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Peter Schiff: gli istituzionali che comprano Bitcoin sono “complici”
Peter Schiff: gli istituzionali che comprano Bitcoin sono “complici”
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Peter Schiff: gli istituzionali che comprano Bitcoin sono “complici”

By Marco Cavicchioli - 12 Gen 2021

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Secondo il noto detrattore di Bitcoin, Peter Schiff, gli investitori istituzionali che hanno comprato BTC ora lo promuovono per cercare di convincere altri investitori ad acquistare facendone così aumentare il prezzo.

Ha espresso questo suo pensiero su Twitter, dicendo:

“Pochissimi investitori istituzionali stanno acquistando Bitcoin. Solo che quei pochi che stanno acquistando sono estremamente espliciti sulle loro posizioni. Devono convincere gli altri a comprare per aumentare il prezzo in modo che possano vendere. I media finanziari offrono loro anche un palcoscenico per parlare dei loro libri”. 

In altri termini, Schiff accusa Bitcoin di essere uno schema Ponzi, ovvero una truffa, in cui gli investitori che lo pubblicizzano sarebbero complici della truffa stessa. 

Questo ragionamento, apparentemente logico, è tuttavia figlio di un equivoco piuttosto diffuso, ovvero che sia possibile influenzare il mercato di bitcoin con la propaganda a suo favore. 

Perché il ragionamento di Peter Schiff su Bitcoin è sbagliato

Tale ragionamento invece è errato per ben tre motivi. 

Per prima cosa la propaganda che coinvolge Bitcoin non è, e non è mai stata, solamente a favore. Anzi spesso la propaganda dei detrattori è più imponente di quella dei sostenitori, ma nonostante questo il prezzo di BTC sul lungo periodo continua a crescere. 

Bitcoin non viene apprezzato grazie alla propaganda positiva, ma nonostante la propaganda negativa. 

In secondo luogo l’attività dei singoli operatori che fanno propaganda positiva è talmente limitata da non essere minimamente in grado di influenzare l’intero mercato. 

Nella storia di Bitcoin si contano sulla dita di una mano i casi di singoli soggetti in grado di invertire un trend spontaneo grazie alla propaganda. L’ultima volta che avvenne fu a metà del 2019 grazie a Facebook, ovvero al più importante ed esteso social network del mondo. 

Detto in altri termini, i singoli investitori istituzionali non sono in grado di manipolare il trend del mercato parlando bene di Bitcoin.

Il terzo motivo è che il prezzo di bitcoin non dipende solo dalla domanda, ma anche dall’offerta. Questa, a differenza di quasi qualsiasi altro asset, è di fatto totalmente ed inesorabilmente inelastica al mercato, pertanto quando la domanda sale è inevitabile che salga anche il prezzo. 

Visto che la domanda non sale affatto solo grazie alla propaganda, in teoria non ci sarebbe nemmeno bisogno di promuoverlo per far sì che il suo valore aumenti nel corso del tempo (sebbene ciò non sia affatto scontato). 

Ad esempio, fino al 2013 la propaganda a favore di Bitcoin era talmente limitata da poter essere considerata irrilevante. Da quando sbarcò sui mercati finanziari, circa a metà del 2010, fino a fine 2012 il suo valore aumentò del 22.400% in soli due anni e mezzo, praticamente in assenza di propaganda positiva. 

Pertanto è assolutamente scorretto sostenere che la domanda, e quindi il prezzo, di bitcoin sia spinta solamente dalla propaganda, a prescindere se a farla sono gli investitori istituzionali o quelli retail.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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