Il Bitcoin Policy Institute è intervenuto come parte in causa per contrastare una causa legale senza precedenti che mira a rivendicare la proprietà di circa 3,7 milioni di Bitcoin inattivi. L’istanza, presentata alla Corte Suprema della Contea di New York, utilizza una legge statale sui beni smarriti per cercare di appropriarsi legalmente di wallet dormienti, inclusi indirizzi dell’era di Satoshi e fondi collegati al hacking di Mt. Gox.
Summary
Punti chiave
- La causa mira a 3,7 milioni di BTC dormienti attraverso la legge sui beni abbandonati di New York
- Include 1,10 milioni di BTC dell’era Satoshi e 79.957 BTC collegati al hacking di Mt. Gox del 2011
- I querelanti ammettono di non possedere le private key necessarie ad accedere ai fondi
- Il giudice Kathy J. King ha sospeso il caso fino all’udienza del 14 luglio
- Due pareri amicus e un convenuto pseudonimo contestano le basi legali della richiesta
Fondamenti legali secondo la legge di New York
La causa è stata avviata da Noah Doe e due società del Wyoming che invocano l’articolo 7-B della Personal Property Law di New York, la normativa sui beni smarriti e ritrovati. Secondo questa interpretazione, i Bitcoin lasciati inattivi per anni dovrebbero essere considerati “proprietà abbandonata” e come tali soggetti a rivendicazione legale.
I querelanti affermano di aver “trovato” gli indirizzi dormienti, averli segnalati alla polizia di New York, aver inviato messaggi on-chain attraverso il campo OP_RETURN di Bitcoin per contattare i proprietari, aver atteso 90 giorni e infine aver chiesto a un tribunale di dichiarare abbandonati i wallet.
Dettagli sui Bitcoin coinvolti
L’azione legale riguarda precisamente 39.069 indirizzi Bitcoin contenenti circa 3,7 milioni di BTC, del valore stimato di 274 miliardi di dollari. Oltre ai fondi dell’era Satoshi e quelli collegati a Mt. Gox, include anche l’indirizzo di burn di Counterparty, tecnicamente inutilizzabile.
Secondo Galaxy Research, almeno 31 degli indirizzi elencati hanno movimentato 17.527 Bitcoin a giugno, dimostrando che non tutti i wallet erano effettivamente abbandonati. Questo dato contraddice la tesi principale dei querelanti.
Intervento legale e difesa del Bitcoin Policy Institute
Il Bitcoin Policy Institute, rappresentato dallo studio legale White & Case, ha presentato una proposta di risposta, 15 eccezioni preliminari e intende depositare un’istanza di rigetto. L’organizzazione non profit è intervenuta come parte in causa per contrastare quella che considera una pericolosa interpretazione della legge.
Istanza per respingere le rivendicazioni degli attori
L’istituto sostiene che la teoria dei querelanti aprirebbe la porta a chiunque di rivendicare Bitcoin in self-custody detenuti per più di cinque anni, semplicemente scaricando l’indirizzo pubblico del proprietario. Questo minaccerebbe i principi fondamentali della proprietà digitale e della custodia decentralizzata.
Causa sospesa in attesa dell’udienza
Il giudice Kathy J. King ha sospeso il procedimento in attesa di un’udienza fissata per il 14 luglio, durante la quale verranno esaminate le eccezioni e le mozioni presentate dalle parti. La pausa riflette la complessità legale e tecnica del caso.
Critiche e opposizioni alle rivendicazioni degli attori
Le contestazioni alla causa provengono da multiple direzioni. Due pareri amicus sono già stati depositati: uno dall’avvocato Ian Cohen e uno dalla Digital Chamber, associazione di categoria del settore blockchain. Entrambi mettono in dubbio la base legale della richiesta.
Pareri amicus contestano la base legale della causa
La Digital Chamber, nel suo parere depositato il 7 luglio con l’assistenza dello studio Brown Rudnick, avverte che una sentenza favorevole ai querelanti creerebbe una “pervasiva nube sulla titolarità” across i wallet in self-custody, con effetti negativi che raggiungerebbero anche l’industria finanziaria tradizionale.
Barriere tecniche e problematiche pratiche
Anche in caso di vittoria legale, i querelanti non potrebbero accedere ai fondi poiché non possiedono le private key. Galaxy Research ha definito la richiesta “inapplicabile” proprio per questa ragione tecnica insormontabile. La proprietà di criptovalute è determinata dal controllo delle chiavi private, non da dichiarazioni giudiziarie.
Difensore pseudonimo contesta l’approccio degli attori
Un convenuto pseudonimo chiamato John Doe 33 ha presentato una risposta verificata il 8 luglio, sostenendo di controllare uno degli indirizzi dormienti nominati nella causa. Il convenuto argomenta che gli indirizzi Bitcoin pubblici non sono persone giuridiche e non possono essere citati in giudizio, e che i querelanti hanno semplicemente copiato dati pubblici senza “trovare” o “possedere” alcun coin.
FAQ
Qual è il ruolo del Bitcoin Policy Institute nella causa sui Bitcoin dormienti?
Il Bitcoin Policy Institute è intervenuto come parte in causa per contrastare la richiesta di dichiarare abbandonati 3,7 milioni di Bitcoin dormienti, sostenendo che questa interpretazione minaccerebbe i principi fondamentali della proprietà digitale.
Su quale base legale si fondano i querelanti per rivendicare i wallet Bitcoin dormienti?
I querelanti fanno riferimento alla legge sui beni smarriti di New York, articolo 7-B della Personal Property Law, cercando una dichiarazione giudiziale che stabilisca che i wallet inutilizzati siano proprietà abbandonata.
I querelanti possono accedere ai Bitcoin se vincono la causa?
No, anche in caso di vittoria legale i querelanti otterrebbero solo una dichiarazione giudiziale senza le private key necessarie a movimentare i fondi, rendendo la vittoria puramente teorica.
Perché il caso è stato sospeso fino al 14 luglio?
Il giudice Kathy J. King ha sospeso il procedimento in attesa dell’udienza del 14 luglio per esaminare le eccezioni e le mozioni presentate dalle varie parti coinvolte nel caso.
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