Caso Mt. Gox, altra tappa in tribunale
Caso Mt. Gox, altra tappa in tribunale
Criptovalute

Caso Mt. Gox, altra tappa in tribunale

By Eleonora Spagnolo - 18 Mar 2020

Chevron down

Il caso Mt. Gox e dell’ex CEO Mark Karpeles si arricchisce di un nuovo capitolo. L’ex CEO infatti ha accusato uno dei suoi querelanti, Gregory Greene, di aver alterato le basi della causa contro di lui

Infatti, nella prima denuncia, Gregory Greene, che fu tra i primi a optare per il giudizio legale contro l’exchange che chiuse nel 2014, aveva accusato Mt. Gox di frode. Adesso avrebbe aggiunto nuove accuse, ma lo avrebbe fatto troppo tardi, visto che Mark Karpeles ha già fatto richiesta di giudizio sommario. 

Il giudizio sommario nella giurisdizione degli Stati Uniti abbrevia il processo, ma costringe le parti in causa a presentare le prove della propria innocenza o colpevolezza. Si usa per accorciare i tempi e le spese giudiziarie. La strategia di Mark Karpeles potrebbe essere proprio quella di obbligare il suo querelante ad ammettere che non ci sono prove sufficienti a suo carico.

Del resto la querela di Greene si basa proprio sul fatto che i termini d’uso di Mt. Gox non erano chiari, quando in realtà, sostiene l’ex CEO, erano precedenti all’apertura dell’account da parte di Greene.  

Greene in realtà ha avviato diverse cause contro l’ex CEO di Mt. Gox, ritirandole tutte, tranne una, depositata presso un distretto dell’Illinois, in cui accusa Mark Karpeles di frode, in quanto come proprietario dell’exchange conosceva il codice, i bug, e tutte le informazioni nascoste ai clienti. 

La teoria di Mark Karpeles è che Greene non è in grado di dimostrare la sua colpa nell’aver perpetuato la frode. La mossa di Greene di aggiungere nuove accuse non è piaciuta all’ex CEO. 

Il caso Mt. Gox tra sentenze e risarcimenti

Il caso resta aperto, così come resta in piedi la richiesta di una Venture Capital di acquisire i crediti vantati da coloro che furono danneggiati dal fallimento di Mt. Gox. L’offerta è di 1.300 dollari per ogni Bitcoin perso. Va detto che quando Mt. Gox chiuse i battenti, un Bitcoin valeva 783 dollari. 

Vale la pena ricordare la storia del primo grosso scandalo in ambito crypto: Mt. Gox operò dal 2010 al 2014. Con base a Tokyo, era considerato il più grande exchange crypto mondiale, arrivando a gestire il 70% delle transazioni. 

Fu vittima di diverse falle di sicurezza, dichiarando la perdita di 744.000 Bitcoin. Un tribunale giapponese ha condannato Mark Karpeles a 2 anni e 6 mesi di reclusione con sentenza sospesa. Il caso di Mt. Gox ha fatto scuola sia per gli exchange che per gli utenti che hanno compreso la vulnerabilità anche delle aziende più grosse.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.