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Che fine hanno fatto i bitcoin di Mircea Popescu?
Che fine hanno fatto i bitcoin di Mircea Popescu?
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Che fine hanno fatto i bitcoin di Mircea Popescu?

By Marco Cavicchioli - 3 Lug 2021

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Mircea Popescu, presunto detentore di un milione di bitcoin, è morto questa settimana a soli 41 anni. 

Popescu era un noto evangelist di Bitcoin, ed aveva fondato nel 2011 l’exchange MPOe, poi divenuto MPEx nel 2012, lo stesso anno in cui listò anche future su bitcoin. 

La vita di Popescu è sempre stata controversa, soprattutto dal punto di vista professionale, con varie accuse che hanno iniziato a circolare online fin dal 2012, in particolare di sessismo, antisemitismo e fanatismo. 

Era di origine rumena, era conosciuto come “The Father of Bitcoin Toxicity”, e si autoproclamava “il più grande scrittore erotico del mondo”. Si crede che fosse uno dei maggiori singoli detentori di bitcoin al mondo.

Lui stesso affermò di detenere 1 milione di BTC, ma in molti non credono che questa affermazione sia corretta. Stime più prudenti infatti indicano in decine di migliaia i bitcoin posseduti da Popescu, pari comunque ai prezzi odierni ad un capitale ben superiore ai 300 milioni di dollari, mentre si ipotizza che durante il picco di metà aprile il valore complessivo dei suoi BTC superasse i due miliardi di dollari. 

Nel 2012 iniziò ad avere problemi con la SEC, tanto da diventare sempre di più un “massimalista tossico” di Bitcoin. Ad esempio non si fece scrupoli a definire Ripple una truffa. 

Il suo atteggiamento aggressivo e per nulla edulcorato gli è valso un certo seguito, tanto da essersi costruito un vero e proprio brand di evangelist estremista di Bitcoin. 

Sei anni fa addirittura pubblicò un post sul suo blog con una sorta di “premio” da 1 BTC per la morte dello sviluppatore Pieter Wuille. 

Il suo spirito libero può essere riassunto in questa sua frase: 

“Mi piace Bitcoin perché mi piace la libertà. Semplice”. 

Qualche giorno fa su Teletica.com è stata data la notizia della sua morte. È stato trovato annegato a Playa Hermosa de Garabito, in Costa Rica. 

Stando a quanto dichiarato da Teletica, attorno alle 8,30 del 23 giugno è entrato in mare per fare il bagno ed è stato travolto dalla corrente morendo sul colpo.  

Sulle modalità del suo decesso sono stati sollevati molti dubbi, così come per l’altra morte illustre di giugno di un controverso influencer crypto, quella di John McAfee, avvenuta praticamente lo stesso giorno. 

Allo stato attuale pare che nessuno sia a conoscenza di eventuali discendenti a cui potrebbe aver lasciato in eredità i suoi bitcoin. Infatti stanno circolando voci online secondo cui la famiglia di Popescu non avrebbe accesso ai suoi wallet. 

Ovvero, per quanto se ne sa ora i suoi bitcoin potrebbero essere di fatto andati perduti per sempre, a meno che qualcuno non riesca in qualche modo a mettere le mani sulle chiavi private dei suoi wallet. 

Pertanto, alla luce delle informazioni pubbliche attualmente disponibili su questa vicenda, risulterebbe che i BTC posseduti da Popescu siano attualmente inutilizzabili, a prescindere da quanti realmente fossero. 

Tuttavia potrebbero tornare ad essere utilizzabili se qualcuno entrasse in possesso delle chiavi private degli indirizzi su cui sono conservati. 

In teoria, dovrebbero essere gli eredi a ricevere queste chiavi private, ma per quanto se ne sa non pare che le riceveranno perchè Popescu potrebbe non averle lasciate in eredità a nessuno. 

A questo punto, qualora effettivamente gli eredi non le ricevessero, i suoi bitcoin potrebbero risultare persi per sempre, a meno che qualcuno non riesca ad entrare in possesso delle chiavi private in altro modo. 

I Bitcoin di Satoshi Nakamoto

Nessuno è mai riuscito a trovare le chiavi private degli indirizzi utilizzati da Satoshi Nakamoto per minare bitcoin tra il 2009 ed il 2011, e sui quali si presume siano conservati in totale più di un milione di bitcoin, ma non è detto che Popescu sia stato altrettanto bravo a nascondere le sue. 

L’ipotesi più probabile quindi sembra essere quella che i BTC di Popescu siano andati persi per sempre, così come quelli di Nakamoto. Questa ipotesi però non è l’unica in circolazione, e soprattutto non è definitiva perché non è possibile escludere che quelle chiavi prima o poi vengano ritrovate. 

Che fine fanno i Bitcoin dopo la morte del proprietario?

Questa notizia rimanda al problema ancora aperto dell’ereditarietà dei Bitcoin dopo la morte del proprietario del wallet. 

La soluzione in teoria sarebbe molto semplice, ovvero lasciare in eredità le chiavi private o il seed utilizzando anche un semplice testamento. 

Il problema più che altro è che a volte chi eredita private key o seed non sa neanche cosa siano i Bitcoin. Ed è anche per questo che stanno aumentando i servizi appositi per gestire l’ereditarietà crypto.

Tra l’altro, questo tipo di servizi pare abbia avuto un grande aumento di richieste durante il primo lockdown per la pandemia da Covid-19.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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