Le banche strizzano l’occhio alla blockchain
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Le banche strizzano l’occhio alla blockchain

By Rossana Prezioso - 27 Mar 2018

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Se le criptovalute hanno destato più di una perplessità tra le istituzioni finanziarie internazionali e gli operatori, la tecnologia che si trova alla base del fenomeno delle monete virtuali, la famosa blockchain, sta invece, riscuotendo molto successo.

Già dalla fine di gennaio diversi economisti erano concordi sul fatto che la vera rivoluzione è la logica dell’archivio pubblico che cataloga le transazioni, piuttosto che la sua applicazione delle criptovalute.

Un possibile conferma è arrivata nei giorni scorsi con la notizia evidenziata dal Financial Times in un articolo intitolato “JPMorgan weighs spin-off for blockchain project”, secondo cui JP Morgan Chase sarebbe intenzionata a rendere Quorum, la piattaforma smart per contratti su blockchain, una compagnia indipendente.

La scelta appare ancora più anomala soprattutto se si pensa che l’amministratore delegato della banca statunitense, Richard Diamond, è stato uno dei primi detrattori del bitcoin arrivando a definirlo una truffa, salvo poi calmierare i toni ma lasciando comunque intendere che chiunque volesse avvicinarsi al settore delle criptovalute dovrebbe farlo con estrema cautela.

In realtà, l’intero atteggiamento della banca è ambivalente sull’argomento: dopo infatti aver ricalibrato le dichiarazioni del CEO, hanno precisato che la blockchain può essere definita una tempesta innovativa nell’ambito della finanza, ma anche che le criptovalute potrebbero rappresentare un rischio per le istituzioni finanziarie tradizionali.

Il cambio di rotta di JP Morgan

La nuova direzione presa da JP Morgan nasce dalla consapevolezza che “la tecnologia di registri distribuiti giocherà un ruolo importantissimo nel settore” come dichiarato da Brian Marchiony Global Head of Marketing & Communications di JPMorgan.

La piattaforma Quorum nasce due anni fa come ramo del progetto Ethereum Enterprise Alliance (EEA) con l’intenzione di rendere più veloce ed efficiente tutta una serie di operazioni, tra cui i pagamenti transfrontalieri ma anche per migliorare privacy, sicurezza e scalabilità della blockchain di Ethereum.

Tra i membri del progetto si annoverano oltre 200 membri, compresi nome di enorme spessore come MasterCard, Intel, Microsoft e Santander.

L’idea di Santander e la partnership con Ripple

Proprio quest’ultima ha recentemente annunciato, per voce di Nathan Bostock, CEO della filiale inglese, che entro la primavera potrebbero varare la prima piattaforma di “pagamenti transfrontalieri su larga scala con la tecnologia blockchain“.

Il nome sarà App Consumer e sarà distribuita in Spagna, Brasile, Regno Unito e Polonia grazie anche ad una partnership con Ripple.

Uno dei punti forti del progetto è quello di permettere agli utenti di conoscere in anticipo il costo delle operazioni effettuate.

La notizia risale a venerdì ed è stata data a margine della conferenza internazionale di Fintech a Londra.

Bostock ha inoltre specificato che l’azienda partner è “controllata da Bostock Ripple, società fintech specializzata in pagamenti transfrontalieri attraverso i suoi prodotti xCurrent e RippleNet”.

Non è il primo progetto che vede coinvolto il gruppo di istituti di credito. Santander, infatti, collabora con Ripple sin dal 2015.

I vantaggi per le banche

Il motivo per cui le banche nutrono interesse per “la blockchain senza bitcoin” è semplice: le tante possibilità inedite che offre, prima fra tutte quella di trasferire denaro ovunque, con un considerevole taglio di costi, di tempi e di personale.

Non solo, ma allargando la visuale ad un panorama più ampio e spostando il focus all’intera catena produttiva, sarebbe possibile anche creare piattaforme per pagamenti internazionali a vantaggio soprattutto delle piccole imprese che vorrebbero esportare i propri prodotti ma che temono costi, problemi di tracciamento della merce e soprattutto la tempistica.

Rossana Prezioso
Rossana Prezioso

Appassionatasi alle nuove frontiere dell’editoria online, ha deciso di approfondire ulteriormente le sue conoscenze dedicandosi allo studio dei cambiamenti culturali ed economici derivati dalla nascita della finanza hitech, sviluppando le tematiche riguardanti i nuovi modelli di business ad essa legati e le influenze geopolitiche della new economy criptovalute

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