Oro, materie prime e Bitcoin tra panico sostenibilità
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Oro, materie prime e Bitcoin tra panico sostenibilità

By George Michael Belardinelli - 21 Mar 2022

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Due anni di pandemia non hanno affondato del tutto l’economia mondiale ma di certo non hanno giovato. Dall’inverno 2019 ad oggi il mondo sembra essere incappato in quella che in gergo potremmo chiamare “Tempesta perfetta”. In questo contesto oro, materie prime e Bitcoin si sono mossi tra momenti di panico e di sostenibilità

Recap

Al Covid infatti possiamo affiancare una serie di problemi che man mano si sono aggiunti. 

Inflazione, crisi energetica e delle materie prime e dal 24 febbraio 2022 purtroppo una grande guerra in Europa tra la Russia di Vladimir Putin e l’Ucraina di Volodymyr Zelensky. 

Ovviamente con questo clima le borse non hanno fatto salti di gioia, in primis quella russa, chiusa da giorni ma che riaprirà lunedì. 

Anche l’aumento del costo delle materie prime e la crisi energetica dovuta a un mix di fattori (inflazione, guerra, difficoltà di approvvigionamenti, richiesta crescente, tradizione green ecc) hanno messo in ginocchio l’occidente specialmente l’Europa che si ritrova in casa una guerra con il maggior fornitore di gas (40/50%) e il secondo di greggio (30%). 

La situazione non è delle più rosee e forse non era prevedibile, almeno per quanto riguarda Pandemia e Guerra ma ci sono delle cose che possiamo fare per contrastare il trend negativo. 

Crolla tutto ma l’oro no

Le conseguenze di questa “Tempesta perfetta” si ripercuotono un po’ in ogni latitudine con rare eccezioni (sud Africa, alcuni paesi dell’America latina e alcuni paesi dell’Asia). 

Le borse di tutto il mondo perdono terreno e vivono un periodo di grande volatilità ma ci sono dei porti sicuri ai quali “attraccare”. 

Le big tech, le quotazioni di aziende del settore militare ed intelligence o alcuni titoli speciali come ad esempio il bns che è la quotazione presso la borsa di Zurigo della propria Banca Centrale possono dare chance concrete ed essere utili a diversificare. 

Un altra ancora di salvezza è ovviamente l’acquisto di beni rifugio come ad esempio i metalli preziosi (oro, argento, palladio ecc) e in parte il Bitcoin ma con delle dovute precisazioni che vedremo. 

Per quanto riguarda l’oro, da sempre considerato il bene rifugio per eccellenza non ha disatteso le aspettative nemmeno questa volta toccando il suo massimo in due occasioni dall’inizio dell’invasione/operazione speciale russa. 

Il metallo giallo è destinato a crescere sia nel medio che nel lungo periodo a detta della totalità degli investitori questo sia per le sue caratteristiche naturali (bene limitato, prezioso, resistente al tempo ecc) che al contesto geopolitico. 

Il mondo va verso anni di forti cambiamenti anche geopolitici e di certo la crisi in Ucraina non si risolverà a breve e prima o poi a questa empasse si uniranno le tensioni tra Cina e Stati Uniti d’America su Taiwan che è il maggior produttore al mondo di microchip. 

Ma quanto oro tenere nel proprio portafoglio? A questa domanda gli analisti tendono a rispondere “dipende”. 

Bitcoin panico
Covid, crisi e guerra stanno cambiando le abitudini degli investitori

La percentuale delle azioni che compongono il proprio portafoglio è fondamentale per determinare in che misura detenere oro (fisico e non). 

In una percentuale del 30% di azioni è ad esempio auspicabile un 10% circa di investimento in Oro e altrettanto in valute premium come ad esempio il Franco Svizzero (non il dollaro o l’euro che in questo periodo storico sono troppo coinvolti e soggetti a rischi). 

Nel periodo della guerra fredda (una situazione per certi versi simile a quella odierna) ad esempio era molto in voga ed efficace dividere il portafoglio in macro gruppi. 

Mix di azionario di paesi emergenti e americano, materie prime, oro, valute ecc così da calmierare eventuali scossoni e contenere le perdite. 

L’Oro tuttavia non è il solo metallo al quale bussare la porta, infatti possiamo rivolgerci ad alcuni suoi parenti come l’Argento e il Palladio, entrambi protagonisti in positivo di questi due anni e che non accennano a fermare la propria corsa. 

Il Palladio in particolare merita una nota a parte poiché per il 50% del fabbisogno mondiale viene estratto in Russia che ovviamente è il paese con la più grande riserva al mondo (e la seconda al mondo di Oro). 

Bitcoin invece è un capitolo a parte e vedremo le cause. 

Bitcoin: il ruolo da bene rifugio in momenti di panico

La criptovaluta per eccellenza spesso viene associata ai beni rifugio e all’oro in particolare (con le dovute distinzioni) anche a causa di caratteristiche a questo affini. 

BTC è per sua natura progettato per essere un bene finito che ha dei limiti alla crescita così come il metallo di cui sopra che è un bene limitato; questa caratteristica li rende preziosi in senso lato e di conseguenza agli occhi degli investitori. 

La moneta virtuale tuttavia, a differenza del metallo prezioso, dallo scoppio della guerra ad oggi ha perso il 10% circa e soffre di una grande volatilità che gli impedisce di assurgere a ruolo di “porto sicuro”. 

Questa sua volatilità nel breve periodo però fa da contrasto con la sua affidabilità nel lungo e qui mi sento di scindere le due cose. 

Se nel breve periodo può perdere e soffrire maggiormente del contesto globale, nel lungo può essere considerato un vero e proprio asset strategico. Averlo in portafoglio nella giusta quantità aiuta al contenimento di perdite nei periodi critici ed è un ottimo investimento proprio per il suo livello di consacrazione nei mercati e il suo essere limitato nella quantità.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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