Per Goldman Sachs Bitcoin e le criptovalute non sono un asset class
Per Goldman Sachs Bitcoin e le criptovalute non sono un asset class
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Per Goldman Sachs Bitcoin e le criptovalute non sono un asset class

By Marco Cavicchioli - 28 Mag 2020

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Un documento interno rivela che Goldman Sachs non ritiene Bitcoin e le criptovalute come un asset class. 

Si tratta di una comunicazione inviata ai propri clienti intitolata proprio “Cryptocurrencies Including Bitcoin Are Not an Asset Class”, in cui Goldman Sachs avverte che sono asset che:

  • non generano flussi di cassa come le obbligazioni, 
  • non generano guadagni derivanti dalla crescita economica globale, 
  • non forniscono vantaggi di diversificazione a causa delle loro correlazioni instabili,
  • non riducono la volatilità, visto che la loro volatilità storica è del 76%.

Inoltre affermano che non mostrano prove di poter fungere come copertura dall’inflazione, come invece ipotizzato ad esempio da Paul Tudor Jones di Tudor Investment Corporation. 

A questo punto aggiungono: 

“Riteniamo che un titolo il cui apprezzamento dipenda principalmente dal fatto che qualcun altro sia disposto a pagare un prezzo più elevato non costituisce un investimento adeguato per i nostri clienti.

Riteniamo inoltre che, sebbene gli hedge fund possano trovare interessanti il trading di criptovalute a causa della loro elevata volatilità, quel fascino non costituisce una valida logica di investimento”. 

Nella seconda pagina dell’informativa si afferma che le criptovalute possono essere utilizzate per attività illegali, tra cui schemi Ponzi e ransomware, con un seguente accenno anche alla bolla dei tulipani olandesi del diciassettesimo secolo.

Questa iniziativa ha scatenato un putiferio su Twitter, con centinaia di reazioni. 

Ad esempio, Cameron Winklevoss scrive: 

“Bitcoin “non genera flussi di cassa come le obbligazioni”. Perché non è un’obbligazione. E il cielo è blu”. 

E poi ribadisce:

“Ehi Goldman Sachs, il 2014 ha appena chiamato e chiesto indietro i suoi punti di discussione.

Bitcoin è stato dichiarato una commodity dalla CFTC nel 2015 nell’ordine Coinflip… quindi sì è un asset il cui prezzo è fissato dalla domanda e dall’offerta. Proprio come l’oro. Proprio come l’olio. È una commodity”. 

Il fratello gemello Tyler aggiunge: 

“Goldman Sachs: nel 2019 $ 2,8 miliardi in Bitcoin sono stati inviati agli scambi di valuta da entità criminali.

Curiosità: Goldman Sachs ha facilitato il riciclaggio di denaro di $ 6 miliardi attraverso lo scandalo 1MDB tra il 2012 e il 2012.

Due pesi e due misure?” 

Anthony Pompliano sottolinea che al giorno d’oggi esistono addirittura obbligazioni governative che non solo non generano cash flow, ma sono di fatto un costo. 

C’è chi fa notare che la capitalizzazione di mercato di Bitcoin è due volte quella di GS, e  chi ricorda che in passato GS voleva addirittura aprire una piattaforma di trading per le criptovalute. 

C’è anche chi suggerisce che GS non incassa commissioni quando un suo cliente compra BTC. 

In effetti, è possibile che in Goldman Sachs possano avere alcune idee confuse su Bitcoin. Ad esempio, ad agosto del 2019 in una nota di un loro analista si consigliava di considerare l’acquisto di bitcoin perché si riteneva che l’obiettivo a breve termine per il prezzo di BTC fosse quello di raggiungere quota 13.971 dollari.

Allora il prezzo di BTC usciva da un vero e proprio rally, che lo aveva portato da quota 3.500 $ di inizio anno fino ad oltre 13.200 $ di fine giugno. 

Tuttavia, già a fine luglio era di nuovo sceso sotto i 10.000 $, ed ad agosto provò a riportarsi su quota 12.000 $ senza riuscirci, per poi scendere nuovamente verso quota 10.000 $ a settembre. 

Da allora non è ancora mai più riuscito a stabilizzarsi in modo solido sopra questa cifra, e non ha più nemmeno toccato gli 11.000 $.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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