Superare il limite di 21 milioni di Bitcoin: l’inflazione è un tabù?
Superare il limite di 21 milioni di Bitcoin: l’inflazione è un tabù?
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Superare il limite di 21 milioni di Bitcoin: l’inflazione è un tabù?

By Lorenzo Dalvit - 24 Feb 2020

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In un articolo pubblicato qualche giorno fa su Bloomberg, l’opinionista Noah Smith ha spiegato che la sopravvivenza di Bitcoin sarebbe legata ad un tasso di inflazione che ne farà inevitabilmente superare il limite di 21 milioni di coin

Di tutta risposta, Peter Todd sembra confermare la possibilità che questo tabù venga rotto.

L’opinione di Noah Smith nasce dopo aver studiato l’analisi di alcuni economisti che osservano un problema legato alla sopravvivenza di questa criptovaluta. Nonostante si sia dimostrata molto resiliente rispetto alle aspettative, Bitcoin dovrà infatti affrontare nuove sfide.

Per imporsi e inserirsi globalmente come alternativa alle fiat, la criptovaluta dovrebbe fare del suo punto di forza, prevenire il double spending, una certezza assoluta.

Perché sia così, la rete di minatori dovrà essere ricompensata per la messa in sicurezza del registro e lo scaling del network al di là dei supporti di secondo livello come Lightning network o le sidechain come Liquid.

Noah Smith e gli economisti a cui fa riferimento non sono di certo i primi a rendersi conto che la deflazione controllata imposta dal codice con il limite a 1MB della dimensione del blocco non siano sufficienti a foraggiare i minatori in futuro.

Questo modello di pensiero vuole anche riferirsi ad un futuro in cui il carico dei costi della rete non sia tutto sulle spalle di chi effettua transazioni sul network. Chi immobilizza i Bitcoin dovrebbe comunque poter contribuire alla messa in sicurezza del network attraverso una criptovaluta inflazionistica, cosa che non accadrebbe più una volta raggiunti i 21 milioni. 

Un veterano di Bitcoin sostiene l’inflazione

Peter Todd è un veterano dei Bitcoin e si è interessato al denaro digitale sin da quando ha scoperto Hashcash di Adam Back da adolescente. 

Precedentemente sviluppatore di Bitcoin Core, il client più utilizzato di Bitcoin, Peter si è contraddistinto come una delle voci più autorevoli in questo settore e in questa occasione ha confermato che l’inflazione dovrebbe avvenire.

Il limite massimo di 21 milioni di BTC in circolazione non deve diventare un dogma immutabile. Questo è il ragionamento con il quale Peter Todd suggerisce che un extra inflazione dello 0.5%, oltre a quella controllata in fase di dimezzamento, sarebbe digeribile agli occhi di persone dotate di un minimo di competenza.

Come si può osservare quotidianamente, le questioni legate alle modifiche del codice diventano spinose. L’atmosfera religiosa che si respira negli ambienti di Bitcoin tende a generare una rigidità spesso senza fondamenti.

Sappiamo per certo che a livello ideologico c’è chi attraverso l’allargamento del blocco e l’aumento del numero di transazioni on chain crede di poter mantenere l’inflazione controllata senza apportare modifiche al piano di Satoshi Nakamoto, misterioso creatore di Bitcoin il cui whitepaper viene tirato in ballo solo all’occorrenza.

I commenti dal mondo di Ethereum

Per questa ragione la comunità di Ethereum – tanto criticata per essersi permessa di sostenere un codice ispirato a Bitcoin modificando alcuni assiomi – non si è fatta sfuggire l’occasione per esprimere il suo punto di vista

Martin Koppelman di Gnosis osserva quanto sia buffa la situazione, ETH viene criticato dai bitcoiners per essere dichiaratamente a favore di un inflazione mobile, mentre la comunità di BTC non si rende conto che i suoi stessi sviluppatori prima o poi dovranno modificare anche quella di Bitcoin.

Una risposta interessante che apre al dibattito viene anche da Vlad Zamfir, una delle menti più brillanti dietro agli sviluppi di Ethereum. 

Secondo Vlad non deve essere una politica libertaria o un credo particolare a determinare le regole del protocollo, nemmeno quelle dell’inflazione. 

A farlo deve essere la governance della blockchain attraverso le dinamiche con le quali avvengono modifiche a upgrade sistemici. Ecco perché i modelli di Proof of Work e Proof of Stake sono così fondamentali nei loro effetti sul governo del codice pubblico.

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Lorenzo Dalvit

Educatore appassionato di Blockchain, esperto di vendite e marketing, social community manager, direttore artistico, musicista, amante dei paradigmi dirompenti e della vita. Le mie competenze riguardano l'interazione e la connessione umana

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