La Cina contro le stablecoin: rischiose per il sistema
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La Cina contro le stablecoin: rischiose per il sistema

By Eleonora Spagnolo - 8 Lug 2021

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La Cina ora si accanisce anche contro le stablecoin, Tether in primis.

È questo quello che avrebbe detto Fan Yifei, vice governatore della People’s Bank of China, secondo una traduzione resa nota da CNBC.

“Le cosiddette stablecoin di alcune organizzazioni commerciali, specialmente le stablecoin globali, possono portare rischi e sfide al sistema monetario internazionale, e al sistema di pagamenti e regolamenti, ecc. Siamo ancora abbastanza preoccupati per questo problema, quindi abbiamo preso alcune misure”. 

Nel mirino potrebbe esserci soprattutto Tether, la maggiore stablecoin per capitalizzazione (62 miliardi di dollari).

Sebbene il valore di Tether e delle altre stablecoin sia, per l’appunto, stabile, la Banca Centrale della Cina vede comunque queste valute come una minaccia. 

Fan ha dichiarato a tal proposito:

“Queste valute (digitali) sono diventate esse stesse strumenti di speculazione”.

Insomma, da una parte va bannato bitcoin in quanto troppo volatile, dall’altra anche le stablecoin, pur non essendo volatili sono una minaccia “alla sicurezza finanziaria e alla stabilità sociale”. 

La sola stablecoin ammessa in Cina: il digital yuan

Questo accanimento contro le criptovalute, da bitcoin alle stablecoin, arriva in un momento chiave per l’economia cinese. Sono infatti in fase avanzata i test per il rilascio del digital yuan, la versione digitale della valuta locale. Secondo l’esponente della Pboc, al momento ci sarebbero già oltre 10.000 utilizzatori, scelti su invito, che stanno testando il funzionamento della moneta.

Lo yuan digitale comunque sarebbe ben diverso dalle classiche criptovalute. Non solo riproduce fedelmente il valore dello yuan, di cui è di fatto una versione alternativa e complementare, ma è per sua natura totalmente centralizzato. A controllarlo, proprio la Pboc, la stessa che ha dichiarato guerra a bitcoin.

Non è un caso che adesso, dopo aver chiuso le attività crypto e messo al bando le mining farm, le attenzioni delle autorità cinesi si stiano spostando verso le stablecoin. Sono proprio queste valute a rappresentare una minaccia concreta per la Cina vista la loro natura non volatile e ancorata ad un valore stabile di una moneta ad uso corrente (generalmente il dollaro, ma esistono anche stablecoin legate all’euro e ad altre valute locali). 

Insomma, ci sono tutte le premesse affinché il controllo della Cina sulle attività crypto diventi ancora più stringente. 

La reazione del mercato

Proprio come lo scorso 19 maggio, quando dalla Cina, fu annunciato un nuovo ban verso i provider di servizi di criptovalute, anche la notizia di oggi scuote il mercato. Tether chiaramente resta saldamente ancorata al valore di un dollaro, con minime e fisiologiche oscillazioni di 1 centesimo. 

Al contrario, Bitcoin oggi perde il 5,6% e torna a testare i 32.500 dollari. Fa peggio Ethereum che perde oltre l’8% e si riporta a 2.180 dollari. 

Insomma, la Cina, forte del suo peso economico e sociale, è riuscita ancora una volta a direzionare il mercato crypto. 

 

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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