Bitcoin Valley a Rovereto: cosa ci può insegnare?
Bitcoin Valley a Rovereto: cosa ci può insegnare?
Regolamentazione

Bitcoin Valley a Rovereto: cosa ci può insegnare?

Chevron down
Ascolta qui
download

Molti sanno che in Italia, a Rovereto, in pieno Trentino-Alto Adige, esiste una piccola enclave in cui si ricorre normalmente alle criptovalute per l’acquisto di beni e servizi di uso comune. Non è una notizia di oggi: la Bitcoin Valley di Rovereto esiste da anni e pochi anni nel mondo delle criptovalute possono essere ere geologiche. Ma perché torniamo a parlarne oggi? Dov’è l’attualità?

Il caso di Rovereto

L’attualità sta nel fatto che quello che si fa a Rovereto ormai accade da anni e ancora oggi continua ad accadere, senza particolari contraccolpi o traumi: entri in un bar e paghi il caffè in Satoshi, la frazione di Bitcoin. O ti fai ristrutturare casa, e paghi sempre in Bitcoin.

Tutto questo, alla faccia della proverbiale, terrorizzante, volatilità delle criptovalute, della mancanza di norme fiscali chiare, della questione delle plusvalenze (saranno tassabili o no?), dei quadri RW, e via dicendo.

Viene emesso regolare scontrino fiscale, o regolare fattura, si presentano regolarmente le dichiarazioni dei redditi e la vita va avanti. Rovereto non è una zona franca. L’Iva, le altre imposte e, in generale, tutti gli obblighi fiscali, funzionano esattamente come nel resto d’Italia. Lo stesso vale per l’applicazione delle regole in materia di privacy o di antiriciclaggio.

Se tutto questo continua a funzionare, e bene, una ragione ci sarà. Ci saranno dei meccanismi collaudati, a prova di piccolo imprenditore, di artigiano, di retailer, che vi si affidano da anni senza problemi, senza dover essere necessariamente degli startupper esperti di informatica.

Come è nata la Bitcoin Valley di Rovereto

In effetti, questo si è reso possibile anche grazie al lavoro della società Inbitcoin, fondata da Marco Amadori, che nel tempo si è data da fare non soltanto per approntare una serie di soluzioni tecniche, ma anche per diffondere il crypto-verbo e per superare diffidenze, barriere culturali, e consentire a tante realtà imprenditoriali di fare quel salto che consente loro oggi di fare circolare ricchezza attraverso le criptovalute.

Un passaggio fondamentale che, di fatto, ha reso possibile il consolidamento di una community che usa diffusamente le criptovalute, è stato l’impiego di Lightning Network, ossia, il famoso “second layer” che si sovrappone alla rete bitcoin.

Una tecnologia che, di fatto, rende concretamente praticabile il ricorso ai Bitcoin (o meglio, alle frazioni di Bitcoin) per eseguire micropagamenti, che così diventano rapidi ed economici, con l’applicazione di commissioni pressoché impercettibili.

Ed ecco che l’espressione “pagare un caffè in Bitcoin” cessa di essere un’iperbole e diventa la descrizione di un’azione concreta, quotidiana.

Bitcoin Valley Rovereto
A Rovereto è possibile pagare un caffè con Bitcoin

Il lato fiscale

Ma questa tecnologia, come spiega Marco Amadori, potrebbe anche costituire un incentivo significativo alla crescita di economie circolari. 

Attraverso il ricorso a Lightning, infatti, è tecnicamente possibile dare corso ad articolati meccanismi di split payment che, volendo, possono consentire la remunerazione diretta di tutti i supplier di una filiera.

Ad esempio, nel momento in cui pago la pizza in Bitcoin, parte del prezzo che pago può essere dirottato contestualmente per remunerare il fornitore della farina o della salsa di pomodoro, etc.

Non solo: in astratto, se solo il sistema fiscale italiano fosse appena meno complesso della tecnologia blockchain e consentisse di stabilire con una certa chiarezza, l’incidenza dei tributi sul prezzo di acquisto della mia pizza, si potrebbe indirizzarne la quota in modo automatizzato nelle casse dell’erario.

Altro che fattura elettronica.

Ora, per essere realistici, è improbabile che, anche ammesso che il fisco italiano riesca ad intuire l’opportunità, da quel momento si arrivi in tempi ragionevoli e non troppo lunghi ad approntare un sistema normativo e tecnico che va nel senso di intercettare all’origine la componente fiscale di ogni transazione che transita su blockchain.

Ma non mettiamo freni alla provvidenza.

