Terra: blockchain chiusa, LUNA a zero
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Terra: blockchain chiusa, LUNA a zero

By Marco Cavicchioli - 13 Mag 2022

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Ieri gli sviluppatori di Terra hanno annunciato ufficialmente la chiusura temporanea della loro blockchain. 

Le falle nella blockchain di Terra

Che il progetto non fosse realmente decentralizzato in realtà lo si sapeva già, quindi non deve stupire più di tanto che un piccolo gruppo di developer abbia potuto prendere in completa autonomia una decisione simile

Ora come ora non è più possibile effettuare transazioni né in LUNA, né in UST, né in qualsiasi altro token sulla blockchain di Terra da un wallet all’altro. 

Inoltre, molti exchange stanno anche bloccando il trading di LUNA. 

terra blockchain chiusa
Viene chiusa momentaneamente la blockchain Terra dopo il crollo totale di LUNA e la perdita del peg di UST

Gli exchange bloccano Luna

Binance oggi ha deciso di bloccare il trading su Luna, e presto molto probabilmente seguiranno altri exchange come anche l’italiano Young Platform.

Nel frattempo però molte sono le aziende come Gemini dei gemelli Winklevoss a ripararsi dalle accuse secondo le quali sarebbero coinvolte nel collasso della crypto.

Stando ai dati riportati su CoinGecko il valore di mercato attuale di LUNA è praticamente zero, visto che risulta aver perso praticamente il 100% del suo valore nelle ultime 24 ore. 

La capitalizzazione di mercato complessiva di LUNA è scesa a poco più di sei milioni di dollari, a fronte di un circolante di oltre 6.500 miliardi di token. Basti pensare che fino ad una settimana fa capitalizzava quasi 30 miliardi. 

Si tratta in assoluto del più colossale fallimento che ci sia mai stato sui mercati crypto, perchè non era mai accaduto prima che si volatilizzassero in pochi giorni più di $29,9 miliardi su un’unica criptovaluta. 

Il blocco della blockchain comunque in teoria dovrebbe essere solamente temporaneo, ma non è chiaro quando, e soprattutto se, verrà riattivata. Inoltre visto tutto ciò che è accaduto e dato che non si tratta di una blockchain realmente decentralizzata, è estremamente difficile che i mercati possano dare nuovamente fiducia al team che la sta gestendo in questo modo. 

Il problema principale è ancora e sempre l’aggancio dell’ex stablecoin di Terra, UST, al valore del dollaro USA. 

UST perde completamente il suo peg con il dollaro

In questo momento UST vale meno di 0,2$, e proprio oggi ha toccato il suo nuovo prezzo minimo storico a quota 0,04$. Tuttavia capitalizza ancora circa 1,7 miliardi di dollari grazie ad un circolante di 11 miliardi di token. 

In questo momento, data ormai LUNA per spacciata, il team che gestisce il progetto Terra si sta concentrando sul tentativo di riportare UST ad 1$. Per ora non solo tutti gli sforzi sono risultati vani, ma la situazione ha continuato inesorabilmente a peggiorare giorno dopo giorno.

UST è sempre stata il cardine dei progetti DeFi di Terra, quindi una volta implosa UST è imploso l’intero ecosistema Terra. A farne maggiormente le spese è stata la criptovaluta nativa LUNA che, come tutte le criptovalute native, non ha un valore agganciato ad un sottostante. 

A dire il vero in questo momento sembra alquanto improbabile che i dev di Terra possano realmente riuscire a trovare una soluzione finanziaria al problema della perdita dell’aggancio al valore del dollaro per UST. Se, come molti temono, non dovessero farcela in tempi relativamente brevi, è possibile che possano finire per desistere. In quel caso il progetto Terra potrebbe dirsi definitivamente morto. 

Tuttavia dalle sue ceneri potrebbe anche rinascere qualcos’altro, tanto che il principale protocollo DeFi dell’ecosistema Terra, Anchor, ha un token di governance che non ha ancora perso tutto il suo valore, anche se è a -98,5% dai massimi di marzo dell’anno scorso. Inoltre capitalizza ancora quasi 43 milioni di dollari, ovvero sette volte LUNA. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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