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Crollo delle borse: perché oggi è una giornata storica
Crollo delle borse: perché oggi è una giornata storica
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Crollo delle borse: perché oggi è una giornata storica

By Federico Izzi - 9 Mar 2020

Chevron down

Il crollo delle borse che sta avvenendo oggi sarà ricordato come un evento storico. 

Ci sono giorni che rimangono scolpiti indelebili per chi è parte del settore finanziario e segue giornalmente l’andamento del mercato. Le giornate con le oscillazioni passano simili per chi fa questo mestiere.

È raro che la memoria si fissi su una determinata data che sconvolge il momento attuale. Oggi è probabile che sia una di quelle giornate storiche. 

Destino beffardo, il 9 marzo coincide con il minimo che i mercati azionari mondiali ricordavano come il punto più basso nella precedente crisi finanziaria: era il 9 marzo 2009. 

Da quel momento i mercati azionari mondiali iniziarono una svolta, dopo aver toccato il punto più basso iniziato con la crisi di agosto 2008 e che innescò la più grande crisi finanziaria, quella immobiliare e che poi si prorogò per i successivi sei mesi. Da quel punto più basso iniziarono delle politiche monetarie sconosciute per la finanza globale. 

Un’azione che più volte vide le banche centrali assumere il ruolo di attori principali e che hanno portato a uno dei rialzi più longevi della storia della finanza che oggi possiamo dire essersi concluso con i massimi di due settimane fa, il 19 febbraio del 2020. 

Un andamento che ha visto più volte un doppio passo tra gli indici azionari statunitensi e quelli europei con i primi molto più baldanzosi e ben impostati, tanto che negli ultimi mesi sono stati caratterizzati da record su record con nuovi massimi storici assoluti. Quelli europei hanno avuto un andamento diverso, con nuovi massimi degli ultimi anni ma non assoluti. 

L’indice Dax tedesco ha raggiunto lo scorso mese nuovi massimi assoluti, mentre l’italiano Ftse Mib era ben lontano dai precedenti massimi segnati nel lontano maggio 2007 quando superò i 44.000 punti. Con il massimo toccato il 19 febbraio scorso, l’indice italiano ha sfiorato il massimo dei 25.500 punti, il punti più alto registrato dal settembre 2008. Con il ribasso odierno è precipitato sotto i 18.400 punti, perdendo il 28% dai top di febbraio e raggiungendo il livello più basso da gennaio 2019.

Il contesto del 2008 era decisamente diverso e vedeva in particolar modo una crisi iniziata dall’altra parte dell’oceano e che poi si ripercosse anche in Europa. Il vecchio continente subì poi le conseguenze anche negli anni successivi e la crisi andò avanti fino all’estate 2012, mentre invece gli USA iniziarono a segnare nuovi minimi superiori.

Quella di oggi non si può paragonare alla crisi del 2008 , anche se l’intensità con cui i mercati stanno scendendo nelle ultime settimane a livello percentuale somiglia molto all’ottobre 2008 e a quello che accadde nelle settimane successive all’11 settembre 2001. Ma questa è una crisi strutturale, sociale, che vede compatto sotto questo aspetto l’intero globo. 

Il crollo del prezzo del petrolio

A ciò si somma un’altra grossa crisi che con molta probabilità oggi ha dato un altro duro colpo alle borse mondiali e in particolare a quella italiana, che è la crisi del petrolio. Durante la notte, quando già si iniziavano a fare le prime conte delle possibili ripercussioni che avrebbero avuto i mercati con le aperture di oggi, sono arrivate le decisioni dell’Arabia Saudita che ha deciso di aumentare la protezione del greggio e di abbattere il prezzo, che in meno di 24 ore perde il 30% delle quotazioni, andando ad espandere la sua perdita attorno al 50-60% da inizio anno. 

Il WTI ha quindi toccato il minimo sotto i 30 dollari, il punto più basso da febbraio 2016 e che va ad incidere pesantemente sul settore energetico dove l’Italia ha sempre fatto la sua parte. L’Eni, società portabandiera nazionale, oggi perde il 20% e torna ai livelli del 1997. 