Tornando a come questo ecosistema è cresciuto ed ha prosperato, certamente l’impiego di Lightning Network ha avuto un ruolo cruciale e ne ha favorito in modo significativo il consolidamento. Tuttavia, è ovvio che non è questo l’unico ingrediente.

Con il supporto di professionalità adeguate, gli operatori interessati a fare crescere questo ecosistema, negli anni hanno sperimentato sistemi ed applicazioni che rendono agevole nella pratica quotidiana: parliamo di gateway e pos di pagamento, da un lato, che consentano perfezionare con facilità l’operazione di pagamento del corrispettivo in criptovaluta.

Dall’altro lato, però, parliamo anche di applicazioni e sistemi che consentono di emettere in modo altrettanto semplice documenti fiscali obbligatori come lo scontrino, la ricevuta fiscale o la fattura.

Una delle maggiori barriere culturali ed emotive per molti operatori economici, infatti, è proprio il timore di non sapersi destreggiare tra gli obblighi fiscali, quando si tratta di emettere documenti fiscali, registrare e contabilizzare gli introiti percepiti in criptovalute.

In realtà, però, ormai sono molte le piattaforme e le applicazioni disponibili nel web che consentono di gestire con facilità non solo la fase del pagamento in criptovalute, ma anche la contestuale conversione dei valori incassati in euro, e quindi l’emissione dei documenti fiscali, per il valore corrispondente.

Quella di emettere uno scontrino o una fattura a seguito di un incasso in Bitcoin, infatti, è un’operazione elementare, poiché non ha nulla di differente rispetto all’emissione di un simile documento fiscale a seguito di incasso di corrispettivi in valuta fiat.

L’unico punto cruciale consiste nella correttezza della conversione degli importi da criptovaluta a valuta fiat (in questo caso, euro), poiché è su quello che la normativa fiscale definisce valore “normale” che dovrebbe essere allineato a fini fiscali, il valore di conversione delle criptovalute ricevute in pagamento di merci o servizi.

Un problema che nella Bitcoin Valley di Rovereto viene risolto pragmaticamente con un’applicazione sviluppata dalla stessa Inbitcoin. Si tratta di bitcoinPOS, un servizio che oltre che fungere da POS e da gateway di pagamento sia in Bitcoin che in Euro, provvede ad effettuare istantaneamente le conversioni necessarie per l’emissione dei documenti fiscali e che organizza i dati in modo che poi possano essere agevolmente condivisi con il proprio commercialista.

Bitcoin non è solo speculazione

Ora, il caso Rovereto ha anticipato e collaudato in un arco di tempo significativamente esteso, quello che si va realizzando a El Salvador su ordini di grandezza notevolmente maggiori e, probabilmente, anche in altri paesi dell’America Latina: e cioè che usare criptovalute per l’acquisto di beni o servizi di uso comune, e non solo per fare trading speculativo, non è solo possibile sulla carta, ma sta accadendo concretamente, senza traumi né rivoluzioni anarcoidi.

Non a caso tra gli addetti ai lavori si sostiene che il caso El Salvador si appresti ad essere un banco di prova per le tecnologie che operano sul second layer della blockchain Bitcoin, ossia per quelle tecnologie che, attraverso delle sidechain mirano a rendere più sostenibili ed immediate le transazioni rispetto a quelle della blockchain sottostante.

Sul medio e lungo termine questo potrebbe voler dire che con il possibile moltiplicarsi di comunità come queste le criptovalute si muoverebbero per tornare alle origini tracciate nel paper di Satoshi Nakamoto: funzionerebbero sempre più come mezzo di pagamento; con il consolidarsi di una certa capacità di acquisto assumerebbero sempre più i caratteri di una riserva di valore e se ne potrebbe attenuare la volatilità. In definitiva, forse verrebbero usate sempre meno come occasione di speculazione.

Non è detto che questo piaccia a tutti, ma quello delle criptovalute è un mondo che ormai ci ha abituato alle sorprese più inattese.

Luciano Quarta - The Crypto Lawyer

Luciano Quarta, avvocato tributarista in Milano, managing partner e fondatore dello studio legale tributario QRM&P, ha all’attivo molte pubblicazioni sugli aspetti legali e tributari di legal tech, intelligenza artificiale e criptovalute. Relatore in numerosi convegni sulla materia, tiene la rubrica “Tax & the city” per il quotidiano La Verità e scrive regolarmente per la rubrica Economia e tasse della testata Panorama. È membro della Commissione Giustizia Tributaria presso l’Ordine degli Avvocati di Milano ed è il referente della sede milanese dell’associazione interdisciplinare per lo studio e le applicazioni dell’intelligenza artificiale GP4AI (Global Professionals for Artificial Intelligence).

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.