Ethereum ha un hard cap come Bitcoin?
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Ethereum ha un hard cap come Bitcoin?

By Marco Cavicchioli - 27 Ott 2018

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Bitcoin è stato disegnato come uno store of value, ovvero un asset scarso in natura e di molto costosa e complessa produzione, con un’offerta di massa monetaria predeterminata e immutabile, dato che saranno prodotti solo 21 milioni di bitcoin e nessuna entità o automatismo potrà mutare tale quantità.

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Satoshi Nakamoto ha stabilito a livello di codice che bitcoin non fosse soggetto ad inflazione. Anzi, in futuro potrà essere soggetto addirittura a deflazione, poiché l’algoritmo, che prima produceva 50 monete ogni 10 minuti, oggi ne fa produrre 12,5 grazie ad un processo chiamato halving.

E questo processo, per cui ogni 4 anni la ricompensa si dimezza, continuerà fino al raggiungimento del Satoshi (un centomilionesimo di bitcoin), cosa che è prevista nel 2140.

Ma la stessa cosa vale anche per Ethereum?

No, per la crypto della rete Ethereum non c’è un limite. Ed è anche per questo che Bitcoin viene definito come oro digitale, cosa che non si può dire per Ethereum.

Quest’ultima, infatti, è una piattaforma di rete, uno strumento tecnico con cui è possibile fare ICO, DApp, smart contract, ecc… Insomma, è una specie di grande computer mondiale decentralizzato che per operare necessita di una crypto, Ether (ETH), e non è stato posto alcun limite fisso per il numero di quanti ne verranno prodotti.

Se anche oggi si ponesse un limite da parte della ETH Foundation, siamo sempre di fronte ad un’autorità centrale che fissa l’offerta monetaria e che può sempre cambiare tale numero per immettere nuova liquidità, come per le valute fiat.

Il mining di ETH

A dire il vero, la difficoltà del mining di Ethereum aumenta con l’aumentare del numero di blocchi minati, quindi il mining con il tempo potrebbe ridursi, tanto che lo stesso Vitalik Buterin ha stimato che probabilmente la piattaforma autolimiterà la produzione di ETH a circa 100 milioni di unità.

Inoltre, sono allo studio anche alternative alla Proof of Work, prova che sta alla base del mining e quindi dell’emissione di nuove crypto, ma per ora non c’è nulla di già operativo in tal senso.

Qualora la Proof of Work di Ethereum venisse sostituita completamente, ad esempio, con la Proof of Stake, non ci sarebbe più emissione di nuove crypto, ma ad oggi non è possibile fare previsioni precise in merito a questa ipotesi.

Pertanto, mentre da un lato è possibile che in futuro l’emissione di ETH venga fermata, dall’altro non si sa ancora bene nè se ciò avverrà nè quando.

Questo, a differenza di bitcoin, determina che ETH non possiede e non potrà mai acquisire le caratteristiche di hard money e, in un orizzonte temporale non prossimo, generare inflazione.

Di bitcoin ad oggi ne vengono emessi circa 650.000 nuovi ogni anno, pari a circa il 3,8% dell’attuale circolante, ma già nel 2021 (o forse 2020) questa cifra dimezzerà, portando l’emissione di nuovi token sotto il 2% per i successivi 4 anni.

Di ETH, invece, ad oggi, ne vengono emessi più di 6 milioni all’anno, pari al 6% circa del circolante. Questa cifra dovrebbe ridursi con il tempo, fino a tendere verso lo 0,8%. Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi, perché il protocollo di Ethereum non prevede nulla in merito e potrebbe essere possibile mutare l’immissione di liquidità sul mercato o i suoi meccanismi.

Infatti, lo scorso 31 agosto, durante il meeting degli Ethereum Core Developer, hanno deciso di ridurre il premio ai minatori per la creazione di nuovi blocchi a 2 ETH, rispetto agli attuali 3 ETH per blocco normale e 2.625 ETH per blocco uncle, che generano una produzione giornaliera di circa 25.500 ETH ($12 milioni) al giorno, con un tasso annuo di inflazione del 7,4%.

Pertanto mentre Bitcoin è considerato oro digitale, bene rifugio e non soggetto ad inflazione, ETH invece è soggetto a inflazione, forse in futuro in misura minore, ma difficilmente potrà divenire un bene rifugio o oro digitale  

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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