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Bolla AI secondo Ray Dalio: SpaceX ha già perso 500 miliardi

Quando un fondatore di uno dei più grandi hedge fund del mondo dice che i mercati stanno ripetendo gli errori del 1929 e del 2000, vale la pena ascoltare. È quello che ha fatto Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, durante un’intervista al podcast The Diary of a CEO condotto da Steven Bartlett: secondo lui, l’entusiasmo attorno all’intelligenza artificiale ha spinto i mercati in territorio di bolla speculativa. La bolla AI secondo Ray Dalio non è più solo un’ipotesi da economisti scettici, ma un allarme che arriva mentre il mercato si prepara a metterla alla prova nei fatti: SpaceX ha appena completato la più grande IPO di sempre e ora scambia sotto il prezzo di collocamento, mentre Anthropic e OpenAI corrono verso valutazioni da mille miliardi di dollari.

Punti chiave

  • Ray Dalio paragona l’attuale entusiasmo per l’AI ai livelli di bolla del 1929 e del 2000.
  • SpaceX, dopo la più grande IPO della storia, ha perso oltre 500 miliardi di dollari di capitalizzazione ed è scesa sotto il prezzo di debutto.
  • Anthropic e OpenAI puntano a valutazioni vicine o superiori ai mille miliardi di dollari con IPO in arrivo.
  • Dalio individua due forze capaci di far scoppiare una bolla: tassi di interesse in aumento e un’ondata di nuove emissioni azionarie.
  • Goldman Sachs e altre case di Wall Street iniziano ad ammettere una bolla sugli utili del settore tecnologico.

Ray Dalio avverte di una bolla con l’AI

Bartlett ha aperto la conversazione citando un ospite precedente, Jeremy Grantham, secondo cui i mercati stanno affrontando “la più grande bolla di investimento nella storia americana”. La risposta di Dalio è stata netta: “Ha ragione”. Non è un dettaglio da poco: Grantham ha previsto la bolla giapponese degli anni Novanta, quella delle dot-com e, nel settembre 2007, scrisse su Fortune che il mercato immobiliare americano era in “territorio di bolla genuina”, mesi prima della crisi finanziaria globale, quando persino la Federal Reserve minimizzava.

Il punto più citabile dell’intervista riguarda la distinzione tra ricchezza e denaro. Dalio l’ha spiegato con un esempio: comprare un’unità di una società AI per 100 dollari, indebitarsi usando quella ricchezza cartacea come garanzia e poi, quando il mercato si inverte e tutti hanno bisogno di liquidità nello stesso momento, vedere il prezzo crollare a 25 dollari mentre il prestito resta da restituire. “La ricchezza non è la stessa cosa del denaro”, ha detto. “Si vede molta gente arricchirsi, ma non si può spendere la ricchezza. Bisogna venderla per ottenere denaro, perché si può spendere solo il denaro.”

Alla domanda diretta se stia vedendo segnali di bolla, Dalio non ha esitato: “Sì. Sì. Sì. Sono segnali classici.” Ha però precisato che una bolla è “una questione di grado” più che un fenomeno binario, indicando come prova investitori inesperti e mani debitrici che si buttano su scommesse a leva, incluse ETF a leva che replicano l’andamento del mercato azionario. “È più simile a giocare a dadi”, ha aggiunto.

Dalio inserisce tutto questo dentro quello che chiama il “Big Cycle“, un pattern di circa 80 anni che combina dinamiche del debito, disuguaglianze crescenti, conflitto politico interno e spostamenti di potere geopolitico. Ha citato il caso del Regno Unito, passato per sei primi ministri in sette anni, come sintomo di governi senza risorse e cittadini in conflitto su come reperirle. Il punto più inquietante del suo ragionamento non riguarda però le perdite di portafoglio: secondo Dalio, lo scoppio di una bolla AI non sarebbe solo un evento finanziario, ma la scintilla di conflitti politici e geopolitici che storicamente accompagnano la fine di un ciclo da 80 anni.

SpaceX, Anthropic e OpenAI: le IPO che misurano la bolla

Se serviva una prova empirica della tesi di Dalio, il mercato l’ha fornita quasi in tempo reale. SpaceX ha debuttato in borsa il 12 giugno con la più grande IPO della storia, ma da allora ha perso oltre 500 miliardi di dollari di capitalizzazione, con quattro settimane consecutive di ribasso e un valore oltre il 50% sotto il massimo intraday. Non si vedeva un tracollo così rapido dopo un debutto ad alto profilo dai tempi dell’IPO di Facebook nel 2012, con la differenza che la capitalizzazione totale di Facebook dopo il primo giorno era di circa 100 miliardi, appena un quinto di quanto SpaceX ha bruciato in valore.

La società di Elon Musk vale ancora circa 1,4 trilioni di dollari, ma senza il supporto di metriche finanziarie solide: un rapporto prezzo/vendite sopra 70, una liquidità bruciata a ritmo di miliardi al trimestre e un debito quasi doppio rispetto alla cassa disponibile. Il titolo, chiuso a 108,37 dollari venerdì, resta ben sotto i target di 165, 239 e 246 dollari fissati rispettivamente da New Street Research, Bernstein e Cantor, mentre gli short seller hanno già incassato circa 8,3 miliardi di dollari di profitti cartacei dall’IPO, secondo S3 Partners. Le prossime scadenze dei lock-up, che libereranno nuove azioni sul mercato, rappresentano esattamente il tipo di “surge” nell’emissione azionaria che Dalio considera una delle due forze capaci di far scoppiare una bolla, insieme al rialzo dei tassi di interesse.

