Trump Media si ritrova con una riserva di bitcoin che, numero alla mano, coincide quasi esattamente con quanto già impegnato come garanzia sui suoi prestiti. Dopo l’ultimo trasferimento di 2.628 bitcoin verso Crypto.com, la società controllata da Truth Social si trova con un saldo che lascia poco margine di manovra: il bitcoin di Trump Media rimasto nei wallet pubblici tracciati sembra ormai coincidere con il collaterale bloccato per le note convertibili, non con riserve realmente disponibili.
Summary
Il trasferimento di sabato: 165 milioni di dollari verso Crypto.com
Due transazioni onchain effettuate sabato hanno spostato 2.628 bitcoin, pari a circa 165 milioni di dollari, dai wallet collegati a Trump Media verso Crypto.com. Il dato emerge da analisi onchain di Arkham e Lookonchain, che hanno individuato il movimento quasi in tempo reale.
Un portavoce di Trump Media ha dichiarato a The Block che il bitcoin è stato trasferito ma non venduto, ripetendo la stessa spiegazione fornita per un movimento simile avvenuto a maggio. Resta però il fatto che i dati onchain certificano solo lo spostamento verso l’exchange, non la natura dell’operazione: se sia una semplice riorganizzazione di custodia o una vendita camuffata da trasferimento resta, per ora, una questione di fiducia nella parola dell’azienda più che di prova verificabile.
Non è la prima volta: i precedenti di maggio e gennaio
Il pattern non è nuovo. A maggio Trump Media aveva già spostato 2.650 bitcoin verso Crypto.com, per un valore di circa 205 milioni di dollari, quando il prezzo di bitcoin viaggiava vicino ai 77.341 dollari e le perdite non realizzate della società avevano toccato circa 455 milioni. Prima ancora, a gennaio, erano usciti 2.000 bitcoin per un valore di 175 milioni, con il prezzo intorno a 87.378 dollari. Ogni trasferimento, quindi, è avvenuto a prezzi progressivamente più bassi rispetto all’acquisto originale, aggravando il conto delle perdite.
Cosa resta nei wallet e perché coincide con la garanzia sui prestiti
Dopo l’ultimo movimento, nei wallet pubblici attribuiti a Trump Media restano circa 4.261 bitcoin, un valore stimato in circa 268 milioni di dollari con il prezzo dell’asset vicino ai 63.000 dollari. Il dato è quasi identico ai 4.260,73 bitcoin che l’azienda ha dichiarato come garanzia per le proprie note convertibili nel bilancio del primo trimestre, riferito al 31 marzo.
Questa coincidenza numerica non dimostra automaticamente che il saldo rimasto sia esattamente quel collaterale, né che i wallet tracciati rappresentino la totalità delle disponibilità in bitcoin di Trump Media. Ma il fatto che i due numeri si sovrappongano quasi perfettamente suggerisce che la società abbia esaurito lo spazio discrezionale sulla propria riserva.
Qui sta il punto che conta di più per chi osserva il settore: se davvero non resta margine oltre la garanzia impegnata, ogni futuro trasferimento non sarà una scelta di tesoreria, ma un potenziale segnale di stress finanziario o di rinegoziazione del debito.
Le restrizioni fino al 2028
Il bilancio 10-Q del primo trimestre 2026 è esplicito: la società è vincolata a non distribuire o prelevare quel bitcoin fino al rispetto di determinati requisiti previsti dall’accordo di prestito, con le restrizioni che si sciolgono al più tardi alla scadenza delle note convertibili, fissata al 29 maggio 2028. In altre parole, quella fetta di riserva è congelata per anni, indipendentemente da quanto valga sul mercato.
L’acquisto al picco e il conto delle perdite
Trump Media aveva acquistato 11.542 bitcoin vicino al massimo del mercato, spendendo circa 1,37 miliardi di dollari. Da allora sono usciti 7.281 bitcoin dai wallet tracciati, un’attività che analisti onchain stimano abbia generato circa 318 milioni di dollari di perdite realizzate e altri 237 milioni di dollari di perdite non realizzate sul saldo residuo.
Il quadro racconta una strategia di tesoreria in bitcoin che, temporizzata male, si è trasformata in un peso sui conti aziendali proprio nel momento in cui la società avrebbe bisogno di flessibilità finanziaria. Aver comprato vicino al picco e aver dovuto liquidare gradualmente in un mercato in discesa è l’esatto opposto della logica “buy and hold” che molte aziende quotate hanno adottato con successo negli ultimi anni.
I conti trimestrali: ricavi minimi, perdite enormi
Sul fronte finanziario, il primo trimestre 2026 ha mostrato una perdita netta di 405,9 milioni di dollari su ricavi di appena 871.200 dollari. Il divario tra le due cifre è la parte della storia che rischia di passare in secondo piano rispetto al racconto sul bitcoin, ma che pesa altrettanto sulla sostenibilità del business: un’azienda con ricavi operativi così contenuti che si affida a un asset volatile come garanzia di debito espone gli investitori a un doppio rischio, operativo e di mercato.
Il contesto si complica ulteriormente con il lancio della “Truth API”, che offre accesso anticipato ai contenuti di utenti di alto profilo, incluso il presidente Trump, a pagamento fino a 100.000 dollari al mese. L’iniziativa ha attirato critiche da parte di esperti e dei senatori Elizabeth Warren e Adam Schiff, che in una lettera alla SEC hanno definito l’operazione un uso improprio della carica presidenziale a beneficio personale.
Il vero banco di prova sarà il prossimo bilancio
La domanda che resta aperta riguarda la natura esatta di questi trasferimenti bitcoin verso Crypto.com: vendite mascherate da movimenti di custodia, o semplici riallocazioni interne senza impatto sul possesso economico dell’asset? Trump Media non ha fornito, oltre alla dichiarazione generica del portavoce, alcuna documentazione pubblica che chiarisca la distinzione.
La relazione 10-Q del secondo trimestre sarà il primo documento ufficiale capace di sciogliere il dubbio, mostrando se la riserva di bitcoin come garanzia per il prestito sia effettivamente rimasta intatta o se anche quella frazione vincolata abbia iniziato a essere intaccata. Fino ad allora, il mercato dovrà fidarsi delle dichiarazioni verbali di un’azienda che ha già ammesso perdite ingenti su un investimento fatto al momento sbagliato.
FAQ
Trump Media ha venduto il bitcoin trasferito a Crypto.com?
Non è chiaro con certezza se i trasferimenti rappresentino vendite o semplici movimenti di custodia. Trump Media non ha fornito dettagli approfonditi, ma un portavoce ha dichiarato a The Block che il bitcoin è stato trasferito, non venduto.
Quanto bitcoin possiede attualmente Trump Media dopo i recenti trasferimenti?
Nei wallet tracciati restano circa 4.261 bitcoin, un valore che coincide quasi esattamente con il collaterale impegnato per le note convertibili della società.
Quanto è costato originariamente l’acquisto di bitcoin di Trump Media?
La società ha comprato 11.542 bitcoin vicino al picco di mercato, spendendo circa 1,37 miliardi di dollari.
Quando si saprà con certezza se Trump Media ha venduto bitcoin o solo trasferito la custodia?
La relazione 10-Q relativa al secondo trimestre sarà il documento chiave per chiarire la natura esatta di questi trasferimenti di bitcoin.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

