Un riassunto del primo meeting degli esperti blockchain oggi al MiSE
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Un riassunto del primo meeting degli esperti blockchain oggi al MiSE

By Amelia Tomasicchio - 21 Gen 2019

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Oggi si è tenuto il primo meeting dei 30 esperti blockchain del MiSE. Durante questo incontro gli esperti si sono insediati, presentando il loro background e i propri obiettivi come membri del tavolo.

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Ciò che è saltato all’occhio immediatamente durante questo meeting è che la maggior parte degli esperti selezionati che sta partecipando al progetto del MiSE proviene dal settore legal e si è posto lo scopo di capire come attuare un’efficace regolamentazione del mondo crypto.

A prendere per primo la parola è Andrea Cioffi, sottosegretario al MiSE, che spiega gli obiettivi del tavolo:

“E’ politicamente e strategicamente molto importante lavorare su blockchain per un sistema decentralizzato, è uno dei cardini del M5S. I campi di applicabilità sono moltissimi. L’esempio che facciamo sempre è […] la tracciabilità alimentare. Penso che la blockchain possa anche essere utilizzata come sistema per combattere la corruzione, visto che è quasi impossibile modificare un registro fatto in questo modo. Il nostro obiettivo è trovare applicazioni in quanti più campi possibili”.

Per quanto riguarda le tempistiche del documento che sarà redatto come prodotto finale del lavoro dei 30 esperti blockchain, il sottosegretario spiega:

“L’obiettivo che ci diamo è rappresentare questi obiettivi entro fine marzo”, anche se su questo punto quasi tutti gli esperti presenti al meeting si sono rivelati poco concordi visti i tempi ristretti.

Tra gli esperti forse più preparati da un punto di vista tecnologico spiccano i membri del Blockchain Education Network Italia (BEN) Federico Tenga e Lorenzo Giustozzi, co-founder di Chainside.

Entrambi spiegano che il motivo per cui hanno voluto partecipare al progetto del MiSE è il fatto che – anche come scopo delle loro aziende – vogliono fare da ponte tra il mondo blockchain e le istituzioni.

Federico Tenga spiega:

il settore che potrebbe avere più applicazioni è quello dei pagamenti e bitcoin”

E, infatti, non tanto tempo fa Chainside è stata capace di far accettare pagamenti in bitcoin a molti taxi in giro per l’Italia.

Conclude Tenga:

“E’ necessario che venga sviluppata una normativa tale da non bloccarne lo sviluppo in Italia ed evitare che si rimanga indietro rispetto ad altri Paesi”.

Tra i membri di questo tavolo di 30 esperti blockchain presente anche Massimo Chiriatti di IBM Italia che spiega:

“Il mio impegno qui è cercare di portare sul tavolo i potenziali use case che è possibile realizzare con la blockchain, sceglierli insieme e trovare un consenso. E’ il caso di affermarlo in quei pochi casi ove gli illustri membri dovrebbero lavorare sul “perché sì”, abbiamo le competenze per farlo, e non sul “perché no”, in quanto quelli li affronteremo successivamente. Se scegliamo qualche caso d’uso, allora consiglio di non limitarci alla strategia di alto livello per il Paese, ma di sperimentare anche i dettagli dell’implementazione. In modo tale da non rimanere sulla carta, ma nella realtà, sia digitale sia fisica.”

Infine, Stefano Capaccioli, commercialista e revisore legale esperto in criptovalute, ha spiegato:

“La nostra presenza qui deriva dal sistema bitcoin che ha appena compiuto 10 anni; entità che vive e ha vissuto di vita propria, senza un organizzatore. E’ un’organizzazione senza organizzatore, che si basa su una libera e spontanea collaborazione di una molteplicità indistinta di soggetti che non si conoscono e nemmeno si devono conoscere. Questo è un nuovo paradigma che va affrontato con strumenti concettuali nuovi dato che non è più necessaria la presenza di un ente centrale per avere la fiducia e verso la quale le normative spesso sono dirette. […] In Italia siamo già in ritardo nei confronti di alcuni altri Paesi europei, ma è possibile prendere spunto da quanto fatto dagli altri Paesi per cercare di recuperare il terreno perso. Condivido peraltro alcune riflessioni dell’Autorità Bancaria Europea nel 2014 che ammoniva come le scelte dovessero basarsi su una profonda conoscenza della tecnologia, pena il rischio di raggiungere risultati indesiderati. A mio avviso occorre innanzitutto definire gli ambiti della tecnologia, la semantica, trovare una base comune su cui ragionare, conoscere ciò che può fare e gli ambiti in cui non è utilizzabile, cercando di valutare l’impatto della normativa sulla tecnologia e della tecnologia sulla normativa perché bidirezionale. L’obiettivo […] è evitare che alcune spinte irrazionali e conservative, volte a conservare privilegi a breve termine, deprimano l’innovazione e inducano le startup a spostarsi in Paesi più ospitali.”

 

Amelia Tomasicchio
Amelia Tomasicchio

Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di Cointelegraph e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist.

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