I dati sull’economia USA smentiscono la recessione
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I dati sull’economia USA smentiscono la recessione

By George Michael Belardinelli - 20 Lug 2022

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Nuovi dati sembrano smentire la recessione in USA che tutti gli analisti danno quasi per certa, ma ci sono delle specifiche da fare.

Bernstein: la recessione in USA è lontana

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I dati sull’occupazione sembrano smentire un imminente recessione

Jared Bernstein, in un’intervista con la stampa è tornato a parlare di numeri e di come questi siano legati al futuro del Paese. 

Il consigliere economico Bernstein durante il briefing ha dichiarato ai microfoni:

“La crescita dell’occupazione e altri indicatori economici sono incompatibili con la recessione”. 

L’economia americana gode di uno stato di salute troppo buono per essere o per entrare in recessione di qui a breve, questo quanto si evince dalle parole del funzionario. 

L’occupazione non può essere così marcata e godere di così ottima salute in periodi come questi, così come gli americani non possono spendere così tanto in beni e servizi non primari se andassimo realmente a sbattere contro il muro di una recessione. 

Se ci fosse questo pericolo la popolazione orienterebbe i propri acquisti verso beni di prima necessità e sarebbe più oculata nelle scelte. 

Altro dato che stride è proprio quello sull’occupazione. Nonostante sia leggermente in calo, il dato è ottimo: tutto lascia intendere tranne che alle porte ci siano crisi o problemi di alcun genere. 

Questo quadro getta acqua sul sentimento. o meglio la paura degli analisti circa un imminente recessione, ma per esserne certi bisognerà attendere il dato sul GDP del 28 di questo mese che confermerà o meno il trend negativo del PIL nel secondo semestre. Se così fosse, gli USA entrerebbero nella cosiddetta recessione tecnica.

Qualora si entrasse in recessione tecnica (ciò avviene volendo sintetizzare drasticamente quando per due semestri consecutivi il GDP è negativo) ci sarebbero dei distinguo da fare. 

Cosa potrebbe portare gli Stati Uniti ad una recessione tecnica

Sicuramente il dato occupazionale e quello su come la popolazione orienta le scelte nella spesa di tutti i giorni, sono una anomalia. 

Quanto al tema crisi energetica, gli USA vanno avanti con la mano forte, da un lato spingendo molto sulle sanzioni alla Russia che si traducono in un isolamento di Mosca e nella ricerca di materie prime da altri Paesi (come ad esempio quelli arabi), dall’altro con l’aumento dello stoccaggio e della autoproduzione di quanto necessario. 

La portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, parlando con i giornalisti ha rilasciato altre dichiarazioni interessanti che toccano proprio questo argomento. 

Sul petrolio e sul comportamento del presidente Joe Biden nei confronti dell’Arabia Saudita, l’opinione pubblica si interroga da giorni. 

I giornalisti hanno così incalzato al riguardo la portavoce, che ha dichiarato:

“Il successo dei colloqui che il presidente Biden ha avuto in Arabia Saudita in termine di calo del prezzo della benzina negli Stati Uniti si potrà misurare nelle prossime due settimane. Crediamo che ci sarà un aumento della produzione ma sta ai Paesi dell’OPEC e lo vedremo nelle prossime due settimane.”. 

Jared Bernstein sullo stesso tema ha tranquillizzato gli investitori e il popolo americano toccando invece il tema del price cap. 

I paesi del G7 e i loro partner si stanno muovendo per un accordo che consenta al prezzo del petrolio di avere le normali oscillazioni di sempre in termini di prezzo senza, però, che questo superi un certo limite (price cap). 

“Le discussioni sul price cap al petrolio della Russia continuano. Ci sono conversazioni con alleati e partner del G7 sull’imposizione di un price cap e queste conversazioni vanno avanti”.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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