No, il Mining non causa il surriscaldamento globale
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No, il Mining non causa il surriscaldamento globale

By Stefania Stimolo - 31 Ott 2018

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Due giorni fa la Nature Climate Change ha pubblicato un report che mostra, con un codice aperto su GitHub, il calcolo annuale dell’emissione di carbonio che provocherebbe il surriscaldamento globale di 2° C tra meno di 30 anni, additando il mining di Bitcoin come causa.

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In questi primi dieci anni di vita della regina delle criptovalute, il mining ha visto una vera e propria evoluzione, diventando sempre più complesso e dispendioso.

L’algoritmo SHA-256 da risolvere per minare bitcoin e confermare le transazioni richiede l’utilizzo di forti hardware, un buon sistema di ventilazione e, soprattutto, un notevole aumento del consumo di energia.

Il report ed il codice sono stati sviluppati dal team di ricercatori dell’Università delle Hawaii, tra cui Camilo Mora, che afferma che, secondo il calcolo eseguito, solo nel 2017, anno del boom del valore di bitcoin, l’emissione stimata di carbonio ammontava a 69 milioni di tonnellate di CO2.

Ma cosa dicono gli esperti?

Il senso del calcolo e dei dati utilizzati sono infatti stati rivisti, toccano dei punti non considerati nella teoria puramente matematica avanzata da Mora ed il suo team.

Alcuni esperti parlano della decarbonizzazione dell’energia che l’intero pianeta sta cercando di attuare, e cioè l’intenzione reale di voler utilizzare energie rinnovabili in generale ma anche per l’attività di mining, il che ridurrebbe l’emissione di carbonio non solo dovuta dall’emissione di bitcoin, ma anche per il settore trasporti, riscaldamenti e raffreddamenti domestici e cibo.

A tal proposito il professore di ingegneria meccanica Eric Masanet, che dirige il laboratorio di analisi dei sistemi energetici e delle risorse presso la Northwestern University, ha spiegato: “Sappiamo che il settore energetico globale sta decarbonizzando e che l’IT (compreso il data mining di criptovaluta) sta diventando molto più efficiente dal punto di vista energetico. Sembra che gli autori abbiano trascurato queste ultime due tendenze nelle loro proiezioni.

Altri esperti fanno notare l’instabilità dei dati temporali considerati nella teoria di Mora, facendo notare da un lato l’improbabile staticità della domanda di elettricità delle singole transazioni di bitcoin e le emissioni di carbonio per quella stessa elettricità, mentre allo stesso tempo bitcoin subisce una rapida adozione.

Infine, un altro punto tralasciato dal calcolo dell’Università delle Hawaii è non prevedere i possibili miglioramenti applicabili alla blockchain di Nakamoto, argomento centrale di studio delle migliori università e aziende in tutto il globo, che ridurrebbero o modificherebbe l’emissione di carbonio previsto.

Non a caso, un articolo della CNBC citava:

“Gli innovatori delle migliori istituzioni come M.I.T. e Cornell University ed i giganti tecnologici come IBM e Intel stanno sviluppando una serie di innovazioni “verdi” di blockchain per soddisfare la domanda delle aziende per blockchain che semplifica le transazioni di tutti i tipi. “

In sostanza, secondo gli esperti, per l’utilizzo della criptovaluta non bisogna concentrarsi sul consumo energetico in quanto lo stesso potrebbe anche aumentare, ma senza per forza causare forti impatti sull’ambiente.

Leggi qui tutto quello che c’è da sapere su Mining e Ambiente.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo

Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.

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