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Banksy e tutte le truffe legate al mondo degli NFT
Banksy e tutte le truffe legate al mondo degli NFT
Sicurezza

Banksy e tutte le truffe legate al mondo degli NFT

By Riccardo Mangiapane - 4 Set 2021

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Il 31 agosto, un collezionista di NFT e trader conosciuto come Pranksy è stato truffato in seguito all’acquisto di una falsa opera d’arte digitale del famoso street artist Banksy.

La truffa con l’NFT di Bansky e il danno ambientale

Il collezionista è stato ingannato da una elaborata truffa messa in atto da un hacker che è riuscito ad inserire un link, proprio sul sito web ufficiale di Banksy, promuovendo un’asta sul noto marketplace OpenSea di un NFT raffigurante un avatar pixelato con alle spalle delle fabbriche che dovrebbero simboleggiare il danno ambientale causato dal mining.

Credendo che fosse un’opera originale e essendo, come afferma lui stesso, un grande fan dell’artista, Pranksy ha superato la proposta d’acquisto più alta offrendo il 90% in più rispetto agli offerenti rivali, ossia quasi 100 ETH che corrispondono all’incirca a 380 mila dollari.

Ma, quando la sua offerta è stata immediatamente accettata, terminando i giorni dell’asta prima del previsto e rimuovendo nel sito ufficiale il link, ha realizzato di essere diventato vittima di una frode.

La conferma è arrivata quando un collaboratore di Banksy ha esplicitamente dichiarato che l’artista non ha mai creato opere d’arte in NFT e che quelle esistenti in circolazione non sono in alcun modo associabili a lui.

Gli artefici del raggiro, poche ore dopo, hanno rimborsato Pranksy restituendogli 97 Ethereum (ETH); secondo il trader anonimo, il rimborso è stato effettuato perché crede di aver individuato il possibile hacker e di averlo cominciato a seguire su Twitter.

A uscirne vittoriosa da questa vicenda è stata l’azienda OpenSea, marketplace peer-to-peer per oggetti da collezione crittografici e token non fungibili, che ha guadagnato ugualmente la transaction fee del 2,5% dall’operazione di vendita della falsa opera.

Le frodi sono ormai comuni anche nel settore degli NFT

Cyber Crime e DeFi

I crimini e le frodi contro la cosiddetta DeFi si confermano essere tra i più redditizi nel panorama del cyber crime, per questo motivo gli hacker stanno sfruttando sempre più le lacune di sicurezza in un mercato che è in rapida espansione e che a causa del decentramento ha difficoltà a monitorare e anticipare le frodi.

Negli ultimi anni, le attività criminali come il phishing e gli attacchi ransomware sono sempre più comuni e frequenti.

Su OpenSea e Rarible, due delle principali piattaforme in cui le persone possono acquistare NFT, non devi verificare di possedere qualcosa prima di metterlo sulla blockchain. Anche la verifica di te stesso su queste piattaforme non è difficile: OpenSea, ad esempio, ha rinunciato completamente alla verifica.

In alcuni casi i criminali informatici, impersonando artisti reali su piattaforme per la vendita di NFT, hanno messo in vendita opere all’insaputa degli autori in formato digitale, questo è quanto accaduto a Derek Laufman.

L’illustratore e creatore di fumetti, a seguito di una segnalazione, ha scoperto che era stato creato in maniera illecita un profilo verificato sulla piattaforma Rarible.

Immagini tokenizzate, frodi online e rugpull

Un altro artista, il serbo Milos Rajkovic, è rimasto incredulo quando ha trovato un impostore che cercava di vendere 122 delle sue opere come NFT per $ 50.000.

Ed ancora, il museo Hermitage di San Pietroburgo è in attesa di una risposta alle sue denunce relative alla vendita illegale di immagini tokenizzate dal frontman del gruppo Rammstein, Till Lindemann, e dalla piattaforma NFT Frame Art.

A maggio, il musicista aveva avuto la concessione per girare un video musicale in una delle sale del museo; così Lindemann ha raccolto alcune foto scattate all’interno e le ha successivamente rilasciate come NFT senza un permesso da parte dell’Hermitage.

Un fenomeno molto diffuso nella DeFi è il rugpull”: una manipolazione in cui un token poco conosciuto crolla all’improvviso quando la liquidità scompare, togliendo metaforicamente il “tappeto” da sotto i piedi degli investitori. I proprietari e gli sviluppatori del progetto DeFi possono così abbandonare il progetto e scappare con i soldi degli investitori che, secondo alcuni esperti, possono avere la certezza sul valore degli NFT solo quando sono inscindibili dalle opere d’arte fisiche.

La tecnologia blockchain garantisce l’autenticità delle transazioni e conserva i dati negando la possibilità di modificarli, ma non può verificare le genuinità dei dati che vengono immessi e quindi non può bloccare l’inserimento di un dato falso o, come in questi casi, di un NFT contraffatto.

 

 

Riccardo Mangiapane
Riccardo Mangiapane

Laureando magistrale in Management and Finance presso l'università LUMSA di Roma. Appassionato in fintech e crypto, segue con interesse gli avvenimenti sui mercati finanziari cooperando in team all’analisi di diversi casi studio durante il suo percorso accademico.

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