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Gli hacker di Darkside come Robin Hood fanno beneficenza
Gli hacker di Darkside come Robin Hood fanno beneficenza
Sicurezza

Gli hacker di Darkside come Robin Hood fanno beneficenza

By Eleonora Spagnolo - 20 Ott 2020

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Degli hacker misteriosi che prendono il nome di “DarkSide” sono diventati dei moderni Robin Hood, donando i proventi dei loro furti a due associazioni no-profit. 

A rivelarlo è la BBC che riporta come un gruppo di cybercriminali che si fa chiamare DarkSide ha donato 0,88 BTC (pari a circa 10.000 dollari) a due distinte associazioni, Children International e Water Project.

Interpellati dalla BBC, lo staff di Children International, che fornisce assistenza a bambini e famiglie in diversi paesi del mondo, ha fatto sapere che se la donazione proviene da un furto, non sarà accettata. Da Water Project, che si occupa di facilitare l’accesso all’acqua potabile nei paesi sub sahariani, non sono arrivati commenti.

La donazione sarebbe stata realizzata tramite una piattaforma che si chiama “The Giving Block”, che si occupa proprio di agevolare le donazioni in criptovalute ed è utilizzata da diverse associazioni tra cui Save The Children. Una volta avvenuta la donazione, lo scorso 13 ottobre, The Giving Block l’aveva annunciata via Twitter, ma poi il tweet è stato rimosso. 

DarkSide si vanta di aver estorto milioni di dollari a compagnie tramite probabilmente virus ransomware. Sembra proprio che dopo aver commesso un reato quale appunto l’estorsione, abbiano deciso di dare in beneficenza parte del loro furto per fare del mondo “un posto migliore”.

Questi novelli Robin Hood però non sembrano aver incontrato il favore delle associazioni che hanno voluto aiutare.

Darkside, da hacker a Robin Hood

Gli hacker di Darkside sembrano un gruppo relativamente recente di cybercriminali. Le prime tracce di loro si trovano ad agosto 2020 quando hanno iniziato a prendere di mira alcune specifiche compagnie bloccando i device e chiedendo riscatti compresi tra 200.000 e 2 milioni di dollari in Bitcoin. 

In una sorta di “comunicato stampa” apparso nel darkweb, quelli di DarkSide si erano definiti: 

“Un prodotto nuovo sul mercato, ma questo non vuol dire che non abbiamo esperienza. Abbiamo ricevuto milioni di dollari collaborando con altri conosciuti cryptolockers. Abbiamo creato DarkSide perché non abbiamo trovato il prodotto migliore per noi. Ora lo abbiamo”.

Nello specifico, dichiaravano che non avrebbero attaccato settori inerenti medicina, educazione, no profit e governi. 

“Noi attacchiamo solo le compagnie che possono pagare la somma richiesta. Noi non vogliamo uccidere il vostro business. Prima di ogni attacco, analizziamo attentamente la contabilità e determiniamo quanto potete pagare in base ai vostri incassi”.

Il testo continua spiegando che sono disponibili al dialogo con le malcapitate vittime prima del pagamento, garantendo di decriptare i file e persino assistenza post pagamento. In caso contrario pubblicheranno i dati sottratti e ne avvisano tutti i partner commerciali. 

Insomma, se il loro operato può sembrare “etico”e le donazioni ne fanno dei moderni Robin Hood, resta il fatto che i loro proventi sono comunque estorti pertanto c’è poco di “etico”. Resta il fatto che sono uno dei primi casi, se non l’unico, che fa beneficenza con i proventi ottenuti dai ransomware.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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