Mercati e coronavirus

Il Coronavirus, un evento che già era noto da gennaio e che vedeva una crisi contestualizzata solo a livello asiatico e cinese, non arriva così improvviso, tanto che le conseguenze sui mercati azionari sono arrivate più di un mese dopo, e dopo il picco massimo del 19 febbraio 2020. 

Grava una tensione, un’incertezza, una mancanza di fiducia nella stessa politica che sta gettando il panico a livello sociale e anche a livello finanziario. Annunci e proclami da ieri sera vengono fatti dalla politica di un intervento da parte delle banche centrali. Anche se ciò avvenisse nelle prossime ore e giorni, costituirebbe solo un intervento tampone in quanto la situazione attuale a livello economico potrà essere recuperata dopo una soluzione dalla parte sanitaria, cioè dopo che si sarà trovato il vaccino che tutti attendono e che in tanti sollecitano a gran voce al settore farmaceutico. Le società farmaceutiche, le stesse che vengono spesso additate come società di speculazione e senza etica, in questo momento vengono invece sollecitate per trovare al più presto un vaccino che risolva innanzitutto la paura che sta condizionando le nostre vite negli ultimi giorni, e che poi porterà nuovamente un possibile ritorno della fiducia da parte dei mercati.

È una crisi che se analizzata freddamente investe sia la domanda che l’offerta e arriva insieme ad un’altra crisi, quella del petrolio scoppiata nella notte, il cigno nero che sta dando il colpo di grazia alle contrattazioni nella giornata di oggi.

Il lunedì nero delle borse

È un black monday particolare come data e giorno, come fu il 9 marzo 2009, che era anch’esso un lunedì, un’analogia quasi da far venire i brividi per come si sta caratterizzando. 

Piazza Affari con il forte ribasso di oggi vede arretrare le sue quotazioni dai massimi del 19 febbraio di oltre il 25% entrando ufficialmente nel mercato rosso.

Frena meglio l‘SP 500 che dopo essere stato chiuso nelle contrattazioni durante tutta la mattina, con la forte apertura in get down di oggi perde circa il 17% dai massimi del 19 febbraio. Anche l’Eurostoxx, con la pesante apertura di stamattina registra un gap down a -9% dalla chiusura di venerdì, entra ufficialmente nel mercato orso perdendo il 25% dai massimi di metà febbraio.

Anche il settore bancario perde tra il 12 e il 15%

L’unico settore che oggi vede guadagnare terreno e segnare performance positive è l’oro che in queste ultime ore raggiunge il record di oltre 1.700 dollari l’oncia, un livello che non si registrava da dicembre 2012. 

La crisi del 2008 veniva dopo un movimento ribassista, mentre la crisi odierna assomiglia molto di più a quello che avvenne nel settembre 2001, quando i mercati riflettevano il sentiment della crisi scaturita da un attacco ad una singola nazione. Oggi non ci sono attacchi militari e guerriglie, ma l’emergenza è sanitaria. Ci saranno sicuramente tempi migliori e questo sarà solo un brutto ricordo. Forza e coraggio! 

 

Federico Izzi
Federico Izzi

Analista finanziario e trader indipendente – Socio S.I.A.T. & Assob.it. Opera attivamente sui mercati azionari e dei derivati (futures ed opzioni) dal 1997. Precursore dell’analisi ciclica-volumetrica è noto per aver individuato i più importanti movimenti al rialzo ed al ribasso sui mercati finanziari degli ultimi anni. Partecipa annualmente come relatore all’ ITForum di Rimini dall’edizione del 2010 ed InvestingRoma e Napoli dalla prima edizione del 2015. Interviene come ospite ed esperto dei mercati durante le trasmissioni “Trading Room” e “Market Driver” di Class CNBC, Borsa Diretta.tv e nel TG serale di Traderlink. Da luglio 2017 è ospite fisso su LeFonti.TV nell’unico spazio nazionale settimanale dedicato alle criptovalute insieme ai più importanti esperti internazionali del settore. Periodicamente pubblica articoli su ITForum News, Sole24Ore, TrendOnLine, Wall Street Italia. E’ stato intervistato in qualità di esperto di criptovalute per: Forbes Italia, Panorama, StartupItalia, DonnaModerna. E’ stato riconosciuto come primo analista tecnico italiano ad aver pubblicato la prima analisi ciclica secolare sul Bitcoin. Federico Izzi è… Zio Romolo

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