Tether vs il Financial Times: è ancora scontro
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Tether vs il Financial Times: è ancora scontro

By Eleonora Spagnolo - 20 Dic 2021

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“Giornalismo da tabloid”: così Tether etichetta l’ennesimo articolo del Financial Times che stavolta prende di mira il suo CEO, Jean-Louis (JL) van der Velde. Tra il quotidiano e la stablecoin va in scena l’ennesimo scontro.

I fatti

Nei giorni scorsi il Financial Times ha dedicato un lungo approfondimento su Jean-Louis van der Velde, CEO di Tether e Bitfinex. Nello specifico, si è parlato della sua lunga carriera che lo ha visto coinvolto nel settore IT anche in Cina.

Ma il Financial Times ha voluto sottolineare un aspetto “negativo” della sua carriera, e cioè il fatto che ai tempi della Huashun Electronics, azienda IT che gestiva in Cina, avesse maturato dei debiti per fatture non saldate. Siamo nel 2009. Il Financial Times aggiunge che Huashun Electronics era gestita da Perpetual Action Group (Asia) Inc, o PAG Asia, la quale ha una parte di Tether e vede anche il coinvolgimento di Giancarlo Devasini, CFO di Tether.

Nell’articolo si legge che dal 2009 al 2012 l’azienda avrebbe maturato diversi debiti, tra cui uno con Yang Hebing, che aveva passato delle forniture mai pagate. Quando Yang Hebing ha trascinato in tribunale la Huashun Electronics, nessuno si è mai presentato e nonostante il dovuto sia stato raddoppiato dal giudice, il creditore sostiene di non avere mai avuto il suo denaro.

Riporta il Financial Times che la Huashun Electronics nel 2013 avrebbe accumulato diverse sentenze che la condannano a pagare 500.000 Rmb (78.000 dollari circa) e anche una multa arrivata nel 2012 per comportamento illegale sui brevetti.

Ad ogni modo, il Financial Times sottolinea che la Huashun sarebbe attualmente morta e che le autorità cinesi la considerano una delle realtà che violano la legge. Questo impedisce a Van der Velde di gestire altre aziende in Cina.

Frugando negli interessi di Van der Velde, il FT riporta anche la sua passione per le arti marziali, celebrate in un apposito canale Youtube.

La replica di Tether al Financial Times

La replica di Tether non si è fatta attendere. Tether ha sottolineato che le persone del suo team sono privati cittadini e ovviamente in passato hanno gestito altre compagnie prima di trovarsi in un nuovo settore descritto come l’alba di un nuovo internet.

L’articolo, scrive Tether, dimostra quanto sia difficile fare business in Cina, e come Jean-Louis van der Velde sia riuscito in realtà a costruire ottime relazioni.

Ma questo non è un giornalismo che piace a Tether che infatti sottolinea:

“Come imprenditori che si sono avventurati in diverse imprese nel corso dei decenni, li rattrista vedere questo genere di giornalismo prendere il sopravvento al Financial Times. È dannoso per la crescita di un’industria in espansione e serve come distrazione dal problema più grande che pubblicazioni come il Financial Times stanno affrontando: come una pubblicazione tradizionale può servire meglio un pubblico che è bloccato in un’era preistorica.

Piuttosto che fare lo sforzo di imparare e capire veramente il significato della tecnologia blockchain e la rivoluzione del Web3, i reporter come quelli che hanno scritto questo articolo per il Financial Times hanno scelto di percorrere la strada del giornalismo da tabloid per sostenere i lettori della casa editrice, un tempo molto rispettata”.

L’articolo sul CEO di Tether, insomma, è giornalismo da tabloid, che fruga nella vita degli imprenditori delle criptovalute solo per cercare di aumentare il sospetto su di esse. Quello che Tether vorrebbe vedere, invece, è un giornalismo che aiuti i lettori a comprendere questo nuovo mondo.

Ma è evidente che dal Financial Times questa richiesta non sarà esaudita.

Tether Financial Times
Non è la prima volta che il FT attacca Tether

Gli attacchi del Financial Times

Non è la prima volta che il FT accende i riflettori sui membri di Tether e questo fa sorgere il sospetto che voglia per qualche motivo screditare il progetto della più grande stablecoin del mercato crypto.

Già qualche tempo fa un altro articolo aveva preso di mira Giancarlo Devasini, CFO di Tether. Ad essere contestato, il suo passato da chirurgo plastico, come se fosse illegale che un chirurgo italiano possa approdare nel settore delle criptovalute.

All’epoca, il giornale economico sottolineò che uno dei punti forti di Devasini era la preparazione di risotti. Se a ciò si abbina la passione di van der Velde per le arti marziali, ne esce fuori un bel duo.

Il CTO di Tether, Paolo Ardoino, ha voluto usare l’ironia per commentare quanto riportato il Financial Times:

“Allora… Giancarlo prepara i migliori risotti e JL guarda i video di Muay Thai. Il FT è decisamente su qualcosa. Devo pagare per quei nasi rossi”.

L’icona del pagliaccio indica chiaramente quel che Ardoino pensa dell’articolo.

C’è da scommettere che più Tether crescerà più continuerà ad attirare attenzioni su di sé. Questo potrà tradursi in altri articoli sulla più grande stablecoin del mondo, che sta duramente lavorando per essere compliant con le regolamentazioni, fornendo anche la massima trasparenza sulle sue riserve. Resta da vedere se questo alla stampa basterà.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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