Nella Moschea la carità si fa con le crypto
Nella Moschea la carità si fa con le crypto
Criptovalute

Nella Moschea la carità si fa con le crypto

By Rossana Prezioso - 21 Mag 2018

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Rivoluzione in Gran Bretagna: adesso l’elemosina si potrà fare anche attraverso le criptovalute.

Il primo esempio arriva da Dalston dove la Moschea Shackwell Lane ha accettato questa forma di pagamento per la carità durante il Ramadan, rito obbligatorio per ogni musulmano.

Le dichiarazioni a favore

La conferma arriva dal consigliere islamico della moschea Zayd al Khair e da Gurmit Singh, fondatore della Combo Innovations start up specializzata in blockchain che gestirà l’intero processo.

Si tratta di un incontro tra l’obbligo religioso della carità imposto ai musulmani e la diffusione delle nuove tecnologie.

Un primo passo che potrebbe coinvolgere anche altre strutture estere islamiche (un paio già sembrano accettare bitcoin) anche se però, fanno notare da più parti, resta aperta la delicata questione sulla vera natura del bitcoin e i dettami della fede musulmana.

La questione islamica

Stando ai precetti del Corano, infatti, l’usura (prestito ad alti tassi di interesse), così come alcuni tipi di speculazione e le valute non supportate da materie prime se non ampiamente accettate dalla società sono haram, proibiti.

Da un punto di vista strettamente tecnico, fa notare Guney, l’idea permetterebbe non solo alla finanza islamica di entrare nel 21esimo secolo con lo sfruttamento di tutti i vantaggi derivanti dalla tecnologia blockchain, ma anche di permettere l’accesso a chi, privo dei requisiti per usufruire dei vantaggi dei finanziamenti tradizionali, può farlo attraverso semplicemente uno smartphone.

Dopo un lungo dibattito i consiglieri religiosi della moschea hanno concluso che le criptovalute possono essere accettate come donazioni ed hanno predisposto aggiornamenti al sito web della moschea in modo da accettare sia bitcoin che ethereum come strumenti per adempiere agli obblighi dello Zakat e a quelli della Sadaqah ovvero, rispettivamente, la purificazione delle proprie ricchezze a favore dei fratelli più poveri e l’elemosina spontanea.

Non tutti sono d’accordo

Molti gli esempi pratici sull’uso della criptovaluta come elemosina come Erkin Guney, a capo della moschea, sta collaborando a livello gratuito con una dozzina di organizzazioni benefiche britanniche che accettano cripto come donazioni, una delle quali è appunto musulmana. Ha sottolineato:

“Lo zakat sarà usato per nutrire i poveri nella nostra comunità locale e aiutare gli altri bisognosi. Metteremo anche da parte del denaro per i rinnovamenti urgenti necessari alla moschea. Inshallah (a Dio piacendo) la campagna sulla criptovaluta potrà essere un successo. Se funziona, sono sicuro che molte altre moschee e organizzazioni di beneficenza islamiche, non solo in Gran Bretagna ma in tutto il mondo, inizieranno a fare lo stesso. “

Un approccio che risulta essere diametralmente opposto a quello assunto dal Mufi del Il Cairo il quale, a inizio anno arrivò a lanciare addirittura una Fatwa (condanna) contro le criptovalute.

Erano i primi giorni di gennaio 2018 e il Gran Muftì egiziano Sheikh Shawki Allam accusò la moneta digitale di essere uno strumento di “frode, e imbrogli” che non è controllato da nessuna autorità centrale e di conseguenza doveva venire vietata dalla Legge Islamica.

Rossana Prezioso
Rossana Prezioso

Appassionatasi alle nuove frontiere dell’editoria online, ha deciso di approfondire ulteriormente le sue conoscenze dedicandosi allo studio dei cambiamenti culturali ed economici derivati dalla nascita della finanza hitech, sviluppando le tematiche riguardanti i nuovi modelli di business ad essa legati e le influenze geopolitiche della new economy criptovalute

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