A partire dal dicembre 2017 a Londra si è verificato un vero e proprio boom di interesse per i bitcoin e le altre criptovalute.

D’altronde la città è in assoluto una delle capitali mondiali del fintech.

Non c’è  quindi da stupirsi che la folta comunità londinese, specializzata in tecnologie applicate al mondo finanziario, si sia gettata a capofitto su queste nuove opportunità. Senza trascurare l’altrettanto folta comunità di traders, attivi già professionalmente nella City, che hanno visto opportunità di notevoli guadagni personali nel settore cryptocurrencies.

In particolare, va detto che sono state le ICO ad attrarre moltissima attenzione. In pochissimo tempo Londra è diventata uno dei luoghi più caldi per quanto riguarda le iniziative legate alle Initial Coin Offering, in aggiunta alle decine di meetup quotidiani dove vengono presentati progetti sulla blockchain.

Le preoccupazioni del governo

L’hype, però, non è passato inosservato alle autorità britanniche, tanto che il segretario del Ministero delle finanze della Gran Bretagna John Glen ultimamente ha riferito che il governo sta cercando di capire meglio questo settore per valutare i potenziali effetti.

Glen ha parlato di preoccupazioni relative ai rischi legati alle criptovalute, in particolare dopo l’exploit del valore di bitcoin.

Durante una conferenza Innovate Finance ha dichiarato:

Nella nostra imminente strategia fintech, il governo annuncerà ulteriori lavori con la Financial Conduct Authority e la Bank of England per esaminare questi problemi in modo più dettagliato“.

Secondo Glen, il Regno Unito, e in particolare Londra, sono il miglior posto al mondo per il fintech, ma ha aggiunto che “il mio mandato è di garantire che rimanga tale“.

Il 2017 infatti è stato un anno record per il fintech britannico, con 1,3 miliardi di sterline investiti, per la metà provenienti dall’estero, e di sicuro non c’è alcun desiderio di tornare indietro.

Il ministro delle Finanze britannico Philip Hammond ha poi dato il via alla task force che esaminerà i rischi e i benefici delle criptovalute, task force che include la Banca Centrale Britannica, la Banca d’Inghilterra (BOE) e l’autorità di vigilanza della Financial Conduct Authority (FCA).

I dubbi del Parlamento

D’altra parte il Comitato ristretto del Tesoro – un potente comitato di parlamentari britannici di tutti i partiti – già a febbraio aveva lanciato la proposta di “un’inchiesta” sulle criptovalute per studiare opportunità e rischi del segmento, soprattutto per quanto riguarda il loro utilizzo da parte dei consumatori, delle imprese e dello stesso Stato.

In generale non mancano le aperture. Ad esempio, è stato il Governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ad aver “stoppato” l’ipotesi che il G20 si occupasse di regolamentazione a 360 gradi. Carney ha scritto una lettera in cui ha esplicitamente dichiarato che “i cripto-asset non comportano rischi per la stabilità finanziaria globale in questo momento“. Se pertanto da parte della politica britannica sono state sollevate delle obiezioni e preoccupazioni, dall’altra l’atteggiamento del governo e della Banca Centrale appaiono meno scettici e più possibilisti.

L’importanza di Londra

Per comprendere quanto il ruolo di Londra sia importante in questo settore basta citare l’americana Coinbase (l’exchange con più utenti al mondo), che dopo aver aperto una propria sede anche a Londra ha già incrementato il personale di 8 volte. Ha richiesto (ed ottenuto) alla Financial Conduct Authority londinese una licenza per operare in Europa offrendo servizi di pagamento.

Le iniziative che si stanno sviluppando sono sempre più numerose. Tra questi c’è l’exchange LCCX, con sede a Londra.

Il 13 marzo ha lanciato la sua ICO con cui in due giorni ha raccolto un milione di sterline. Ora LCCX vorrebbe diventare il primo exchange ufficialmente autorizzato ad operare in questo settore nello UK.

Il fondatore di LCCX Robert Benwell, ha dichiarato: “Nelle ultime due settimane abbiamo fatto solo una quantità limitata di marketing e non ci aspettavamo di iniziare così velocemente. Sono fiducioso che arriveremo alle 5 milioni di sterline previste”.

L’atteggiamento degli inglesi

A dispetto delle preoccupazioni della politica, l’atteggiamento degli inglesi (anche se sarebbe meglio chiamarli “britannici”) nei confronti delle criptovalute sembra abbastanza positivo.

Secondo un sondaggio di Citigate Dewe Rogerson, condotto su 1.042 commercianti britannici, il 14% ha già acquistato criptovalute, il 10% ne detiene ancora (ad esempio “solo” l’8% circa degli americani ne detiene). Inoltre, un altro 20% ha dichiarato di non averne mai acquistate ma di essere intenzionato a farlo in futuro.

Pertanto circa un terzo dei commercianti britannici o ha già acquistato criptovalute, o potrebbe farlo in futuro.

L’euforia del 2017

Un dato può contribuire a comprendere l’entità dell’hype che si è formato in questo settore nel 2017 in UK: IG Group, società londinese che si occupa di trading, a fine 2017 ha registrato il suo miglior trimestre di sempre, aumentando fatturato e clienti.

Cosa succede nel 2018

A partire dalla fine di gennaio 2018, l’hype sembra un po’ svanito.

C’è stata una forte contrazione del volume degli scambi (e quindi del trading), ma anche l’euforia nei confronti delle ICO è rallentata.

Fonti dirette londinesi confermano che anche nei ristoranti si è smesso di parlare continuamente di criptovalute, come invece capitava a fine 2017. Le attenzioni sono rientrate “nella norma” (per quanto siano “normali” a Londra).

Questo potrebbe anche aiutare questo settore ad evolvere con i suoi tempi, senza gli eccessi generati dall’euforia.