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Il voto ai tempi della Blockchain
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Il voto ai tempi della Blockchain

By Tonino Palmisano - 3 Mar 2019

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Il voto è il pilastro centrale di una società democratica. In un’elezione si permette ai cittadini di selezionare i loro delegati per gestire la società. In un referendum si permette ai cittadini di prendere decisioni critiche su temi ad alto impatto sociale. Molte risorse della società sono state spese per facilitare l’esercizio di questi diritti civili. Ad esempio, le elezioni politiche del 2013 in Italia sono costate circa 389 milioni di euro.

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I sistemi di voto tradizionali, come quelli attualmente utilizzati in Italia, oltre che molto costosi sono ormai obsoleti in quanto passibili di vizi di ogni genere.

Basti pensare ai brogli elettorali che ad ogni tornata vengono denunciati in ogni parte del territorio nazionale e che solitamente non hanno seguiti giudiziari lasciando inalterati i risultati elettorali inevitabilmente compromessi.

Nei sistemi di voto elettronico tradizionali è previsto l’utilizzo di macchinari elettronici in supporto alle operazioni di voto stesse. Le preferenze raccolte vengono poi tipicamente inviate in qualche maniera ad un server centrale che si occupa di calcolare i risultati elettorali. In questo tipo di architettura non pochi sono i problemi di sicurezza che si riscontrano, come ad esempio la presenza di hacker che possono intercettare e modificare le comunicazioni.

Inoltre, data la natura close-source del software utilizzato nelle voting machine, non è possibile verificare la presenza di errori che potrebbero compromettere i risultati elettorali, senza poterne comprendere le cause.

Il voto su Blockchain

Grazie alle nuove tecnologie, però, si pensa che possa essere possibile arginare in maniera definitiva il fenomeno dei brogli elettorali e del voto di scambio. La tecnologia in grado di supportare tale rivoluzione è la blockchain.

Anche Charlotte van Ooijenpolicy analyst per l’OECD (Organization for Economic Cooperation and Development), è dell’avviso che la tecnologia blockchain “potrebbe potenzialmente portare a nuovi modi per garantire l’integrità e l’inclusività del processo elettorale“.

Blockchain fornisce un metodo affidabile, digitale e decentralizzato per generare record criptograficamente sicuri, che preserva anche l’anonimato dei partecipanti pur rimanendo aperto alla pubblica ispezione, ma potrebbe esserci un altro lato della medaglia quando si tratta di usare un ledger pubblico e distribuito come può essere quello di Bitcoin.

I problemi dell’applicazione della blockchain nei sistemi di voto, però, sono molteplici e ancora non risolti. Per esempio, il problema fondamentale sta nel identificare le persone che hanno il diritto di partecipare alla votazione. Una persona, per esempio, potrebbe essere minorenne o non avere diritto di voto per altre ragioni e come si può sapere se invece non abbia votato?

Inoltre, come si può essere sicuri che non si siano creati più address per votare più volte? Se lo Stato fornisse un address specifico per effettuare la votazione, per esempio, la persona sarebbe di conseguenza identificata, e quindi verrebbe meno l’anonimato, con potenziali problemi di corruzione.

Certo è che i governi di tutto il mondo stanno conducendo progetti pilota utilizzando le transazioni commerciali a corto raggio.

Le applicazioni di Government Blockchain sono di varia natura e comprendono l’identità digitale, la memorizzazione delle decisioni giudiziarie, il finanziamento degli edifici scolastici e il reperimento di denaro, lo stato civile, il voto elettronico, le licenze commerciali, i passaporti, i casellari giudiziari e persino i registri fiscali. In Olanda, ad esempio, ci sono ben 30 organizzazioni governative che hanno concluso o impostato un progetto blockchain.

Il voto elettronico su blockchain nel mondo

Rispetto al voto elettronico, negli ultimi tempi molti Paesi stanno strizzando l’occhio alla blockchain. Ad esempio, la società Agora con sede in Svizzera ha simulato l’utilizzo del loro sistema durante lo spoglio dei voti per le elezioni governative in Sierra Leone a marzo 2018.

Agora, ha ottenuto dalla Commissione Elettorale Nazionale di Sierra Leone il permesso di agire come osservatore internazionale in 280 dei circa 11.200 seggi elettorali. I funzionari elettorali della Sierra Leone hanno registrato i voti su carta come in qualsiasi altra elezione.

Poi, la squadra di Agora ha registrato quegli stessi voti nella sua blockchain. Più tardi, ha pubblicato questi risultati sul suo sito web. Essenzialmente, la partecipazione di Agora alle elezioni in Sierra Leone è stato un esperimento di prova di concetto per attestare che potessero registrare un’elezione e ottenere lo stesso risultato dei funzionari governativi.

A Tsukuba, Prefettura di Ibaraki, è stato introdotto un nuovo sistema di voto online basato sul sistema di identificazione My Number, un numero ID a 12 cifre rilasciato a tutti i cittadini del Giappone, compresi i residenti stranieri, introdotto nel 2015, e sulla tecnologia blockchain. Il sistema consente agli elettori di votare tramite un display del computer dopo aver posizionato la scheda My Number su un lettore di schede.

La tecnologia blockchain è stata utilizzata per evitare qualsiasi tipo di ingerenza nel processo di voto e per evitare la falsificazione dei risultati. In questo caso il sistema di voto è stato utilizzato per selezionare proposte su progetti in ambito sociale. I residenti potevano scegliere quali delle 13 iniziative proposte avrebbero voluto sostenere, tra cui lo sviluppo di una nuova tecnologia diagnostica del cancro, la costruzione di oggetti per gli sport all’aria aperta e la creazione di una navigazione sonora in città.

