La guerra Russia-Ucraina e i suoi impatti sul settore tech
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La guerra Russia-Ucraina e i suoi impatti sul settore tech

By Vincenzo Cacioppoli - 9 Mar 2022

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Il giornale specializzato in tech “The Information” ha realizzato un’inchiesta nei giorni scorsi per misurare gli effetti della guerra sui lavoratori del settore tech in Russia ed in Ucraina. 

Ha intervistato 16 persone per avere testimonianze dirette su quelle che sono le sensazioni e le paure di chi è direttamente coinvolto nel conflitto. 

Guerra Russia-Ucraina, cosa succede al settore tech

La guerra sta avendo chiaramente un grande impatto anche sul settore tecnologico, sia per l’importanza che il settore ha in Ucraina, dove rappresenta quasi il 4% del Pil totale e dove come vicepresidente e ministro dell’innovazione c’è  Mykhailo Fedorov, 32enne che non solo ha convinto in poche ore Elon Musk a mettere a disposizione del suo Paese il servizio Starlink, per favorire l’accesso alla Rete attraverso una costellazione di oltre 1.800 satelliti. Ma secondo alcuni sarebbero stati proprio i suoi appelli a convincere i colossi del tech a ritirare le loro attività dalla Russia.

Solo un anno fa, Fedorov  aveva 98 follower su Twitter.  Oggi ne ha oltre 200.000 e il numero sta crescendo di giorno in giorno. Attraverso i suoi tweet, il vicepresidente ucraino sta cercando di spostare il conflitto militare in Ucraina in un conflitto del settore tech mondiale contro la Russia 

“Mentre crei Metaverse, la Russia rovina la vita reale in Ucraina!”, 

Questo ha twittato nei  giorni scorsi a Mark Zuckerberg, chiedendo il divieto di Facebook e Instagram in Russia.  

Sempre su Twitter due giorni fa ha postato  una missiva che ha indirizzato direttamente al Ceo di Microsoft, Satya Nadella, per indurlo ad interrompere le attività del colosso del software  in Russia.

Ucraina Russia guerra
L’Ucraina ospita 150.000 ingegneri informatici.

I lavoratori tech in guerra

Più di qualsiasi altro settore forse  la tecnologia ha una forza lavoro globale.  Secondo un rapporto del 2018, il 71% dei lavoratori tecnologici nella Silicon Valley sarebbero nati all’estero.  Non è un caso se le aziende tech sono da sempre in prima linea per chiedere leggi sull’immigrazsione meno restrittive per permettere appunto l’arrivo di lavoratori specializzati dall’estero.

È abbastanza chiaro quindi comprendere come l’invasione russa  in Ucraina stia avendo un forte impatto, non solo economico,  su chi lavora in questo settore, come ha dimostrato l’inchiesta del giornale online “The Information”. 

Molte aziende, non solo Space X di Elon Musk, negli anni scorsi avevano esternalizzato molte attività nel paese ucraino, che ha manodopera specializzata a basso costo e che offriva condizioni vantaggiose per le aziende che spostavano le loro attività in loco. Nel paese ci sarebbero oltre 150.000 ingegneri informatici.

Fattore non secondario poi è che l’Ucraina pur non avendo una grande industria tecnologica sul suo territorio,  avrebbe un ruolo assai significativo nella produzione di semiconduttori, la cui carenza ha già messo in crisi da mesi molti settori produttivi.

Il paese  produce metà del gas neon del mondo, che serve appunto nella produzione di microchip.  Il conflitto minaccia quindi di aumentare grandemente la carenza globale di chip. 

 

Vincenzo Cacioppoli

Vincenzo è genovese di nascita ma milanese di adozione. E' laureato in scienze politiche. E' un giornalista, blogger, scrittore, esperto di marketing e digital advertising. Dopo una lunga esperienza nel marketing tradizionale, comincia attività con il web e il digital advertising nel 2011 fondando una società Le enfants. Da sempre appassionato di web e innovazione, nel 2018 approfondisce le tematiche legate alla blockchain e alle criptovalute. Trader indipendente in criptovalute dal marzo 2018, collabora con aziende del settore come content marketing specialist. Nel suo blog. mediateccando.blogspot.com, da tempo si occupa soprattutto di blockchain, che considera come la più grande innovazione tecnologia dopo Internet. A novembre è prevista l'uscita del suo primo libro sulla blockchain e il fintech.

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