Il Senato degli Stati Uniti torna dalla pausa estiva il 14 settembre con appena quattordici giorni lavorativi davanti a sé prima che la campagna per le elezioni di midterm blocchi qualsiasi agenda legislativa complessa. In questa finestra ristrettissima si deciderà il destino del Digital Asset Market Clarity Act, la legge più ambiziosa mai proposta per regolare le crypto negli Stati Uniti. Il voto procedurale fissato per il 15 settembre alle 14:15 ET non è un dettaglio tecnico: è lo snodo che stabilirà se il settore avrà finalmente una cornice normativa federale o se dovrà accontentarsi, per anni, di regole scritte a pezzi dalle singole agenzie.
Summary
Punti chiave
- Il 15 settembre il Senato vota la mozione di cloture sul Clarity Act: servono 60 voti su cento per proseguire.
- I Repubblicani controllano 53 seggi ma rischiano di perdere almeno due voti interni, obbligando la maggioranza a trovare 10 o più senatori Democratici disposti a votare a favore.
- Tre nodi bloccano l’intesa: le norme etiche legate ai 1,4 miliardi di dollari di redditi crypto di Trump, la responsabilità degli sviluppatori DeFi nella Sezione 604, e una clausola sulle stablecoin che tocca 1,35 miliardi di dollari di ricavi annui di Coinbase da USDC.
- Sette senatori Democratici hanno firmato una lettera congiunta in cui definiscono il testo attuale insufficiente su etica, tutela dei consumatori e contrasto ai flussi illeciti.
- Se la legge fallisce, la regolamentazione resterà affidata a SEC, CFTC, OCC e FASB in modo frammentato almeno fino al 2029.
Il conto alla rovescia del Senato per il Digital Asset Market Clarity Act
Il voto del 15 settembre è formalmente procedurale, ma è quello che conta davvero. Serve superare la soglia dei 60 voti per portare il testo in aula per il dibattito pieno e il voto finale; sotto quella cifra, il Digital Asset Market Clarity Act resta bloccato e, con l’avvicinarsi delle elezioni di midterm, nessun senatore in campagna elettorale vorrà più votare su un tema così divisivo. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha fissato questa data proprio come ultimo tentativo utile prima che il calendario politico chiuda ogni spiraglio.
La matematica dei voti che spaventa il settore
I Repubblicani hanno 53 seggi al Senato. In condizioni normali basterebbero sette defezioni Democratiche per arrivare a sessanta. Ma le condizioni non sono normali: il senatore Rand Paul si opporrà per motivi libertari, ritenendo qualsiasi cornice federale un’ingerenza in una tecnologia pensata per funzionare senza permessi statali. Josh Hawley contesta invece un trattamento di favore verso le grandi fintech a scapito delle banche più piccole. Thom Tillis, coinvolto nella scrittura del testo, ha fatto sapere che sosterrà la legge solo con un linguaggio etico più severo.
Se defezionano tre Repubblicani, la leadership avrà bisogno di dieci voti Democratici; se ne defezionano quattro, ne servono undici. In commissione Banking, solo due Democratici — Ruben Gallego dell’Arizona e Angela Alsobrooks del Maryland — hanno votato a favore. La distanza tra due e dieci è enorme, e i sette senatori più vicini a un possibile sì, quelli della lettera congiunta, non si sono ancora mossi. Lo stesso Gallego, durante un intervento al Wyoming Blockchain Symposium, ha sintetizzato il problema: “il modo per arrivare a sessanta voti è una buona legislazione etica, oltre a chiudere alcuni punti ancora aperti”.
Le tre questioni che bloccano l’accordo
Dietro lo stallo ci sono tre dispute distinte, ognuna con una coalizione diversa di oppositori. Nessuna riguarda davvero la tecnologia: sono scontri politici, legali e di interesse economico che si sono incastrati l’uno nell’altro.
L’etica e i guadagni crypto di Trump
Durante la discussione in commissione del 14 maggio, i Democratici avevano proposto un emendamento etico per vietare a presidente, vicepresidente e membri del Congresso di possedere attività legate alle crypto durante il mandato. L’emendamento è stato respinto 13 a 11 con voto di partito. Il presidente Trump ha dichiarato oltre 1,4 miliardi di dollari di reddito legato alle crypto nel 2025, in gran parte da World Liberty Financial e dal memecoin TRUMP. Il testo attuale prevede un obbligo di trasparenza sui conflitti d’interesse con scadenza al 20 gennaio 2029, fine dell’attuale mandato presidenziale — una clausola che i Democratici leggono come la prova che la norma è pensata su misura per una sola amministrazione.
Sviluppatori DeFi e Sezione 604
La Sezione 604 esenta gli sviluppatori software non custodial dall’obbligo di registrazione come money transmitter. Per il settore è un principio non negoziabile: chi scrive codice open-source senza avere in custodia i fondi degli utenti non dovrebbe rispondere di come terzi lo usano. Le forze dell’ordine — National Sheriffs’ Association, International Association of Chiefs of Police e National District Attorneys’ Association — la considerano invece una scappatoia per riciclatori e reti di frode. Il senatore Chris Van Hollen aveva proposto un emendamento per imporre obblighi antiriciclaggio diretti ai protocolli DeFi, respinto in commissione ma tuttora al centro dello scontro.
