HomeBlockchainRegolamentazioneAccordo legale token Eliza: Walters lo dichiara morto, fondazione chiude

Accordo legale token Eliza: Walters lo dichiara morto, fondazione chiude

Il fondatore di Eliza Labs, Shaw Walters, ha dichiarato “morto” il token Eliza e ha confermato che la fondazione dietro il progetto sta chiudendo le attività. La decisione arriva dopo un accordo legale sul token Eliza che ha imposto il trasferimento di quanto restava del tesoro della fondazione per chiudere una causa legale che il progetto, a suo dire, non poteva permettersi di continuare a combattere.

La vicenda segna la fine di un progetto che era partito come esperimento ambizioso di finanza decentralizzata guidata dall’intelligenza artificiale e che, in meno di due anni, si è trasformato in un caso di studio su come le cause legali possano affondare interi ecosistemi token anche quando i fondatori sostengono di avere ragione nel merito.

Punti chiave

  • Shaw Walters ha dichiarato morto il token Eliza dopo un accordo legale con Burwick Law.
  • La fondazione ha trasferito il tesoro rimanente ai possessori di token per chiudere la causa.
  • Buyback, sostegno finanziario e backing del token sono terminati definitivamente.
  • Lo sviluppo di ElizaOS continuerà in modo indipendente sotto il controllo di Walters, senza legami con il token.

Il token Eliza dichiarato morto dopo l’accordo legale

Walters ha annunciato la chiusura in un post pubblicato su X il 4 agosto 2026, spiegando che l’intesa raggiunta con gli avvocati ha comportato il trasferimento del tesoro residuo a un gruppo di possessori del token, come parte della risoluzione della causa intentata da Burwick Law.

Chiusura della fondazione e trasferimento del tesoro

Secondo quanto scritto da Walters, l’accordo ha previsto il passaggio di “il resto del tesoro e tutti i soldi” ancora nelle disponibilità della fondazione a un gruppo di holder del token. Con questo trasferimento si chiude formalmente il capitolo del sostegno istituzionale al progetto: la fondazione che per mesi ha garantito liquidità e credibilità al token smette di esistere nella sua forma attuale.

Motivi dell’accordo durante la causa legale

Il fondatore ha spiegato che il progetto non disponeva delle risorse economiche necessarie per proseguire la battaglia legale, nonostante ritenesse le accuse prive di fondamento. Questo è il punto centrale dell’intero accordo legale sul token Eliza: non una resa sul piano dei fatti, ma una capitolazione economica di fronte ai costi di un contenzioso federale.

Le cause contro Eliza Labs e il ruolo di Burwick Law

La causa che ha innescato tutto è stata depositata da Burwick Law nel mese di aprile, presso il tribunale distrettuale statunitense per il Southern District of New York. La class action federale accusava Walters, Eliza Labs e altre parti collegate di pubblicità ingannevole, pratiche commerciali scorrette, false dichiarazioni negligenti e arricchimento senza causa.

Secondo la denuncia, il progetto si presentava come un fondo di investimento autonomo gestito da un agente AI indipendente, mentre in realtà sarebbe rimasto sotto il controllo di Walters e di altri insider. La causa contestava anche la migrazione del token da ai16z a ElizaOS, sostenuta con l’accusa di aver diluito i possessori esistenti dopo che il fondo di venture capital Andreessen Horowitz si era opposto al branding originale ai16z.

Walters ha respinto le accuse di profitto personale, affermando di non aver mai venduto le proprie quote di ai16z e di aver percepito soltanto uno stipendio modesto, paragonabile a quello degli altri ingegneri del team. Nonostante questa smentita, il progetto ha scelto la via dell’accordo transattivo piuttosto che affrontare un processo che avrebbe potuto prolungarsi per anni e drenare risorse già scarse.

Perché conta questo passaggio: la vicenda mostra quanto sia fragile la struttura legale dei progetti crypto-AI che si presentano come autonomi ma restano di fatto guidati da persone fisiche identificabili. Per il settore, è un precedente che alimenta la vigilanza degli studi legali specializzati in class action contro token e DAO.

Fine del sostegno finanziario e del backing al token

Con la chiusura della fondazione, terminano anche tutti i meccanismi che finora avevano sostenuto il prezzo e la liquidità del token. Walters ha chiarito che non ci saranno più buyback, né supporto dal tesoro, né alcuno strumento pensato per proteggere il valore dell’asset.

Il fondatore ha usato parole nette, descrivendo il token come “completamente ngmi” e precisando di non possedere più alcun token, oltre a non avere intenzione di sostenerlo in futuro. Ha consigliato agli holder di vendere le proprie posizioni o di gestirle in autonomia, dato che non esiste più una fondazione in grado di fornire supporto economico.

