Trovato l’autore dell’hacking più famoso delle crypto: the DAO hack
Trovato l’autore dell’hacking più famoso delle crypto: the DAO hack
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Trovato l’autore dell’hacking più famoso delle crypto: the DAO hack

By Lorenzo Dalvit - 11 Feb 2020

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Matthew Leising, giornalista per Bloomberg appassionato della storia di Ethereum, ha dichiarato di essere venuto in contatto con l’autore del celeberrimo DAO hack: si tratta dell’hacker che riuscì a utilizzare il codice dello smart contract di Ethereum in suo favore, appropriandosi di 55 milioni di dollari destinati alla prima DAO della storia.

Il suo lavoro di ricerca è finito in un libro che a breve sarà messo in vendita. L’autore dichiara: 

“La prima volta che ho incontrato il ladro di ether era al secondo piano di un Foot Locker a Zurigo, in Svizzera.”

Matthew Leising presenta il suo scritto dal titolo “Out of Ether” e, con opera di grande maestria nell’arte del marketing, invita tutti a leggere il suo libro per scoprire chi si cela dietro al misterioso hacker.

La decentralized autonomous organization, the DAO, è stata al centro di un suo famoso articolo apparso su Bloomberg dal nome “the ether thief”

Lo stupore generato è molto: personaggi passati per la fondazione come Alex Van de Sande stupiti si chiedono se l’identità sia stata realmente scoperta. Altri speculano sul fatto che, proprio come nelle migliori tradizioni legate a scoop come questi, si finisca per navigare tra finzione e realtà finendo per non rivelare la vera identità del protagonista.

Fino ad oggi si è parlato molto dell’accaduto principalmente a causa del fork contenzioso generato dopo la scelta di restituire il maltolto ai legittimi proprietari. 

Dopo l’hack di DAO, la comunità si divise tra chi fu a favore della superiorità del codice rispetto a quella della volontà umana, contro chi invece ha voluto far prevalere la ragione postuma, alla errata stesura del codice.

Ricordiamo che ETC è nato così: Ethereum Classic è finita per essere la catena perdente, ma quella in cui i bilanci degli address sono rimasti inalterati e nulla del maltolto nell’hack the DAO è stato redistribuito ai legittimi proprietari.

Ciò che è stato descritto come un furto, per alcuni è stato solo uno dei possibili usi di un codice scritto male, ma che ha permesso al famigerato hacker di impossessarsi di ben 55 milioni di dollari.

Il tribalismo che pervade tutto il settore ha preso questo accadimento come una ghiotta occasione per delegittimare la blockchain di Ethereum e sviluppare una narrativa antagonista al progetto concorrente dell’allora indiscusso leader di mercato: BTC.

Senza addentrarsi troppo nella foresta filosofica cresciuta al centro di questa comunità virtuale, ricordiamo che ora questa operazione non sarebbe più possibile. 

Il network è troppo grande. Lo ha dimostrato il baco del codice nel wallet multi-sig di Parity che ha bloccato per sempre un milione di Ethereum nel 2017, molti dei quali riconducibili alla ICO di Polkadot resa possibile da uno dei fondatori di Ethereum.

Se in questa occasione non è avvenuto quello che viene descritto come un roll back della catena utile a riscriverne la storia, probabilmente sarà difficile vederlo in futuro. O forse no?

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Lorenzo Dalvit

Chief Operations Officer presso Deepit AG

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