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Infrastructure Bill, criptovalute con il fiato sospeso
Infrastructure Bill, criptovalute con il fiato sospeso
Regolamentazione

Infrastructure Bill, criptovalute con il fiato sospeso

By Eleonora Spagnolo - 9 Ago 2021

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L’Infrastructure Bill continua il suo percorso nel Congresso USA, tenendo il settore delle criptovalute con il fiato sospeso.

Se la legge fosse approvata così com’è, tutti coloro che validano le transazioni di criptovalute, compresi i minatori, i wallet, i developer, dovrebbero praticamente fare rapporto all’IRS, l’agenzia per la riscossione delle tasse statunitense. 

Contro questa deriva che rischia di mettere a rischio l’industria, c’è un emendamento presentato da Cynthia Lummis e da altri due senatori, che chiede espressamente che tali soggetti siano esclusi dall’Infrastructure Bill.

La situazione è in uno stato di impasse, come spiega la senatrice pro-crypto del Wyoming:

Nel feed di tweet viene spiegato che la situazione al momento è di stallo. Il Senato è diviso tra chi vuole votare subito e chi chiede l’applicazione della “regola delle 30 ore”, che concederebbe un tempo extra per rivedere la legge prima del voto. 

“Il senatore Schumer vuole votare rapidamente per concentrarsi su altre leggi, e non permetterà di votare gli emendamenti se ciò non avverrà.

Quindi siamo in un’impasse. Capisco le posizioni dei miei colleghi. Ma le persone reali saranno ferite se non cambiamo il linguaggio di questa legge. Domani torneremo in sessione e lavoreremo di nuovo per convincere i nostri colleghi e il senatore Schumer che il nostro emendamento merita un voto”.

Gli influencer delle criptovalute contro l’Infrastructure bill

Mentre la situazione è in stallo, gli influencer del settore crypto stanno prendendo posizione. 

Il primo a intervenire è stato il CEO di Coinbase, Brian Armstrong, che nei giorni scorsi è tornato a twittare contro l’emendamento di Mark Warner. Questa modifica praticamente va ad impattare sulle blockchain che utilizzano l’algoritmo Proof of Stake, ma non quelle Proof of Work. In pratica, sostiene Armstrong, la legge decide chi vince e chi perde in un settore nascente. Un po’ come se per legge fosse stabilito che va bene sviluppare iOS ma non Android e dunque i developer Android improvvisamente diventerebbero fuori legge. 

Le sue considerazioni sono le seguenti: 

“Le criptovalute sono ancora nella fase iniziale. Gli innovatori in tutto il paese stanno lavorando per rendere le reti cripto migliori, abilitando nuove applicazioni come NFT, contratti intelligenti e DeFi. Queste porteranno enormi benefici agli americani e contribuiranno a garantire il nostro posto come centro finanziario.

Se gli Stati Uniti non riescono ad abbracciare l’innovazione che sta accadendo con le criptovalute, rischiano di diventare un’isola finanziaria, perdendo uno dei settori dell’economia in più rapida crescita. Immagina se ci fossimo persi internet, e le più grandi compagnie internet fossero state costruite all’estero.

Questo dibattito al Senato è iniziato perché il governo vede la crescente industria delle criptovalute come una fonte di entrate fiscali. Siamo d’accordo che tutti devono pagare le tasse. Non c’è dibattito su questo argomento. Ma distruggere alcune delle innovazioni più eccitanti nel processo è inconcepibile.

La storia non sarà gentile con qualsiasi politico che cercherà di bloccare l’accesso degli americani alle nuove tecnologie. Gli americani hanno una tolleranza molto bassa per togliere i nostri diritti e danneggiare la crescita economica”.

Con queste parole si è detto d’accordo Elon Musk, secondo cui non c’è bisogno di fare una legge affrettata. 

Anche Jack Dorsey si è scagliato contro la legge e l’emendamento Warner, aggiungendo che non ci sono motivazioni che giustificano le decisioni verso il settore crypto.

Secondo le ultime indiscrezioni, il voto finale potrebbe arrivare martedì. Sarà quello il momento in cui gli Stati Uniti decideranno se essere innovatori del settore o se lasciare che l’industria delle criptovalute cerchi altri lidi su cui prosperare. 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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