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USA, una regolamentazione severa per le stablecoin
USA, una regolamentazione severa per le stablecoin
Regolamentazione

USA, una regolamentazione severa per le stablecoin

By Eleonora Spagnolo - 3 Dic 2020

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Chi emette stablecoin negli Stati Uniti dovrà avere una licenza bancaria: è quanto prevede un progetto di legge per la regolamentazione delle stablecoin. 

L’iniziativa porta la firma di tre rappresentanti del partito democratico nel Congresso degli Stati Uniti, Rashida Tlaib, Jesús “Chuy” García e Stephen Lynch, a capo della task force sulla tecnologia finanziaria. 

L’iniziativa di legge prende il nome di Stablecoin Tethering and Bank Licensing Enforcement (STABLE) Act.

Scopo dei tre politici è quello di arginare i rischi posti dai nuovi sistemi di pagamento digitali quali le stablecoin, in particolare quelle offerte dai privati come Facebook. Il comunicato stampa ufficiale fa riferimento al progetto Libra, che oramai non esiste più ed è stato rinominato Diem

A detta dei tre le stablecoin pongono nuove sfide, anche se sono ancorate al dollaro americano. Queste sfide sono state maggiormente ingigantite anche dal Covid-19. 

Per questo c’è bisogno di una legge che dia una cornice normativa al settore.

Cosa prevede la legge per la regolamentazione delle stablecoin negli USA

Lo STABLE Act prevede punti molto semplici ma in grado di cambiare per sempre il settore. Richiederà:

  • Che chi emette stablecoin debba avere una licenza bancaria;
  • Che chi offre servizi legati alle stablecoin si sottometta alla regolamentazione bancaria;
  • Che le compagnie o le banche che emettono le loro stablecoin siano approvate alla FED e alla FDIC almeno 6 mesi prima che emettano la valuta;
  • Che ogni compagnia che emette stablecoin abbia un’assicurazione presso la FDIC o che abbia delle riserve presso la Federal Reserve per fare in modo che le stablecoin possano sempre essere convertire in dollari americani.

È evidente che questo tipo di normativa, qualora approvata irrigidirebbe di molto il settore. Se abbinata alla volontà di rendere non anonimi i wallet affinché gli exchange possano interagirvi, implicherebbe una pesante crisi del settore negli Stati Uniti.

Allo stesso modo lo STABLE Act spegnerebbe alcune delle polemiche legate proprio alle stablecoin accusate di “stampare” dollari digitali senza avere le riserve in dollari cartacei. 

I promotori la presentano come una legge per difendere i più deboli, coloro che dopo il Covid e in assenza di sostegni da parte del governo possono cadere in progetti criminali, legati alle stablecoin.

Infatti, nella mente dei firmatari della legge, iniziative come quella di Libra di Facebook non vanno nella direzione annunciata, cioè di favorire l’inclusione finanziaria, ma rappresentano al contrario un pericolo se non regolamentate. È come se la fascia più debole della popolazione diventasse “preda” dei colossi che emettono le loro criptovalute.

Spiega la deputata Rashida Tlaib:

“Essere all’avanguardia nell’impedire ai fornitori di criptovalute di ripetere i crimini contro i residenti a basso e moderato reddito di colore che le grandi banche tradizionali hanno, è – ed è stato – di fondamentale importanza. Le protezioni che lo STABLE Act renderebbe possibile sono più che mai necessarie in una pandemia che produrrà decisioni finanziarie più rischiose per necessità, perché il nostro governo federale continua a fallire non fornendo una legislazione di soccorso adeguata”. 

Secondo il deputato Jesús “Chuy” García le politiche di Trump hanno rafforzato i colossi tech e web e queste sfruttano le persone deboli come la classe operaia e le persone di colore, 

“Con prodotti che promettono inclusione ma che non fanno altro che minare il nostro sistema bancario. Ecco perché sono orgoglioso di presentare la legge STABLE Act con i rappresentanti Tlaib e Lynch per garantire che i nuovi strumenti finanziari come le stablecoin abbiano una supervisione e una protezione adeguate. Il Congresso deve garantire che le nuove tecnologie finanziarie e i nuovi strumenti di pagamento non vadano a caccia di utenti vulnerabili. Lo STABLE Act fa proprio questo: abbraccia l’innovazione e allo stesso tempo protegge i consumatori”.

È ancora più chiaro Stephen Lynch:

“La legge STABLE Act è un passo concreto verso la protezione delle finanze degli americani e la garanzia di sicurezza e solidità nelle istituzioni finanziarie”,

Questa nuova tecnologia pur avendo dei vantaggi in termini di inclusione, presenta dei rischi:

“L’adozione di nuove tecnologie ha i suoi rischi e do grande credito alla mia collega, Rashida Tlaib, per aver riconosciuto e affrontato la necessità di un’adeguata protezione dei consumatori. Nella legge STABLE Act Tlaib assicura che i nostri regolatori finanziari abbiano gli strumenti necessari per proteggere i consumatori. Non possiamo esternalizzare l’emissione di valuta americana a soggetti privati e lo STABLE Act garantisce che i nostri regolatori saranno in grado di supervisionare efficacemente l’applicazione di questa nuova tecnologia”.

In pratica, la legge protegge non solo i consumatori, ma anche il sistema finanziario esistente dalla “minaccia” delle stablecoin. 

Non resta che attendere che percorso legislativo seguirà questa iniziativa e se diventerà mai una legge approvata dal congresso.

La risposta di Tether

Non poteva certo restare a guardare Tether, la stablecoin per eccellenza. Forte della sua capitalizzazione di 19 miliardi di dollari, è sicuramente la più interessata ad una nuova regolamentazione. 

Ha commentato l’iniziativa legislativa Stuart Hoegner, General Counsel di Tether

“Stiamo leggendo la legge sulla classificazione e la regolamentazione di Stablecoin del 2020. In questo momento non abbiamo commenti sulle sue disposizioni o sulle sue prospettive di passaggio nell’attuale sessione del Congresso degli Stati Uniti. Mentre sempre più governi dibattono la politica pubblica intorno agli stablecoin, Tether sarà pronto a rispondere e a offrire il beneficio del suo successo e della sua esperienza nel settore alle parti interessate e appropriate”.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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