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Sconti IKEA in Europa fino al 25%: basteranno a far tornare i clienti?

Perché una delle catene di arredamento più grandi del mondo dovrebbe rinunciare volontariamente a parte dei propri guadagni? È la domanda che si pone chiunque guardi da vicino gli sconti IKEA in Europa annunciati martedì dall’azienda svedese: un piano da 1,4 miliardi di dollari (1,2 miliardi di euro) pensato per abbassare i prezzi in un continente dove i consumatori faticano ad arrivare a fine mese. Non è un’operazione di marketing isolata, ma la risposta a un problema molto concreto: l’inflazione ha reso i mobili più cari, e le famiglie hanno smesso di comprarli.

Punti chiave

  • IKEA investirà circa 1,4 miliardi di dollari per ridurre i prezzi in tutta Europa.
  • I tagli riguarderanno in media il 15-25% su arredamento per la casa, prodotti da cucina e contenitori.
  • L’inflazione dell’area euro ha toccato il 9,2% nel 2022, spingendo i prezzi dei mobili circa il 24% sopra i livelli del 2015.
  • Dal 2023 IKEA ha già investito tra 2 e 3 miliardi di euro per abbassare i prezzi di circa il 10%.
  • Le vendite retail europee sono scese dell’1% a 44,6 miliardi di euro, nonostante un aumento del 3% di visite e volumi.

Cosa prevede il piano di riduzione dei prezzi

Il cuore della strategia è semplice: tagliare i costi per i clienti anche a costo di margini più bassi. Gli sconti IKEA in Europa non sono uniformi su tutto il catalogo, ma si concentrano su categorie molto acquistate come mobili per la casa, articoli da cucina e contenitori per lo storage, con riduzioni comprese tra il 15% e il 25%.

Il concetto è quello di sacrificare oggi per restare rilevanti domani. Il CEO di Ingka Group, il maggiore franchisee di IKEA, Juvencio Maeztu, lo ha spiegato senza giri di parole nel comunicato dell’azienda: rendere IKEA più accessibile proprio nel momento in cui le persone ne hanno più bisogno, anche se questo significa accettare un margine inferiore. Ha aggiunto che mantenere i prezzi bassi resta un impegno di lungo periodo per il gruppo, non una mossa temporanea legata a una singola stagione di vendite.

Perché ora: inflazione, case più costose e consumatori diffidenti

La decisione arriva dopo anni di rincari che hanno colpito duramente il settore dell’arredamento. L’inflazione nell’area euro ha raggiunto un livello record del 9,2% nel 2022, e i prezzi dei mobili sono saliti di conseguenza: l’indice armonizzato Eurostat per mobili e arredamento nell’Unione Europea si trova oggi circa il 24% sopra il livello del 2015, con aumenti ancora più marcati in mercati come l’Estonia, dove il rialzo ha superato il 58%.

IKEA stessa ha subito la stessa pressione su materie prime e logistica: dopo la pandemia era stata costretta ad alzare i prezzi, un fatto raro per l’azienda, prima di tornare a scontare. Dal 2023 ha già investito tra 2 e 3 miliardi di euro per ridurre i prezzi di circa il 10%. Il problema, però, è che le famiglie europee comprano meno case: i costi abitativi in salita in molti paesi hanno frenato la mobilità delle persone, riducendo quella spesa da “nuova casa, nuovi mobili” che tradizionalmente sostiene il settore. A questo si aggiunge una fiducia dei consumatori vicina ai minimi degli ultimi tre anni, peggiorata dopo l’inizio della guerra in Iran, con paesi come i Paesi Bassi che hanno visto l’indice di confidenza crollare da -30 a -44 in appena un mese.

Il risultato si vede nei numeri: le vendite retail europee di IKEA sono scese dell’1%, a 44,6 miliardi di euro, un calo che l’azienda attribuisce sia ai propri tagli di prezzo sia alla cautela dei clienti, anche se visite e volumi sono cresciuti del 3%. È il secondo anno consecutivo di ricavi in calo, un segnale che gli sconti da soli non bastano ancora a far tornare la domanda ai livelli pre-crisi.

Il confronto con Walmart, Target e Kroger negli Stati Uniti

La mossa di IKEA non è isolata nel panorama retail globale. Negli Stati Uniti, Walmart ha annunciato che destinerà 3 miliardi di dollari di rimborsi sui tariffari alla riduzione dei prezzi, mentre Target ha stanziato quasi un miliardo di dollari per lo stesso obiettivo. Anche Kroger ha tagliato i prezzi su migliaia di prodotti a maggio, ma la scelta ha attirato critiche: la senatrice Elizabeth Warren ha accusato la catena di supermercati di speculazione sui prezzi, sostenendo che grandi corporation con poca concorrenza costringano i clienti a pagare troppo per beni essenziali mentre aumentano i propri profitti.

Il quadro americano racconta una difficoltà simile a quella europea: secondo la ricerca dell’Urban Institute, quasi metà degli americani non riesce a sostenere il costo della vita, con le spese che crescono più velocemente dei salari. La guerra in Iran ha peggiorato la situazione, spingendo il prezzo della benzina a 4 dollari al gallone in tutto il paese.

Oltre i tagli: il mercato dell’usato

Consapevole che i tagli di prezzo non risolvono tutto, IKEA ha già iniziato a guardare oltre. Dal 2024 sta testando un marketplace online dove le persone possono comprare e vendere mobili IKEA di seconda mano, un progetto lanciato ufficialmente all’inizio di quest’anno in cinque paesi. È un tentativo di offrire un’alternativa ancora più economica a chi non può permettersi nemmeno i prezzi scontati, e allo stesso tempo un modo per restare presenti nella vita dei clienti anche dopo la vendita iniziale.

Domande frequenti

Perché IKEA sta riducendo i prezzi in tutta Europa?

IKEA taglia i prezzi per rendere i propri prodotti più accessibili in un momento in cui l’aumento del costo della vita e l’inflazione stanno mettendo sotto pressione i consumatori europei.

Quanto sta investendo IKEA nella riduzione dei prezzi?

L’azienda prevede di investire circa 1,4 miliardi di dollari per abbassare i prezzi in tutta Europa.

Quali categorie di prodotti sono coinvolte negli sconti?

I tagli riguarderanno in media il 15-25% su arredamento per la casa, prodotti da cucina e contenitori per lo storage.

Che legame c’è tra la mossa di IKEA e le tendenze del retail più ampio?

La strategia di IKEA si inserisce nello stesso filone di Walmart e Target, che stanno usando i rimborsi sui tariffari per abbassare i prezzi e alleggerire la pressione inflazionistica sui clienti.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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