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Le spese AI delle Big Tech toccano i 665 miliardi: investimento o bolla?

Le spese AI delle Big Tech potrebbero toccare i 665 miliardi di dollari già nel 2026, ma sui mercati la domanda che conta davvero non è più quanto le aziende stiano investendo, bensì quando quei soldi cominceranno a tornare indietro. Dopo due anni in cui Wall Street ha finanziato quasi ogni progetto con la parola “AI” nel titolo, gli asset manager stanno spostando l’attenzione dai numeri di spesa ai ritorni concreti attesi nei prossimi trimestri.

Le spese AI delle Big Tech verso i 665 miliardi di dollari entro il 2026

Le spese in conto capitale legate all’AI da parte delle grandi società tecnologiche sono destinate a raggiungere una cifra compresa tra 635 e 665 miliardi di dollari entro il 2026. È un dato che va letto dentro un quadro più ampio: gli investimenti globali in intelligenza artificiale, considerando tutti i settori, dovrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari proprio entro quello stesso anno.

A guidare questa corsa sono gli hyperscaler Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta, i quattro soggetti che con i loro budget stanno di fatto disegnando l’infrastruttura dell’intero settore. Le trimestrali più recenti di Microsoft e Amazon hanno confermato che la domanda di servizi cloud resta molto forte, al punto che i vincoli di capacità continuano a limitare la velocità con cui queste aziende possono crescere.

I ritorni finanziari attesi dagli investimenti in AI

Gli asset manager più importanti stimano che questi colossi tecnologici aggiungeranno collettivamente circa 340 miliardi di dollari al flusso di cassa operativo annuale entro il 2027. È il numero che, secondo chi gestisce questi portafogli, rende più digeribili le cifre di spesa altrimenti vertiginose: basta allungare l’orizzonte temporale e la scommessa comincia ad avere senso finanziario.

Richard Clode, analista di Janus Henderson, prevede che gli hyperscaler faranno crescere profitti e flusso di cassa a un ritmo più rapido rispetto all’aumento incrementale della spesa in conto capitale entro il 2028. È questo il punto di svolta su cui gli investitori stanno costruendo le loro previsioni di ritorno.

Valutazioni azionarie ancora scontate

Nonostante le cifre monstre investite, i titoli degli hyperscaler hanno perso terreno rispetto al resto del comparto tecnologico: nella stagione delle trimestrali più recente, il Philadelphia Semiconductor Index è salito del 75%, mentre i produttori di chip, quelli che vendono le “pale” in questa corsa all’oro, sono stati premiati più generosamente di chi scava effettivamente.

I multipli attuali degli hyperscaler restano infatti relativamente contenuti: si va dalle 17,6 volte di Meta alle 24,6 volte di Microsoft, entrambi valori scontati rispetto ai massimi storici delle rispettive valutazioni.

Limiti di capacità e l’ascesa dei provider Neocloud

La carenza di capacità di calcolo per l’AI ha creato un’opportunità imprevista per un gruppo di aziende più piccole: i cosiddetti provider Neocloud, piattaforme cloud specializzate in GPU, che hanno beneficiato del semplice fatto che la domanda di potenza di calcolo per l’AI supera ancora l’offerta disponibile.

CoreWeave ha guadagnato circa il 50% negli ultimi mesi, mentre Nebius è balzata di oltre il 200%, entrambe cavalcando l’onda della carenza di capacità AI e il conseguente potere di determinare i prezzi. Il rischio per questi operatori, però, è altrettanto chiaro: man mano che gli hyperscaler porteranno online nuova capacità, quel potere di pricing premium potrebbe rapidamente svanire.

Il nodo della monetizzazione dell’AI in azienda

Perché conta questo punto? Perché è qui che si gioca la credibilità di tutto il ciclo di spesa. Secondo i calcoli dei wealth manager, la monetizzazione dell’AI dovrebbe crescere tra 5 e 13 volte rispetto ai livelli attuali per giustificare i piani di spesa in conto capitale già annunciati dalle Big Tech. Non è un dettaglio marginale: è la variabile che separa un investimento visionario da una bolla di spesa senza ritorno adeguato.

L’adozione dell’AI in azienda resta però in una fase iniziale. Le imprese stanno per lo più testando progetti pilota, non ancora carichi di lavoro in produzione piena. Il passaggio dalla sperimentazione all’implementazione su larga scala potrebbe sbloccare la crescita dei ricavi necessaria a rendere quei 635 miliardi di dollari di spesa in conto capitale un affare, piuttosto che un azzardo. Resta da vedere quanto tempo richiederà davvero questa transizione, e se gli investitori avranno la pazienza di aspettare fino al 2028 per vedere i profitti superare la crescita della spesa.

FAQ

Quanto è previsto che le Big Tech spenderanno in infrastrutture AI entro il 2026?

Le spese in conto capitale legate all’AI delle grandi società tecnologiche sono stimate tra 635 e 665 miliardi di dollari entro il 2026.

Quali benefici finanziari sono previsti da questi investimenti in AI?

I principali asset manager stimano che queste società aggiungeranno circa 340 miliardi di dollari al flusso di cassa operativo annuale entro il 2027, con i profitti che cresceranno più rapidamente della spesa in conto capitale entro il 2028.

Perché i provider Neocloud come CoreWeave e Nebius sono cresciuti così tanto?

Questi operatori hanno guadagnato terreno grazie alla carenza di capacità di calcolo per l’AI e al potere di determinare prezzi premium in un contesto di domanda molto forte.

L’adozione dell’AI in azienda è già abbastanza matura da giustificare questi investimenti?

L’adozione aziendale dell’AI è ancora in una fase iniziale, fatta soprattutto di progetti pilota piuttosto che di implementazioni in produzione, il che lascia ampio margine di crescita futura.

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