Gli effetti psicologici del metaverso
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Gli effetti psicologici del metaverso

By Eleonora Spagnolo - 23 Gen 2022

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Il 2022 è da molti considerato come l’anno dei metaversi. Se dai grandi del web il metaverso è visto come un’opportunità, gli esperti invece iniziano a chiedersi quali saranno gli effetti psicologici del “vivere” una realtà virtuale. 

Perché il rischio è che in un mondo troppo bello per essere vero (e che infatti non è vero) si finisce per stare meglio che nel mondo vero. 

Dal social network al metaverso

Da quando Facebook ha annunciato il rebranding in Meta, i metaversi sono usciti dalla loro nicchia e sono diventati argomento di massa. Il punto è che se un gigante come Facebook da 2 miliardi di utenti crea un metaverso, potenzialmente un terzo degli abitanti del mondo può farne parte. Questa volta non bisogna farsi trovare impreparati come quando arrivò proprio Facebook a cambiare le vite di tutti, ormai quasi 20 anni fa. 

Facebook irruppe nella società con il suo social network che se all’improvviso aveva aumentato le possibilità di connessione e annullato le distanze, dall’altra aveva anche aumentato i casi di depressione. Perché il confronto costante con le altre persone, se anche mediato da uno schermo, può nuocere alla psiche umana. 

È un po’ quello che sta succedendo con Instagram, dove soprattutto i più giovani, sono bombardati dagli influencer, uomini e donne che con il supporto dei filtri riescono a mostrare il fisico perfetto e diventano modelli da imitare. Il problema è che quel confronto porta i più giovani a sfide estreme con se stessi e a vivere il proprio corpo con disagio.

Tutto questo rischia di essere acuito dal metaverso, dove ciascuno avrà un avatar e potenzialmente potrà crearlo con le fattezze che preferisce. Ma in un mondo virtuale dove l’utente si vede, bello, alto, biondo e con il fisico palestrato, si può stare senza perdere il contatto con la realtà? Non è un po’ come vivere un’allucinazione? È quello l’interrogativo da porsi. 

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Il metaverso è un’allucinazione?

Problemi sociali acuiti dal metaverso

Mark Zuckerberg, punto sul vivo dalla ex dipendente di Facebook Frances Haugen, ha dichiarato pubblicamente che in Facebook (ora Meta) prendono sul serio i problemi che possono sviluppare in particolare i più giovani per un uso distorto dei social media. Tanto che in risposta alle accuse ha ricordato gli sforzi fatti da Facebook anche in termini di risorse umane per combattere i disagi mentali che anche il social network può provocare. 

Nota la professoressa della Swansea University Phil Reed

“Nel migliore dei casi, un tale ambiente può servire come un “rifugio sicuro” temporaneo per coloro che hanno sintomi schizofrenici. Resta da vedere se questo rende il metaverso uno spazio sicuro per altre persone. Nel peggiore dei casi, può essere che l’immersione in questo mondo digitale aumenti la probabilità di essere divorziati dalla realtà e quindi generare sintomi deliranti o psicotici. Ancora una volta, stiamo assistendo a una situazione in cui un’azienda di tecnologia digitale propone un prodotto che ha un grande potenziale distruttivo per la salute pubblica senza essere sottoposto a un adeguato test di rischio scientifico. Non è chiaro se l’investimento di Facebook in 10.000 posti di lavoro in paesi che accettano lo sviluppo di questa tecnologia9 abbia qualcosa a che fare con questo”.

Fuga come sollievo e disconnessione dalla realtà

I social network, così come farà il Metaverso, hanno potenziato le relazioni sociali. Il punto è che danno l’illusione di aver cancellato delle distanze, ma la realtà è che l’utente è sempre solo nel suo spazio, anche se gli sembra di essere vicino a qualcun altro. Il metaverso ingigantirà questo effetto di essere in compagnia, quando invece l’essere umano è da solo.

Certo, l’esperienza nella realtà virtuale può essere una fuga piacevole da una realtà che può essere difficile, e dare una momentanea sensazione di benessere. 

Per evitare di diventare dei “drogati di metaverso”, ciascuno dovrebbe imparare a contenere la dipendenza dai device digitali. Basterebbe rendersi conto di quando l’utilizzo del device immersivo diventa troppo prolungato. E se è impossibile farne a meno, allora è il caso di ricorrere a degli esperti.  

L’opinione degli esperti sugli effetti psicologici del metaverso

Il Wall Street Journal ha raccolto il parere di alcuni docenti su tutte queste tematiche. Le loro opinioni hanno sollevato nuovi interrogativi. Ad esempio, Jeremy Bailenson, founding director del Virtual Human Interaction Lab della Stanford University, ha dichiarato: 

“C’è meno capacità di creare una versione accurata di se stessi nel metaverso rispetto alle piattaforme dei social media, e dove l’inclinazione è verso avatar più belli e idealizzati. La sfida sarà quando le persone passano molto tempo lì, e sono in un mondo in cui tutti sono perfetti, belli e ideali. Come influisce questo a valle sulla propria autostima? Nessuno conosce la risposta a questo”.

Il senso di queste parole è che i metaversi possono porre dei problemi di autostima quando le persone escono dal mondo perfetto per tornare alla vita reale.

Per Peter Etchells, professore di psicologia e scienze della comunicazione alla Bath Spa University è opportuno che Facebook e gli altri sviluppino i metaversi in modo etico e non solo lasciandosi trasportare da ciò che può portare gli utenti a restare sempre connessi. Detto questo, conclude: 

“Ma non dovremmo concentrarci solo sugli aspetti negativi, altrimenti perderemo un’enorme opportunità”.

Pensiero simile è quello di Candice Odgers, professore di scienze psicologiche presso l’Università della California, che chiede attenzione in particolare per i più piccoli. 

Questione di equilibrio

È in definitiva tutta una questione di equilibrio. Bisognerà saperci stare nel metaverso, distinguerlo dalla vita reale, capire che non sostituisce quei comportamenti salutari quali fare attività fisica e dormire a sufficienza per esempio. Così come non può sostituirsi alla socialità, sebbene il metaverso sia altamente sociale. 

Quando il metaverso sarà realtà, dovremmo letteralmente imparare a starci. Se ciò avverrà, allora il metaverso sarà un’opportunità e non solo un rischio.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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