Ledger Nano X vs Nano S: pro e contro dei due hardware wallet
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Ledger Nano X vs Nano S: pro e contro dei due hardware wallet

By Emanuele Pagliari - 7 Set 2019

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L’azienda francese Ledger ha all’attivo due diversi tipi di hardware wallet: il Ledger Nano X e il Ledger Nano S.

Circa un mese fa abbiamo proposto una recensione dell’hardware wallet Ledger Nano X, l’ultimo prodotto di casa Ledger annunciato lo scorso gennaio 2019 in occasione del CES di Las Vegas.

Il Ledger Nano X eredita buona parte delle caratteristiche del Nano S, offrendo principalmente tre importanti novità: possibilità di installare fino a 100 app, utilizzo in mobilità con lo smartphone tramite Bluetooth ed uno schermo più grande per una migliore fruizione dei contenuti.

Tuttavia, la forte differenza di prezzo fra i due modelli (119 vs 59 euro) ha spesso lasciato nel dubbio molti acquirenti, i quali non sempre hanno compreso le reali differenze nell’uso quotidiano fra i due hardware wallet.

In questo confronto verranno evidenziati dunque i vantaggi e svantaggi dei due modelli, oltre alle motivazioni per cui preferire il nuovo prodotto alla vecchia variante e viceversa. Il Ledger Nano X può venir acquistato sul sito ufficiale a 119 euro, mentre il Ledger Nano S a 59 euro.

Ledger Nano X vs Nano S: pro e contro dei due hardware wallet

Durata

A differenza del vecchio Ledger Nano S, il nuovo Ledger Nano X integra una batteria da 100 mAh agli ioni di Litio. Di conseguenza, come tutte le batterie, nel tempo subisce un deterioramento, con una conseguente perdita della capacità di ricarica e scarica.

Ciò si traduce con una minore durata del dispositivo anche se in realtà, complice il basso numero di cicli di ricarica garantiti dall’autonomia più che soddisfacente, il deterioramento subito dalla batteria dovrebbe essere assai inferiore rispetto a quelle adottate negli smartphone.

Quindi è probabile che un dispositivo come il Ledger Nano X possa comunque garantire diversi anni di operatività, sicuramente molti di più dei comuni 2, 3 o 4 anni a cui ci hanno abituato le batterie degli smartphone odierni.

Tale discorso inerente la vita utile della batteria è chiaramente riportato ed indicato sul sito di Ledger nella sezione FAQ del Nano X, anche se l’azienda non ha specificato un numero minimo di cicli di ricarica garantiti. Viene tuttavia indicata una vita utile di almeno 5 anni.

Una volta morta la batteria, Ledger Nano X potrà comunque venir utilizzato come un classico Nano S – dunque connesso ad una fonte di alimentazione – pur continuando a garantire tutte le features e migliorie introdotte dal nuovo modello: schermo più grande, connettività Bluetooth (in mobilità basta usare una piccola powerbank), maggiore memoria, ecc.

L’unico vero rischio associabile ad un qualsiasi dispositivo munito di batteria è il possibile rigonfiamento della stessa.

Rigonfiandosi, essa potrebbe letteralmente spaccare la scocca del device, come purtroppo è capitato in alcuni smartphone dopo anni di assiduo utilizzo. Si tratta comunque di un’ipotesi assai remota e piuttosto estrema. Naturalmente questo rischio su un device privo di batteria (fra cui il Ledger Nano S) è praticamente nullo.

Infine, la presenza di una batteria comporta anche alcuni vincoli legati alle temperature operative e di stoccaggio dei device, di solito limitate tra i -10°C ed i +50°C. Nel caso del Ledger Nano X, i dati specificati dall’azienda riportano un range operativo tra gli 0 e +40°C. Non viene indicato alcun dato invece per il Nano S, che dunque non dovrebbe avere problemi anche a temperature estreme.

Usabilità

Ledger Nano X ha uno schermo il doppio più grande del Nano S, che gli consente quindi di raddoppiare i dati visualizzabili sul display. Inutile dire che si tratta di un significativo passo avanti, che in alcuni case consente di evitare ulteriori interazioni con il device.

Nonostante lo schermo più grande, però, la reattività nell’uso è praticamente la medesima, anche se chiaramente l’esperienza utente risulta essere migliorata sensibilmente.