Nel suo intervento, Walters ha inoltre attribuito parte della sua decisione alla cultura speculativa del trading e alle critiche costanti ricevute da settori della community crypto, sostenendo che gran parte delle contestazioni provenisse da investitori non disposti ad accettare perdite su posizioni speculative, più che da persone realmente interessate alla tecnologia sottostante. Ha infine escluso categoricamente il lancio di un nuovo token legato al progetto Eliza, affermando che qualsiasi sviluppo futuro resterà separato dagli asset digitali.

Lo sviluppo AI di ElizaOS prosegue senza il token

Nonostante la fine del sostegno finanziario, Walters ha ribadito che lo sviluppo del framework open source ElizaOS continuerà, separando definitivamente il destino del software da quello dell’asset digitale. Il fondatore ha spiegato che il proprio obiettivo di lungo periodo resta costruire un software AI open source capace di garantire agli utenti un maggiore controllo sui propri dati, con agenti AI operabili anche in locale e integrabili con reti blockchain.

Walters ha aggiunto che il progetto continuerà a essere sviluppato indipendentemente anche se un altro progetto open source dovesse superarlo in adozione, perché il team è disposto a contribuire a qualunque iniziativa dimostri di far avanzare meglio la tecnologia. Questa posizione era già coerente con quanto delineato a gennaio 2025, quando ElizaOS aveva pubblicato un whitepaper tecnico che descriveva la piattaforma come un sistema operativo open source per agenti AI capaci di interagire con reti blockchain, smart contract e applicazioni decentralizzate.

Il documento descriveva un’architettura modulare basata su componenti Runtime, Adapter, Character, Client e Plugin, pensata per permettere agli sviluppatori di personalizzare gli agenti senza modificare il nucleo del software, con supporto previsto per ecosistemi come Solana, Ethereum e TON e integrazioni con modelli AI di OpenAI, Llama e Qwen. Il piano includeva anche le Hierarchical Task Networks, un sistema di pianificazione pensato per aiutare gli agenti a scomporre obiettivi complessi in attività più semplici da eseguire.

Dal lancio come ai16z al rebranding in ElizaOS

Il progetto era nato su Solana nell’ottobre 2024 con il nome ai16z, presentandosi come un’organizzazione autonoma decentralizzata a guida AI, orientata a un fondo di investimento in stile venture capital in cui un agente artificiale avrebbe contribuito a guidare decisioni di investimento e governance.

La sua identità si è ampliata con il rebranding in ElizaOS all’inizio del 2025, quando il progetto si è riposizionato come piattaforma per creare, distribuire e gestire agenti AI, superando il focus originario su un unico veicolo di investimento gestito da un’intelligenza artificiale. La migrazione ha portato l’offerta di token da 6,6 miliardi a 11 miliardi di unità, con una circolazione salita a circa 7,4 miliardi di token secondo la documentazione diffusa durante la transizione. Gli sviluppatori avevano allora spiegato che la piattaforma ampliata avrebbe permesso di creare, tokenizzare e distribuire agenti AI per diversi casi d’uso, continuando in parallelo lo sviluppo del framework open source sottostante.

Quella stessa migrazione, secondo la causa di Burwick Law, avrebbe diluito i possessori originari del token: un’accusa che, insieme alle altre contestazioni sulla governance del progetto, ha alimentato il contenzioso poi risolto con l’accordo risolutivo sul token Eliza e con la cessione del tesoro residuo agli holder coinvolti nella causa.

Oggi, con la fondazione in fase di chiusura, resta il framework ElizaOS come unico elemento di continuità del progetto. Walters ha descritto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale come un ambito più costruttivo rispetto all’attuale clima del mercato crypto, promettendo che il suo team continuerà a lavorare su Eliza ogni giorno, senza però tornare a un modello di token sostenuto da una fondazione.

FAQ

Perché il token Eliza è stato dichiarato morto?

Il fondatore Shaw Walters l’ha dichiarato morto dopo aver chiuso un accordo legale con Burwick Law e aver avviato la liquidazione della fondazione che sosteneva il token.

Di cosa parlava la causa legale?

Burwick Law aveva depositato una class action federale che accusava Eliza Labs di pubblicità ingannevole, pratiche scorrette e false dichiarazioni negligenti.

Ci saranno futuri lanci di token collegati a Eliza?

No, Walters ha dichiarato di non avere intenzione di lanciare un altro token legato al progetto Eliza.

Il progetto software Eliza si ferma anche lui?

No, lo sviluppo del framework open source ElizaOS continuerà in modo indipendente sotto il controllo di Walters, separato dal destino del token.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
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