I problemi di privacy dell’app Immuni
I problemi di privacy dell’app Immuni
Sicurezza

I problemi di privacy dell’app Immuni

By Marco Cavicchioli - 3 Giu 2020

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Nonostante i problemi legati alla privacy, l’app Immuni è risultata essere l’app più scaricata d’Italia nelle prime 24 ore di distribuzione, sia su App Store sia su Google Play. 

L’app infatti è già attiva in tutta Italia, ma solo da lunedì 8 giugno verrà integrata nei sistemi sanitari di Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia. 

Pertanto tutti la possono installare, in modo che possa iniziare a memorizzare i codici degli altri smartphone su cui è installata e con cui entra in contatto via bluetooth a meno di due metri e per almeno 15 minuti, ma solo a partire dalla prossima settimana gli operatori sanitari di Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia potranno iniziare a segnalare i positivi in modo che vengano inviate le notifiche a coloro con cui sono entrati in contatto. 

Il funzionamento è su base totalmente volontaria, non solo perché non è obbligatorio scaricarla ed installarla, ma anche perché non vi è l’obbligo per le persone rilevate positive al coronavirus SARS-CoV-2 di comunicare agli operatori sanitari il proprio codice generato dall’app. 

A dire il vero però sono già stati rilevati due piccoli bug. 

Alcuni utenti Apple hanno segnalato che, dopo averla installata correttamente, il tracciamento ha smesso di funzionare, mentre alcuni utenti Android lamentano un problema simile risolvibile spegnendo e riaccendendo il Bluetooth. 

Tuttavia, secondo quanto riportato da Open, ci sarebbe un altro punto critico.

Un utente infatti ha segnalato che nel codice della notifica che si riceve quando il sistema si accorge che il proprio smartphone su cui è installata l’App è stato vicino a quello di un contagiato per più di 15 minuti, viene visualizzata anche la data di quando sarebbe avvenuto l’incontro.

Questa informazione potrebbe consentire all’utente di individuare l’identità della persone che risulta essere contagiata, con evidente violazione della privacy. 

Dal punto di vista dell’utente il funzionamento dell’app si limita proprio alle eventuali notifiche che l’utente riceverebbe qualora il sistema si accorgesse che la sua app è entrata in contatto per almeno 15 minuti ed a meno di circa due metri di distanza, con un’altra app il cui codice viene associato a quello di una persona contagiata. Ma in realtà l’app, e soprattutto il sistema di raccolta dati sottostante, fa molto di più. 

Il punto è che l’app serve proprio per memorizzare i codici delle altre app con cui lo smartphone entra in contatto via bluetooth. Fintantoché questi codici rimangono memorizzati

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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