Memoria

La maggior memoria è forse la caratteristica chiave del Ledger Nano X. Tale feature, infatti, risolve il vero problema del Nano S, da sempre limitato all’installazione di poche applicazioni (3-4), anche perché al debutto del device, avvenuto nel lontano 2016, le criptovalute diffuse ed utilizzate erano pochissime.

Tale problema è in realtà un non problema per chi usa l’hardware wallet solo per archiviare la chiave privata in maniera sicura, visto che basta installare un app, creare un wallet, inviare ad esso le monete e poi disinstallarlo per poter archiviare più monete sullo stesso device. Se invece si desidera effettuare transazioni frequentemente risulta essere una soluzione assai scomoda.

Se il target d’uso è quello occorre optare per il Ledger Nano X o altri hardware wallet.

Compattezza

Per quanto le dimensioni dei due device siano assai contenute, sicuramente il Ledger Nano S risulta essere più compatto. In ogni caso, le dimensioni ed il peso sono paragonabile ad una classica penna USB.

Ciò che rende realmente portatile il Ledger Nano X è la connettività Bluetooth, che rende il dispositivo utilizzabile in mobilità direttamente dallo smartphone grazie all’applicativo mobile. Naturalmente è possibile utilizzare anche il Nano S dallo smartphone, ma a due condizione: occorre un cavo OTG ed uno smartphone Android.

Proprio per questo motivo, per chi cerca un wallet portatile o semplicemente da utilizzare con lo smartphone e tablet (ad oggi molte persone prediligono gli smartphone ai PC) il Nano X risulta essere una soluzione ideale.

Sicurezza

Uno degli aspetti più importanti di un qualsiasi hardware wallet di criptovalute riguarda la sicurezza. Al debutto del Ledger Nano X sono seguite molte critiche riguardo l’utilizzo del Bluetooth Low Energy 5.0, in quanto ritenuto poco sicuro rispetto al tradizionale cavo.

D’altronde è piuttosto facile intercettare i pacchetti BLE e WiFi trasmessi da uno smartphone, wearable ed ovviamente anche dal Ledger Nano X. Tuttavia, tali pacchetti presentano una crittografia (in alcune modalità addirittura una doppia crittografia) end-to-end fra i due device BLE. Ciò consente di ottenere un elevato livello di sicurezza. 

Come in tutti gli hardware wallet, la chiave privata viene generata e salvata esclusivamente all’interno di esso. Dunque non lascia mai il device, motivo per cui non viene mai trasmessa e teoricamente dovrebbe essere impossibile accedervi dall’esterno. Le informazioni che vengono trasmesse tra il wallet e l’app, dunque, riguardano dati poco sensibili, quali gli importi delle transazioni, gli address, le transazioni firmate da trasmettere al mempool ed altre informazioni che non consentono il furto dei fondi archiviati nell’hardware wallet.

La sicurezza dell’hardware wallet dunque non dipende tanto dal tipo di connettività, ma dal chip in esso integrato, che deve essere a prova di hacker. Se infatti tale chip risultasse vulnerabile, lo sarebbe indipendentemente dal fatto che il wallet si colleghi senza o con un cavo al PC o smartphone.

Sicuramente l’uso di una connessione cablata consente un’ulteriore schermatura dal mondo esterno dei dati, che, seppur poco sensibili, vanno comunque protetti nella malaugurata ipotesi in cui qualche malintenzionato riesca a bucare la crittografia adottata dal BLE o ad intercettarne le chiavi private (non il SEED del wallet, ma le chiavi dei singoli pacchetti trasmessi).

In ogni caso, il BLE vanta un range operativo di pochi metri (1-2 metri a seconda del livello di potenza scelto), per cui il rischio è abbastanza limitato. Per i più paranoici, meglio quindi usare il classico cavo, spegnendo il BLE o optando per il vecchio modello Nano S.

Emanuele Pagliari
Emanuele Pagliari

Ingegnere delle telecomunicazioni appassionato di tecnologia. La sua avventura nel mondo del blogging è iniziata su GizChina.it nel 2014 per poi proseguire su LFFL.org e GizBlog.it. Emanuele è nel mondo delle criptovalute come miner dal 2013 ed ad oggi segue gli aspetti tecnici legati alla blockchain, crittografia e dApp, anche per applicazioni nell'ambito dell'Internet of Things

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