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App Immuni: un esempio malsano di trattare i nostri dati
App Immuni: un esempio malsano di trattare i nostri dati
Blockchain

App Immuni: un esempio malsano di trattare i nostri dati

By Lorenzo Dalvit - 20 Apr 2020

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Immuni è un’app per cellulare che attraverso il bluetooth traccia i nostri movimenti. Saprà anche allertare le persone con cui siamo venuti in contatto nel caso ci venisse diagnosticata un’infezione da Covid19 e predispone una cartella clinica online pronta ad essere compilata.

L’app ha partecipato alla selezione del Ministero dell’Innovazione e sarebbe la prescelta tra le oltre 300 proposte arrivate.

Il progetto si prefigge di conquistare almeno il 60% degli italiani, percentuale sotto la quale il sistema risulta non avere gli effetti positivi desiderati da chi l’ha promossa. 

Fortunatamente l’utilizzo è a carattere volontario. Il software prevede anche la costruzione di una speciale cartella clinica, dove l’utente dovrà inserire tutti i dati sulle sue abitudini sanitarie e il suo stato di salute. 

Tutti questo verrà archiviato in maniera anonima e nel rispetto della privacy, a quanto viene dichiarato dagli attori in gioco.

Immuni: cosa non ci dicono sulla centralizzazione del dato

Al di là del fatto che i nostri dati siano protetti dalla privacy, cosa tutta da dimostrare nella pratica, ciò che sfugge ad un pubblico di non addetti ai lavori è il valore del dato stesso.

Esso sarà in possesso delle società che gestiscono gli accessi ai server sui quali viene posizionato.

L’aggregazione di dati clinici e movimenti delle persone genera valore, chi detiene tali informazioni ha potere sia economico che sull’informazione stessa. Non importa il grado di anonimato, quello che importa è il controllo di una vasta quantità di dati.

La scelta del governo converge sull’applicazione messa a punto dalla società milanese Bending Spoons in partnership con il Centro Diagnostico Santagostino di Luca Foresti e Jakala. 

Tra i partner spicca anche Vodafone, elemento immancabile visto che l’operazione parte dalla task force capitanata dall’ex numero uno di Vodafone Vittorio Colao, voluto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Su tutta l’operazione cala un velo chiaro e puro di solidarietà e trasparenza, le società lasciano libero accesso alle sorgenti del codice che porterà loro in maniera gratuita milioni di dati da aggregare. Non è sbagliato domandarsi dove sta il guadagno di chi promuove queste iniziative, se le nostre paure si trasformano in P.I.L. è buono saperlo.

Esistono tecnologie come la blockchain che sono in grado di decentralizzare e proteggere il dato eliminando il middleman (l’uomo nel mezzo). Chi gestisce gli accessi all’archiviazione potrebbe fare un cattivo uso dei nostri preziosi dati o lucrare su di essi senza renderci partecipi del guadagno.

La crittografia è un campo che ha avuto sviluppi molto positivi negli ultimi anni e se ben utilizzata potrebbe essere utile a offuscare i messaggi in modo che non siano leggibili da chi li gestisce, ma per il momento non sembra che tali tecnologie vengano promosse.

Le nostre informazioni sono preziose ed è compito di una presa di coscienza sui pericoli dell’informatica pretendere che vengano rispettate e valorizzate.

Con l’app Immuni si apre un nuovo capitolo della saga “Effetti del Coronavirus”. La sensibilità dell’essere umano alla salute e le sue paure spalancano le porte all’iniziativa di privati e politici che cercano soluzioni creative alla pandemia, ma dalle dubbie finalità. 

Concentrati sugli effetti, invece che sulle causa, ci dirigono nella direzione del controllo, trattando l’essere umano come untore.

Mentre Google e Apple si prodigano a rendere disponibile l’accesso ai dati utili alla tracciabilità dell’individuo senza l’utilizzo di una specifica applicazione da scaricare sul cellulare, l’Italia si improvvisa con un progetto che vede il plauso del garante della privacy Antonello Soro. 

Mai una parola su come fortificare il nostro sistema immunitario, mai una parola su come migliorare la salute o comprendere il fenomeno della pandemia a livello geografico. Mai una parola su investimenti nella ricerca nel mondo delle cause. Ma quando si tratta di controllo la politica entra sempre a gamba tesa.

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Lorenzo Dalvit

Educatore appassionato di Blockchain, esperto di vendite e marketing, social community manager, direttore artistico, musicista, amante dei paradigmi dirompenti e della vita. Le mie competenze riguardano l'interazione e la connessione umana

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