Scovato un messaggio di Satoshi Nakamoto del 1999 su Cypherpunks
Scovato un messaggio di Satoshi Nakamoto del 1999 su Cypherpunks
Bitcoin

Scovato un messaggio di Satoshi Nakamoto del 1999 su Cypherpunks

By Marco Cavicchioli - 22 Apr 2020

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È stato scoperto un messaggio del 1999, pubblicato sulla mailing list Cypherpunks, che potrebbe appartenere a Satoshi Nakamoto

Il mittente del messaggio è anonimo ed è una risposta ad una discussione riguardo eCash, ovvero una moneta anonima ed irrintracciabile che si pensava potesse sostituire il sistema bancario. 

In realtà, non ci sono certezze che quel messaggio sia stato scritto proprio dalla persona che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ma ciò che venne scritto in quel messaggio è in linea con i presupposti che portarono Nakamoto a creare e rilasciare Bitcoin una decina di anni dopo. 

L’autore di questo messaggio rispondeva ad un altro messaggio in cui si ipotizzava che eCash non dovesse per forza di cose utilizzare transazioni oscurate e che non si potesse implementare una moneta elettronica senza hardware antimanomissione, perché l’utilizzo di un database sarebbe stato facile bersaglio ad esempio di un governo che volesse decidere di bloccarlo. 

Nella risposta, presumibilmente di Satoshi, si legge invece che c’erano alternative che avrebbero consentito di evitare attacchi di questo tipo. 

Infatti, l’autore fa riferimento a quello che sembra proprio un sistema P2P. All’epoca non solo i sistemi P2P esistevano già, ma erano anche in auge grazie a software molto popolari come Napster. 

L’autore del messaggio scrisse: 

“Una possibilità è rendere pubblico il double-spending database. Ogni volta che qualcuno riceve una moneta viene trasmesso il suo valore. Il DB opera in parallelo su un gran numero di server, quindi è impossibile da spegnere”. 

Ma il motivo per cui si suppone che l’autore sia proprio Satoshi Nakamoto sono gli ulteriori dettagli che fornisce. 

Infatti, alla risposta aggiunge due elementi che saranno fondamentali per lo sviluppo di Bitcoin: la natura deflattiva e la Proof of Work

“Il pericolo maggiore è che il conio venga manomesso e costretto a farlo agire male, diciamo emettendo troppe monete. Ciò degraderebbe il soldi rendendoli inutili”. 

Questo è, in estrema sintesi, il presupposto da cui si è poi partiti in seguito per sviluppare il concetto della natura deflattiva di Bitcoin, ovvero una creazione di moneta non controllata e non controllabile da chiunque, ma fissata per l’eternità in un codice informatico virtualmente immodificabile. 

Riguardo la Proof of Work scrisse: 

“Un’altra possibile forma di ecash potrebbe essere basata sul b-money di Wei Dai.

Questo è come hashcash, qualcosa che rappresenta una quantità misurabile di lavoro computazionale da produrre. Pertanto non può essere forgiato. Questo potrebbe essere un sistema di pagamento molto solido e vale la pena proseguire ulteriormente”. 

Insomma, in questo messaggio del 1999 si trovano tre dei fondamenti cardine di Bitcoin:

  • il registro distribuito, 
  • la natura deflattiva, 
  • la Proof of Work. 

Da allora passarono nove anni prima che venisse rilasciato il whitepaper di Bitcoin e quasi dieci prima che venisse creato il Genesis Block. 

Se il messaggio è veramente di Satoshi, questo indica che potrebbe aver lavorato per anni alla progettazione ed allo sviluppo di Bitcoin prima di rilasciarlo pubblicamente. 

Va però anche ricordato che nel 2008 scoppiò la crisi finanziaria causata dai mutui subprime e che probabilmente fu questa la molla decisiva che convinse Satoshi a fare veramente sul serio.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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