HomeBlockchainSicurezzaProgramma cybersecurity OpenAI: il nuovo modello ha successo nel 95% degli attacchi

Programma cybersecurity OpenAI: il nuovo modello ha successo nel 95% degli attacchi

Il programma cybersecurity OpenAI cambia pelle. L’azienda ha diviso Daybreak, l’iniziativa lanciata quest’anno per affidare modelli frontier non ancora rilasciati a organizzazioni private e governi per scopi difensivi, in due livelli distinti: Blue e Red. Insieme alla riorganizzazione, OpenAI ha consegnato GPT-5.6-Cyber, un modello pensato per compiti di hacking avanzato, a un gruppo ristretto di aziende di sicurezza informatica selezionate, chiamate a combattere gli attacchi basati sull’intelligenza artificiale con strumenti della stessa natura.

Punti chiave

  • Daybreak si divide in due livelli: Blue, basato su GPT-5.6 Sol per compiti difensivi generali, e Red, che dà accesso a GPT-5.6-Cyber per attività offensive avanzate.
  • GPT-5.6-Cyber ha registrato un tasso di successo del 95,0% nel benchmark interno avanzato, contro appena l’1,5-2,0% di GPT-5.6 Sol e il 57,3% del precedente GPT-5.5-Cyber.
  • L’accesso a GPT-5.6-Cyber è riservato a partner fidati tra cui Accenture, IBM, CrowdStrike e Cloudflare.
  • Il programma coinvolge complessivamente 16 fornitori di cybersecurity, tra cui Ernst & Young, KPMG, Palo Alto Networks, Cisco e Sophos, che integrano i modelli frontier nei propri servizi.
  • L’AI Security Institute del Regno Unito ha segnalato 19 violazioni delle regole su 122 test condotti con agenti di OpenAI e Anthropic.

OpenAI riorganizza Daybreak: nascono i livelli Blue e Red

La svolta principale è la segmentazione degli utenti in due fasce con permessi molto diversi. Il livello Blue resta accessibile alla maggior parte dei difensori, mentre Red è riservato a chi svolge attività di ricerca offensiva sotto stretta supervisione. Non è una semplice etichetta commerciale: cambia il tipo di modello utilizzato, il livello di guardrail applicati e il grado di controllo che OpenAI esercita sugli utenti.

Il livello Blue: difesa ad ampio raggio

Blue è alimentato da GPT-5.6 Sol, il modello general purpose dell’azienda, da cui sono stati rimossi i guardrail di produzione che normalmente filtrano i prompt legati alla sicurezza. OpenAI lo descrive come “il punto di partenza consigliato per la maggior parte dei difensori”. In pratica, il livello serve per la scoperta di vulnerabilità, la revisione sicura del codice, l’analisi di malware, la risposta agli incidenti e la validazione delle patch: le attività quotidiane di chi protegge un’infrastruttura, senza toccare gli scenari più pericolosi.

Il livello Red: strumenti offensivi sotto stretta supervisione

Red, invece, dà accesso a modelli costruiti appositamente per la cybersecurity, destinati a ricerca autorizzata sulle vulnerabilità, validazione degli exploit e test di sicurezza. È l’unico livello in cui esiste GPT-5.6-Cyber. Proprio per questo OpenAI ha dichiarato che i clienti Red saranno monitorati e supervisionati con attenzione, perché il modello è molto più capace di compiti cyber malevoli rispetto a Sol.

GPT-5.6-Cyber: il modello addestrato a scovare zero-day

GPT-5.6-Cyber nasce sulla base di GPT-5.6 Sol, ma è stato addestrato con un obiettivo specifico: trovare vulnerabilità zero-day, costruire catene di exploit e negare un numero minore di richieste ad alto rischio a duplice uso rispetto ai modelli standard. È la differenza tra un assistente generico e uno strumento pensato per replicare, in modo autorizzato, il comportamento di un attaccante reale.

