining di Bitcoin ad elevata potenza, così da poter minare in solitaria, richiede investimenti così elevati che solo società molto ben finanziate possono farlo. Basti dire che spesso non basta nemmeno un milione di dollari per poter avere reali potenzialità di ottenere risultati concreti e significativi. 

Il secondo modo

Per ovviare a questo problema sono nate in passato le mining pool. 

Si tratta di gruppi organizzati di miner, a cui spesso chiunque volendo può aggiungersi, in cui si mette in comune la propria potenza di calcolo con quella degli altri appartenenti al gruppo, in modo da risultare formalmente come un unico grosso miner composto però in realtà da tanti piccoli miner che mettono la loro potenza in comune. 

Questa metodologia moltiplica enormemente le probabilità di riuscire ad estrarre gli hash giusti, però ha un drammatico rovescio della medaglia. 

Il fatto è che il premio viene assegnato solo ad un miner, e solo una volta per ogni blocco. Pertanto nel caso delle mining pool, quando un dispositivo qualsiasi di uno dei membri del gruppo riesce a trovare l’hash che conferma il blocco, il premio lo incassa la pool che provvede poi a ridistribuirlo a tutti i membri in proporzione alla potenza di calcolo messa a disposizione. 

Quindi anche in questo caso chi ha maggiore potenza di calcolo incassa di più, e spesso capita che chi ne ha poca riceve come ricompensa una porzione così piccola del premio da non riuscire a coprire le spese. 

Il terzo modo

Il cloud mining in teoria consiste nel prendere a noleggio della potenza di calcolo messa a disposizione da terzi, senza quindi dover utilizzare delle macchine di calcolo di proprietà. 

Il problema è che spesso chi afferma di offrire servizi di cloud mining in realtà mente, con il preciso scopo di truffare gli inesperti. 

Infatti il pagamento del servizio avviene in anticipo, e non dà assolutamente alcuna garanzia di incasso. Questo fa sì che molti tra coloro che affermano di fornire questo servizio incassino il denaro, e poi magari non mettono a disposizione nulla all’utente pagante così da evitare persino le spese per l’elettricità. L’utente alla fine non ottiene nulla, se non quello di aver inviato i propri soldi a dei truffatori. 

A dirla tutta esistono anche reali servizi di cloud mining, ma funzionano in modo differente. Ovvero è in effetti possibile noleggiare potenza di calcolo presso dei data center attrezzati per il mining di Bitcoin, ma bisogna poi configurare le macchine da remoto, in autonomia, nella speranza di averlo fatto in modo corretto e competitivo. In altre parole, solo utenti esperti riescono a farlo con successo. 

Come funziona il mining di Bitcoin

Per minare Bitcoin, è necessario possedere e far lavorare hardware in grado di eseguire l’algoritmo SHA-256, quello alla base della Proof-of-Work di Bitcoin. 

Pertanto inizialmente occorre acquistare, o noleggiare, tali macchine, installarle, configuarle correttamente e farle girare. 

Tali macchine hanno un costo di diverse migliaia di euro ciascuna, ed in genere una sola non basta, perchè ha una potenza di calcolo troppo bassa rispetto a quella dei grandi impianti con centinaia o migliaia di macchine. 

Una volta avviata, la macchina inizia ad estrarre a caso un elevatissimo numero di hash al secondo nella speranza di trovare quello che convalida il nuovo blocco. Quando qualcuno lo trova, il blocco viene aggiunto alla blockchain e convalidato, e si passa a quello successivo. 

Ogni volta che qualcuno convalida un blocco, riceve in cambio un premio, che attualmente è di 3,125 BTC, ma che dimezza ogni circa quattro anni. 

Soluzioni accessibili a tutti

Per gli utenti individuali, l’opzione principale è quella di utilizzare miner ASIC, o il cloud mining. 

Gli ASIC (Application-Specific Integrated Circuits) sono dispositivi progettati esclusivamente per minare algoritmi specifici, come ad esempio proprio SHA-256. Sono l’unica opzione efficace per minare Bitcoin poiché offrono hashrate elevati con consumi energetici molto ottimizzati.

L’acquisto di un ASIC conviene farlo da rivenditori affidabili, in genere siti web specializzati nella vendita di questi macchinari. 

Il primo problema, come già detto, è il costo. Occorrono ASIC potenti, e questi costano molte migliaia di dollari. 

Il secondo problema è la configurazione, perchè non è affatto semplice farla in modo corretto ed efficiente. 

Aderire ad una mining pool invece è piuttosto semplice, anche se per riuscire a scegliere quella migliore occorre comunque una certa conoscenza del settore. Oltretutto le mining pool migliori cambiano nel corso del tempo, ma fortunatamente passare da una ad un’altra è piuttosto semplice e veloce. 

Purtroppo però non finisce qui, perchè bisogna poi anche ottimizzare l’efficienza, e soprattutto sostituire le macchine quando diventano obsolete (in genere nel giro di qualche anno). 

Pertanto questa non è proprio una soluzione accessibile a tutti, ma perlomeno risulta accessibile a tutti coloro che hanno diverse migliaia di dollari da investire, ed una buona conoscenza di come si configurano e si ottimizzano queste macchine. 

Minare senza hardware di proprietà

In teoria esisterebbe un’alternativa davvero accessibili quasi a tutti. 

Come evidenziato prima, però, il cloud mining spesso è una truffa. 

In teoria il cloud mining permette di noleggiare hashrate da data center in remoto, evitando così i costi di acquisto e manutenzione dell’hardware. 

A dire il vero esistono anche piattaforme serie di cloud mining, ma sono proprio poche, rispetto alle centinaia o migliaia di piattaforme scam. 

In genere i truffatori che operano in questo specifico settore promettono rendimenti elevati, e non richiedono alcuno sforzo da parte dell’utente. Le piattaforme serie invece innanzitutto non promettono alcun guadagno, e soprattutto avvertono l’utente che dovrà configurarsi la potenza di calcolo noleggiata dopo averla pagata. 

Profittabilità

Il fattore decisivo per la profittabilità del mining di Bitcoin sono i costi, in particolare quelli di esercizio dovuti all’enorme consumo di elettricità. 

Ad esempio un ASIC entry-level usato costa circa un migliaio di dollari, mentre nuovo può facilmente costare più di 2.000$. Sono tuttavia macchine con potenza di calcolo relativamente bassa. 

Il costo dell’elettricità in questo caso può aggirarsi attorno ai 10$ al giorno, o poco meno, pertanto la cifra mensile può aggirarsi sui 300$, che salgono a più di 3.500$ l’anno. 

Non bisogna dimenticare che un elevato consumo energetico produce anche molto calore, e che quindi spesso queste macchine vanno raffreddate. 

La strumentazione per il raffrescamento può costare qualche centinaio di euro, ed a sua volta consumerà alta energia elettrica. 

Il problema è che in questo modo si possono generare poco più di 10$ al giorno di incassi, quindi alla fine il gioco non vale la candela. In altri termini, conviene acquistare BTC quando il prezzo è basso, piuttosto che minarli con tale profittabilità. 

A dire il vero la profittabilità varia molto al variare del valore di mercato di BTC, perchè gli incassi del mining di Bitcoin avvengono per l’appunto in BTC, ma il suo valore di mercato può variare anche molto e in modo molto veloce.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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