Il sindaco di Tsukuba ha dichiarato di aver pensato che le procedure di voto sarebbero state più complesse, invece sono state minime e facili. Tuttavia, sono emersi alcuni problemi, tra cui il fatto che molti elettori non ricordavano le loro password per votare e che la conta dei voti poteva essere stata imprecisa. Il Prof. Kazunori Kawamura ha invece dichiarato che è probabile che le organizzazioni amministrative e le commissioni elettorali abbiano difficoltà ad introdurre questi sistemi a causa degli errori e dei timori.

Nella cittadina di Zugo, in Svizzera, è stato sperimentato il sistema di voto basato su blockchain per far decidere ai cittadini come gestire i fuochi d’artificio in città.

La sperimentazione ha coinvolto 240 abitanti e vi hanno preso parte in 72 ed era composta da due quesiti, uno sulla gestione dei fuochi d’artificio e l’altro sul nuovo sistema di voto. Quasi tutti i partecipanti, ad eccezione di 3, hanno dichiarato di ritenere semplice il procedimento per il voto elettronico attraverso lo smartphone. In 22 si sono detti inoltre disposti a riempire ad esempio la dichiarazione dei redditi utilizzando la propria “carta d’identità digitale”. Altri 19 partecipanti si immaginerebbero di pagare le tariffe per i parcheggi con il medesimo sistema. Il sistema testato a Zugo prevede la criptazione dei dati e la loro conservazione in due centri di calcolo in Svizzera e uno in Irlanda. Ciò serve ad aumentare la sicurezza e la robustezza del sistema.

Italia e voto su blockchain

In Italia l’attenzione sulla tecnologia blockchain si sta rivelando, finalmente, sempre più elevata, proprio come sta avvenendo in altri Paesi a livello globale. Questo è un indicatore di come l’introduzione di nuovi processi e metodi supportati da tecnologie innovative, sia nella pubblica amministrazione italiana che nei settori industriali, potrebbe fare da volano per un profondo rinnovamento.

La situazione italiana riguardo lo sfruttamento della tecnologia blockchain, vede infatti ad oggi diverse iniziative mirate ad incrementare il livello di attenzione e a far percepire le potenzialità di tale tecnologia. A settembre 2018 è stata lanciata dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) una call di esperti che ha portato alla selezione di 30 membri aventi caratteristiche professionali polimorfe, per approfondire le questioni che emergeranno da diversi punti di vista.

A coadiuvare questo impegno governativo, vi è anche un atto approvato alla Camera dei Deputati che vede come primo firmatario l’On. Giuseppe Brescia (M5S), Presidente della commissione affari costituzionali alla Camera.

Quest’atto impegna il governo ad istituire un tavolo tecnico di confronto tra il Ministero dell’interno, l’Agenzia per l’Italia Digitale, il Garante per la Protezione dei Dati personali e il Ministero per la Pubblica Amministrazione per l’adozione di linee guida per la sperimentazione del voto elettronico anche attraverso l’utilizzo della tecnologia blockchain in materia di procedimenti elettorali ed espressione del diritto di voto.

Sulla piattaforma Rousseau messa a disposizione dal Movimento 5 Stelle, è disponibile una funzione denominata “Lex Iscritti“. Attraverso questa funzione, gli utenti registrati alla piattaforma possono scrivere delle proposte di legge che vengono sottoposte al vaglio di tutti gli iscritti. Una delle proposte approvate dagli iscritti è la proposta di legge di iniziativa popolare sul voto digitale sicuro e certificato tramite l’utilizzo della tecnologia blockchain.

La proposta prevede l’introduzione in Italia di meccanismi per il voto digitale, supportati per l’appunto dalla tecnologia blockchain. In questo modo potranno essere preservate sia l’integrità che la segretezza del voto, ma assicurando la ispezionabilità.  I lavori su questa proposta verranno avviati prossimamente nella commissione affari costituzionali del Senato, e successivamente la proposta verrà portata in discussione in Senato.

Inoltre, in data 22 gennaio 2019, è stata avviata l’ufficializzazione della validità legale delle transazioni su blockchain e degli smart contract. Come riportato da Il Sole 24 Ore, un emendamento al decreto semplificazioni che ha come primo firmatario Stefano Patuanelli (M5S), inserisce per la prima volta nel nostro ordinamento le tecnologie basate su registri distribuiti come la blockchain e una definizione di smart contract.

Le definizioni sono state incluse nella conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, come riscontrabile nella LEGGE 11 febbraio 2019, n. 12. Questo è il seme che permetterà in un futuro prossimo di bypassare notai ed enti certificatori centrali, poiché agli smart contract verrà riconosciuta la stessa validità dei contratti scritti.

Appuntamento alla Camera dei Deputati il 12 marzo 2019 per fare il punto della situazione sul voto digitale, nell’evento dal titolo “E-VOTA!” organizzato dal Presidente della commissione affari costituzionali Giuseppe Brescia (M5S). Verrà aperto un dibattito mettendo in luce potenzialità da valorizzare e criticità da affrontare, anche in prospettiva di eventuali interventi normativi e sperimentazioni. Parteciperanno esponenti delle istituzioni ed esperti che porteranno le loro esperienze concrete. Anche con delle simulazioni di voto.

 

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