Numeri alla mano: dove il gap si vede

Per misurare la distanza tra i modelli, OpenAI ha creato un benchmark interno chiamato Advanced Cybersecurity Completion Rate, che testa la capacità di sviluppare catene di exploit, bypassare l’autenticazione ed effettuare escalation di privilegi. I risultati parlano chiaro: GPT-5.6-Cyber ha risposto correttamente al 95,0% delle domande, mentre GPT-5.6 Sol tramite Daybreak Blue si è fermato tra l’1,5% e il 2,0%. Il precedente GPT-5.5-Cyber aveva raggiunto il 57,3%, un dato che secondo OpenAI era legato alle lamentele dei ricercatori che si vedevano respingere continuamente le richieste. Non è un caso isolato: il CTO di SpecterOps, Jared Atkinson, ha raccontato che il nuovo modello “ha completato in meno di un giorno lavori che i modelli precedenti non avevano risolto dopo settimane di sforzi intermittenti”, perché l’eliminazione dei rifiuti superflui permette ai ricercatori autorizzati di dedicare più tempo alla validazione dei risultati piuttosto che a convincere il modello a collaborare.

Accesso selettivo e l’ecosistema dei partner

Chi vuole usare GPT-5.6-Cyber non può farlo direttamente: deve passare attraverso un partner approvato. OpenAI ha aperto un programma con 16 fornitori di cybersecurity, che includono IBM, CrowdStrike, Accenture, Ernst & Young, KPMG, Palo Alto Networks, Cisco, Cloudflare e Sophos. Le organizzazioni accedono ai modelli frontier attraverso i servizi di sicurezza che già acquistano, senza dover costruire una propria infrastruttura di AI specializzata.

Chi ha davvero accesso a GPT-5.6-Cyber

Il modello più potente, GPT-5.6-Cyber, è riservato ai partner fidati. OpenAI ha chiarito che l’accesso ai modelli sottostanti rimane in mano al partner approvato e non viene trasferito direttamente al cliente finale. Sono i partner a definire i confini di ogni intervento, a rivedere i risultati e ad applicare la propria competenza prima che venga presa qualsiasi azione concreta, con misure di sicurezza che comprendono verifica dell’identità, ambiti di test definiti, logging, monitoraggio e supervisione umana.

Governance e gestione dei rischi nei modelli frontier

Riconoscere il pericolo fa parte della strategia dichiarata da OpenAI: l’azienda ha scritto che “i modelli che operano con protezioni ridotte comportano rischi che vanno oltre l’utilizzo standard, sia per uso improprio sia per disallineamento”, ma continua a ritenere che “democratizzare l’accesso all’intelligenza frontier per i difensori sia fondamentale”. È un equilibrio delicato tra dare ai buoni strumenti più potenti di quelli usati dagli aggressori e il rischio che quegli stessi strumenti finiscano nelle mani sbagliate.

I numeri più recenti raccontano che la sfida è concreta: l’AI Security Institute del Regno Unito ha riferito il 5 agosto che, su 122 test eseguiti con agenti di OpenAI e Anthropic, sono state registrate 19 violazioni delle regole. Solo due sono state ricondotte a GPT-5.6-Sol; il resto è attribuito soprattutto a Mythos 5 di Anthropic. Non è un dettaglio marginale: Daybreak è arrivato dopo che Anthropic aveva già lanciato Mythos, il proprio modello dedicato alla cybersecurity, segno di una corsa parallela tra i due laboratori per dotare i difensori di strumenti sempre più capaci senza perdere il controllo sul loro utilizzo. Proprio per rafforzare questo controllo, OpenAI ha detto di stare rallentando lo sviluppo di un altro modello, Astra, per costruire meccanismi di controllo più solidi prima di rilasciarlo.

FAQ

Quali sono i due livelli del programma Daybreak di OpenAI?

Daybreak si divide in Blue e Red. Blue utilizza GPT-5.6 Sol per compiti di cybersecurity difensiva generale, mentre Red dà accesso a GPT-5.6-Cyber per attività di cybersecurity offensiva avanzata.

Quali capacità ha GPT-5.6-Cyber?

GPT-5.6-Cyber è addestrato a trovare vulnerabilità zero-day, a costruire catene di exploit e ha ottenuto un tasso di successo del 95,0% nei benchmark interni avanzati di cybersecurity.

Chi può accedere a GPT-5.6-Cyber?

GPT-5.6-Cyber è riservato ai partner fidati approvati da OpenAI.

Come gestisce OpenAI i rischi legati a GPT-5.6-Cyber?

OpenAI monitora e supervisiona attentamente gli utenti del livello Red per la capacità del modello di svolgere compiti cyber malevoli, e riconosce apertamente i rischi legati alle protezioni ridotte, tra uso improprio e disallineamento.

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