Sull’altro fronte, Anthropic ha presentato una richiesta di quotazione confidenziale, con debutto atteso già a ottobre e una valutazione vicina ai mille miliardi di dollari. OpenAI ha depositato separatamente la propria istanza, puntando a un debutto che alcuni analisti stimano sopra i mille miliardi, anche se la tempistica è già slittata da fine 2026 verso il 2027 per via di “dinamiche di mercato in evoluzione”. Dalio ha descritto con parole quasi sprezzanti quanto sia facile alimentare questo genere di valutazioni: “Non c’è quasi niente più facile da produrre di un’azione.” Basta raccogliere 50 milioni di dollari, ottenere una valutazione da un miliardo, e si crea un miliardario cartaceo senza che un miliardo di dollari cambi mai davvero di mano.

Wall Street comincia a dare ragione ai pessimisti

Il segnale più significativo, forse, è che a lanciare l’allarme non sono più solo i “permabear” storici. Grantham, nel suo memoir del 2026 scritto con lo storico finanziario Edward Chancellor, ha parlato di una “bolla dentro la bolla”: la super-bolla originale si stava già gonfiando pericolosamente nel 2021 e si era persino incrinata, con l’S&P 500 sceso di circa il 25% tra gennaio e ottobre 2022, prima che l’arrivo di ChatGPT invertisse la rotta. “Il giorno dopo l’uscita di Chat, i Magnifici Sette hanno issato il mercato sulle loro spalle e l’hanno fatto avanzare zoppicando”, ha detto Grantham, sostenendo che l’AI non ha risolto la sopravvalutazione di fondo, ma l’ha “rimandata rendendola più grande”.

Un documento di Grantham e Chancellor del gennaio 2026 ha rilevato che il rapporto prezzo/valore contabile e i multipli sugli utili corretti per il ciclo hanno toccato livelli estremi superati solo nel 1929, nel 1972, nel 1999-2000 e nel 2021, tutti seguiti da correzioni devastanti.

Anche i grandi nomi di Wall Street, tradizionalmente più cauti nel parlare di bolle, hanno iniziato ad ammetterlo. Il 3 agosto, Goldman Sachs, tra le case di ricerca storicamente più rialziste, ha dichiarato, nelle parole del chief global equity strategist Peter Oppenheimer, che “non sembra esserci una bolla di valutazione” ma “potrebbe esserci una bolla sugli utili” nel settore tecnologico. Lo stesso giorno, Torsten Slok di Apollo ha sostenuto che “il portafoglio 60/40 è rotto”, segnalando che azioni e obbligazioni non si comportano più come suggerirebbero decenni di storia dei mercati. Peter Berezin di BCA Research sostiene da mesi che il trend AI sia “principalmente una bolla sugli utili piuttosto che sulla valutazione”, del tipo che storicamente si concentra in settori ciclici come le banche pre-2008.

I numeri confermano tensioni crescenti nel comparto: nella settimana tra il 26 e il 31 luglio, Microsoft e Amazon sono salite rispettivamente del 18% e del 10% grazie alla credibilità dei loro piani di capex, mentre Alphabet è scesa del 4% e Meta di quasi il 10%, nonostante risultati solidi da entrambe. Gli investitori, insomma, non premiano più la spesa in AI solo perché esiste. In Asia il quadro è ancora più marcato: le azioni dei produttori di chip coreani SK Hynix e Samsung sono scese rispettivamente del 46% e del 35% nell’ultimo mese, pur restando ancora tre e cinque volte più alte rispetto a un anno fa, mentre il Nasdaq ha chiuso circa il 9% sotto il record di giugno. Come ha sintetizzato l’investitrice tecnologica Eileen Burbidge: “La bolla AI non è scoppiata, ma sta lasciando uscire aria.”

FAQ

Che paragone fa Ray Dalio sull’attuale bolla del mercato AI?

Ray Dalio paragona l’entusiasmo attuale per l’intelligenza artificiale ai livelli storici di bolla registrati nel 1929 e nel 2000, sostenendo che il grado di sopravvalutazione sia paragonabile.

Quali aziende esemplificano la bolla AI attraverso le loro IPO e valutazioni?

SpaceX ha realizzato la più grande IPO di sempre ma ora scambia sotto il prezzo di collocamento. Anthropic e OpenAI stanno pianificando IPO puntando a valutazioni vicine o superiori ai mille miliardi di dollari.

Quali forze identifica Dalio come possibili cause dello scoppio della bolla AI?

Dalio individua l’aumento dei tassi di interesse e un’ondata di nuove emissioni azionarie come le due forze principali che possono far scoppiare una bolla.

Quali rischi più ampi associa Dalio allo scoppio della bolla AI?

Dalio avverte che lo scoppio di questa bolla potrebbe innescare instabilità politica e geopolitica, non limitata alle sole perdite sui mercati finanziari.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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