Da utopia a realtà, la crypto isola non apparrtiene più ai libri e film di fantascienza.

In un’iniziativa che piacerà ai sostenitori delle criptovalute e dell’industria della blockchain, un giorno sarà possibile vivere in qualcosa simile a un atollo paradisiaco, pure ecosostenibile e galleggiante, nato dal nulla e senza vincoli con altri stati.

Un’isola felice sulla quale si potrà costruire la propria casa e fare affari con una moneta digitale appositamente creata.

È l’idea avveniristica su cui si basa il progetto Floating Island Project nella Polinesia francese (qui il video di presentazione).

Il token plasmato è Varyon (VAR), un mezzo di pagamento per i beni e i servizi della “crypto isola” creato da Blue Frontiers.

Con l’ICO in programma nel secondo trimestre di quest’anno, la startup intende espandersi e creare abitazioni permanenti in mare che non debbano sottostare alle leggi dei governi delle nazioni esistenti.

Chi non vuole più vivere sotto un governo particolare, potrà trasferire la propria residenza in un’altra isola”, dice Nathalie Mezza-Garcia, dottorando in scienze politiche del Centre for Interdisciplinary Methodologies dell’Università di Warwick.

Mezza-Garcia, che si auto-definisce “una evangelista della vita fuori dai confini e dagli schemi”, ha raccontato alla CNBC che le startup dovrebbero trasferire la propria sede a Tahiti.

La ricercatrice di Blue Frontiers e del progetto di Seasteading Institute, organizzazione no-profit californiana, sta studiando i sistemi di auto gestione, di organizzazione dal basso e decentralizzazione.

Non solo crypto isola, ma anche incubatore perfetto

I governi nelle isole galleggianti esisteranno solo come fornitori di servizi e le nuove comunità che si verranno così a creare potranno governarsi da sole.

Sono tutti concetti molto vicini all’anarchia e al mondo delle criptovalute, che si basano su una tecnologia per l’appunto decentralizzata e condivisa, che non ha bisogno di intermediari o autorità superiori.

La ricercatrice sta lavorando all’elaborazione di una teoria di “governance eterarchica”, che potrebbe tornare comodo agli architetti dell’isola sostenibile e crypto-compatibile che rimarrà fuori dai territori rivendicati dai governi.

Nel gennaio del 2017 il progetto è stato ufficializzato con la firma di un protocollo d’intesa tra il governo della Polinesia e le società ideatrici.

Un accordo che getta le basi per la creazione di un’area economica offshore speciale e che concede il permesso di costruire all’Istituto Seasteading.

In cambio il governo polinesiano otterrà i vantaggi sociali ed economici apportati dalla nuova comunità di “immigrati”.

Da parte sua Blue Frontiers si occuperà di raccogliere i finanziamenti necessari a portare avanti il progetto senza poter contare su sussidi statali o altri aiuti esterni.

Come stabilito dal protocollo d’intesa, la SeaZone, com’è stata chiamata, avrà un apparato normativo studiato per attirare investimenti dall’estero.

Nell’isola costruite case, uffici, negozi e centri di ricerca, progettate da architetti polinesiani e gli atolli avranno un basso impatto ambientale.

I lavori sono iniziati quest’anno a Tahiti e quando il progetto sarà ultimato, oltre a poter offrire alloggio agli sfollati, potrebbe diventare – come sostiene Mezza-Garcia nell’intervista alla CNBC,  “l’incubatore perfetto” per startup e imprenditori.

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Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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