Stablecoin e i premi USDC di Coinbase
Il terzo nodo riguarda la possibilità, prevista dal testo, che gli exchange offrano rendimenti sui saldi in stablecoin. Coinbase ha generato circa 1,35 miliardi di dollari di ricavi annui dai programmi di premi su USDC nel 2025. L’American Bankers Association sostiene che questi rendimenti funzionano come interessi su depositi bancari e dovrebbero sottostare agli stessi requisiti di capitale e di assicurazione dei depositi. Il timore, condiviso da senatori come John Cornyn e John Curtis, è una fuga di depositi dalle banche regionali incapaci di competere con rendimenti garantiti da portafogli di titoli del Tesoro.
Cosa succede se il testo non passa
Se il Digital Asset Market Clarity Act fallisce il 15 settembre, il settore tornerà a essere regolato per via di applicazione normativa frammentata da parte di SEC, CFTC, OCC e FASB, senza una legge organica almeno fino al 2029.
Sul fronte dei mercati, una possibile correzione tra il 10% e il 25% per Bitcoin è stata ipotizzata in caso di fallimento del voto. Le quote di Polymarket sulla probabilità di approvazione nel 2026 raccontano già questa fragilità: erano all’82% a febbraio e sono scese a circa il 16% a fine agosto, mentre Galaxy Digital ha tagliato la propria stima interna al 10%. Un dato che pesa: perché conta? Perché segnala che il mercato ha già iniziato a scontare uno scenario di fallimento, riducendo potenzialmente l’impatto immediato di un voto negativo, ma lasciando aperta la domanda su cosa accada se, invece, il testo passasse davvero.
Non tutti nel settore vivono questo stallo come una sconfitta definitiva. Al Wyoming Blockchain Symposium di Jackson Hole, John Darsie, CEO di SALT, ha detto di essere “un po’ pessimista” sull’approvazione, ricordando che a ridosso delle elezioni di midterm raramente il Congresso vota leggi di questa portata. L’ex governatore di New York Andrew Cuomo, oggi nel board di OKX, ha avvertito che un eventuale cambio di controllo della Camera dopo il voto di novembre potrebbe produrre anni di scontro istituzionale tra un Congresso ostile e i regolatori dell’amministrazione Trump.
Il lobbying dietro la battaglia
Qualunque sia l’esito del 15 settembre, la macchina politica costruita attorno al Digital Asset Market Clarity Act ha già cambiato il rapporto tra Washington e il settore crypto. Secondo quanto riportato da fonti del settore, il settore ha versato risorse significative nel ciclo elettorale 2026. Questa mole di spesa non si è tradotta automaticamente in voti garantiti: il senatore Mark Warner, tra i negoziatori Democratici più coinvolti, ha dichiarato ai giornalisti prima della pausa estiva che i contributi elettorali non determinano la sua posizione sulla regolamentazione finanziaria. È un segnale rilevante, perché proprio i sette senatori della lettera congiunta restano l’ago della bilancia, e nessuna cifra di lobbying finora ha smosso le loro riserve su etica e tutela dei consumatori.
SEC e CFTC vanno avanti comunque
La SEC non aspetta l’esito del Senato. Il 18 agosto la Commissione ha votato una proposta di regolamentazione per gli asset digitali, un quadro normativo che crea percorsi legali per le offerte di token. Il presidente Paul Atkins l’ha presentata come parte dell’iniziativa della SEC per costruire regole via via che il Congresso resta fermo. Una regola amministrativa, però, resta vulnerabile a ribaltamenti da parte di future commissioni ostili, a differenza di una legge votata dal Congresso — motivo per cui il settore, pur avendo investito risorse significative, considera ancora l’approvazione del testo la priorità assoluta.
Sul fronte della CFTC, il quadro è più fragile. L’agenzia che riceverebbe la giurisdizione esclusiva sui mercati spot delle commodity digitali opera con risorse limitate rispetto alle sue responsabilità potenziali. L’Inspector General della CFTC ha definito la regolamentazione degli asset digitali il principale rischio gestionale dell’agenzia per l’anno fiscale 2026, proprio mentre le sue responsabilità sono destinate a espandersi. Come ha osservato Andrew McCormick di Chainlink Labs, per chi deve allocare capitale conta la stabilità del quadro normativo: una giurisdizione soggetta a cambi rapidi ogni due o quattro anni rende molto più difficile investire con fiducia.
Denelle Dixon, presidente della Stellar Development Foundation, ha proposto una lettura diversa dello stallo: usare i prossimi due anni per rafforzare, tramite le regole già emerse da SEC e CFTC, un impianto capace di sopravvivere al cambio di amministrazione, indipendentemente da chi vincerà le elezioni del 2028.
FAQ
Qual è l’importanza del voto di cloture del Senato del 15 settembre?
Il voto di cloture del 15 settembre richiede 60 voti per portare il Clarity Act al dibattito pieno in aula. Se la mozione fallisce, la legge è di fatto morta per il 2026.
Perché il Clarity Act ha bisogno di 60 voti al Senato per procedere?
Le regole del Senato richiedono una maggioranza qualificata di 60 voti per chiudere il dibattito e superare l’ostruzionismo, condizione necessaria per arrivare a un voto finale di approvazione.
Quali sono le principali questioni che bloccano l’approvazione del Clarity Act?
Le tre dispute principali riguardano le norme etiche legate alle partecipazioni crypto di funzionari eletti, la responsabilità degli sviluppatori DeFi ai sensi della Sezione 604 e una clausola sulle stablecoin che incide sui premi USDC di Coinbase.
Cosa succede alla regolamentazione crypto se il Clarity Act non viene approvato?
La regolamentazione tornerà a essere affidata a un mosaico frammentato di interventi da parte di SEC, CFTC, OCC e FASB, che proseguiranno con questo assetto almeno fino al 2029.
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