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I primi 50 bitcoin sono stati generati il 3 gennaio del 2009 con il blocco numero zero.

Da allora sono stati minati più di 540.000 blocchi, con due halving, ovvero il dimezzamento del reward, che hanno ridotto il numero di nuovi bitcoin generati per blocco prima a 25 e poi a 12,5.

Il prossimo halving dovrebbe avvenire nel 2021, o più probabilmente nella seconda parte del 2020.

Fino ad oggi sono stati generati poco più di 17 milioni di bitcoin, che costituiscono la cosiddetta circulating supply.

Tuttavia, sebbene esistano 17 milioni di bitcoin, in realtà una parte di questi non sono in circolazione.

Infatti, per poterli utilizzare e farli circolare, è necessario conoscere la chiave privata dell’indirizzo pubblico a cui risultano assegnati, perché solo con la chiave privata possono essere mossi.

Le chiavi private non sono, ovviamente, pubbliche, e non stanno sulla blockchain.

Qualora andasse persa una chiave privata non c’è modo di recuperarla e questo significa che i bitcoin che risultano assegnati agli indirizzi per i quali la chiave privata è andata persa non sono utilizzabili.

In altre parole, sono bitcoin che possiamo considerare non in circolazione, perché rimarranno fermi per sempre negli indirizzi a cui risultano assegnati.

A questo punto una domanda sorge spontanea: quanti bitcoin risultano ad oggi assegnati ad indirizzi pubblici per i quali la chiave privata è andata perduta? Ovvero quanti bitcoin sono andati persi? E quanti pertanto ne rimangono in circolazione?

Visto che i possessori di bitcoin non rivelano a nessuno le loro chiavi private, in realtà non si sa nemmeno quante siano andate perse. In altre parole si possono solo fare delle stime.

A dire il vero è possibile analizzare la blockchain alla ricerca di quali indirizzi pubblici risultano essere inattivi da tempo, ma questo non significa che i bitcoin a loro assegnati siano persi: in teoria il loro possessore potrebbe anche solo aver deciso di non utilizzarli, per ora.

Una stima è stata pubblicata dal Wall Street Journal: un quinto dei bitcoin generati sarebbe da considerare perduto. Si tratterebbe di più di tre milioni e mezzo di BTC, per un valore superiore ai 20 miliardi di dollari.

La stima fatta da Chainalysis, invece, sostiene che 2,3 sono da considerarsi effettivamente perduti, mentre 1,5 potrebbero esserlo.

Da ricordare che una parte di questi sono quelli che appartengono al creatore di Bitcoin Satoshi Nakamoto, che risultano non essere mai stati utilizzati.

Se sottraiamo tutti questi bitcoin al totale di quelli generati fino ad oggi, in circolazione effettiva ne rimarrebbero circa 13 milioni e mezzo, per una capitalizzazione di mercato inferiore ai 90 miliardi di dollari, al posto degli oltre 110 totali calcolati ad esempio da Coinmarketcap.

Sempre secondo il Wall Street Journal esisterebbero delle persone specializzate nel tentativo di recuperare questi bitcoin perduti, in particolare nella ricerca delle chiavi private.

A dire il vero questo tipo di operazione risulta piuttosto arduo, e spesso non dà risultati, ma in teoria potrebbe essere possibile riuscire a ritrovare da qualche parte una chiave privata perduta (mentre rigenerarla è ancora virtualmente impossibile).

È infine probabile che il numero di bitcoin perduti aumenti nel tempo, perché se da un lato è estremamente difficile recuperare una chiave privata persa, è molto più semplice perderne una attualmente in uso.

Considerando che verranno creati al massimo 21 milioni di BTC, e che siamo già ben oltre i 17 milioni, il totale della circulating supply reale pare destinato a ridursi nel tempo.